La Storia di Instagram – Gli 8 falsi miti sulle start-up secondo il suo fondatore

Kevin Systrom, il fondatore di Instagram, l’App per condividere foto venduta in questi giorni a facebook per un miliardo di dollari, ripercorre per gli studenti di Stanford (l’università dove lui e il suo confonder Mike Krieger hanno studiato) la storia di Instagram in un bel video che ci racconta anche molto sulle Start Up e sulle dinamiche del web.

Ecco gli 8 falsi miti delle Start Up, secondo il fondatore di Instagram, tradotti e sintetizzati per voi:

1) Non si impara a fare gli imprenditori dai blog o dai libri. L’esperienza diretta ci insegna molto più di qualunque altra cosa. Un giorno sul campo vale 1 anno sui libri, e non si sarà comunque mai abbastanza pronti.

2) Non serve essere “informatici” per lanciare una Start Up. La maggior parte dei fondatori di StartUp di successo non ha studiato Computer Science. Incluso Kevin. In caso sceglietevi un cofounder geek :)

3) La cosa difficile non è trovare le soluzioni, ma il problema. La vera sfida è capire quali sono i problemi che gli utenti hanno e che nessuno ha mai risolto. Trovati quelli il resto è più facile.

4) Tieni il progetto segreto il meno a lungo possibile, anzi: parlane subito! Testare, fallire e sperimentare subito costa meno ed è l’unico modo per progredire.

5) Non cercate finanziamenti troppo alti o “bidding war”. La Start Up va fatta per gli utenti, non per gli acquirenti. Senza utenti non vi compreranno mai.

6) Una Start Up non significa solo sviluppare un prodotto, ma un sacco di altre cose. Tra assunzioni, tasse, finanziamenti, team building, sarete fortunati se il tempo dedicato allo sviluppo del prodotto arriverà al 50% del tempo dedicato.

7) La tua prima idea non sarà quella buona! Quasi tutte le Start Up, inclusa Instagram che all’inizio doveva fare check in e si chiamava Burbn, nascono per approssimazione e continue, successive discussioni e ottimizzazioni.

8) Le Start Up non nascono di notte. Il tempo medio di successo sono 5 anni e la strada è lunga e faticosa, sembra facile solo guardando all’indietro.

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19 pensieri su “La Storia di Instagram – Gli 8 falsi miti sulle start-up secondo il suo fondatore

  1. Agos (@aragost)

    Leggete meglio i curriculum a cui linkate: Mike è un informatico secondo ogni definizione del termine. E senza technical co-founder non si va da nessuna parte!

  2. Luigi

    Post ambiguo. Non si capisce se questi 8 bullet sono i luoghi comuni di cui si menziona nel titolo e quindi la verità di Kevin sia esattamente l’opposto di quanto riportato.

  3. jacvk

    Ciao Marco. ha in parte ragione Luigi, io l’ho capito, però se il titolo dice gli 8 falsi miti…gli 8 punti devono essere falsi miti…non negazione di falsi miti. Poi intendiamoci si capice è solo una questione di negazione e doppia negazione….semplice grammatica.Ma la logica si capisce.

  4. darkcg

    10) Non serve una grande idea, ma solo una gran botta di c_l0.
    Prendete Instagram, un’applicazione che fa foto, applica due filtri e le pubblica su uno spazio web. Forse un concetto applicato già nei primi anni del web 1. Mettila per primo su un telefono primitivo come iPhone e fatti il nome.

    Oggi Instagram, che ripeto fa solo quello che ho detto, vale 1 miliardo di dollari.

  5. Leo

    Instagram non vale 1 miliardo di dollari, la sua stima massima era di 500 milioni di dollari. Se Facebook ne ha pagato il doppio vuol dire due cose: la prima, che Facebook non ha comprato solo un’azienda o start-up, ma ha chiuso definitivamente un mercato (quello non irrilevante del photo sharing, la prima attività social degli utenti nel mondo) diventandone di fatto monopolista tra Facebook (soluzione desktop) e Instangram (soluzione mobile); la seconda è che Instangram, con 30 milioni di utenti a Marzo e un tasso di 1 milione di nuovi utenti al giorno, non puoi considerarla una botta di cu.., troppo facile definirla così e poi, come vuole il saggio, le cose più semplici sono le più difficili da realizzare. E, aggiungo io, valgono miliardi.

  6. Soulcheck

    @Leo
    Sono d’accordo. Fa poche cose, ma le fa dannatamente bene. La differenza è tutta lì.
    Non è un caso, infatti, se la maggior parte degli utenti di Instagram, almeno quelli più “professional” con migliaia di followers, stiano portando avanti, proprio in queste ore, una campagna di dissenso nei confronti dell’acquisizione il cui succo è essenzialmente questo: “We love Instagram because it isn’t Facebook. Do not force us to go somewhere else. Thank you”. Ed è difficile dargli torto.

  7. darkcg

    Leo, la botta c’è. 30 milioni di utenti per un’app che carica foto con due filtri in croce. Ma siamo seri dai, che c’è di meglio da sempre.

  8. Pingback: Analisi comparata (convinzioni diverse, risultati diversi) « Storie di coaching

  9. Pingback: Instagram: storia di una startup nel web 2.0 « La penultima verità

  10. Dario

    Per Luigi e Jackv, ecco gli 8 falsi miti:

    – Si impara a fare gli imprenditori all’università e seguendo Twitter
    – Per avviare una start up bisogna essere ingegneri informatici
    – Bisogna trovare soluzioni (a problemi noti)
    – Tieni il tuo progetto segreto, te lo ruberanno
    – Progetta l’azienda guardando ai futuri azionisti/finanziatori
    – Se trovi un buon prodotto hai già la tua start up
    – La prima idea è sempre la migliore
    – L’ispirazione arriva istantaneamente, quando meno te l’aspetti

    Almeno io le ho capite così :)

  11. gianni

    Scusate punto 2:”Non serve essere “informatici” per lanciare una Start Up.”
    Loro cosa sono?

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