Archivio per il 'Technology'Categoria

Ecco perché non andrò a vedere Avatar (Boycott)

09-01-2010

GLORIOUS. EXTRAORDINARY. BEAUTIFUL. MA, SOPRATTUTTO, UNAVAILABLE.

Ho deciso di boicottare Avatar. Niente da dire sul film (anche perché non avendolo visto, come potrei?). Molto da ridire invece sulla logica distributiva di questo e di molti altri film, meglio dire di praticamente tutti i film e serial. Ho due grossi problemi, uno condiviso da moltissime persone e uno da una nicchia significativa di gente: io un film lo voglio vedere appena mi viene voglia, all’ora che mi va. E lo voglio vedere in inglese. Non mi sembra di chiedere troppo nel 2010.

Sono almeno tre giorni che molti dei miei amici parlano di Avatar su Internet. Il livello di passaparola su questo film è altissimo, ma sta generando un effetto collaterale: la frustrazione di chi ne sente parlare e non può vederlo. Qualcuno dei miei amici lo ha visto a un evento privato in preview, altri lo avranno scaricato illegalmente (cosa che non faccio e non voglio fare e che vi invito a non fare), altri scrivono dagli Stati Uniti o in paesi dove il film è nelle sale da giorni. Sarò io, ma trovo ridicolo il fatto che nel 2010 a Milano si possa leggere di gente che lo vede a Londra e NY, ma non lo si possa vedere. Trovo assurda una distribuzione che è legata a dinamiche dello scorso millennio. Trovo incomprensibile, visto che il film è uscito, il non poterlo vedere questo week-end, che ho la voglia e il tempo di farlo.

La tecnologia a nostra disposizione ci consentirebbe, da subito, di poter distribuire i film a livello planetario in simultanea. Oggi potrei leggere sul blog di un amico una recensione e decidere di guardarlo (legalmente) cliccando un link sul suo blog e pagando il film (e magari riconoscendo a chi porta uno spettatore un micropagamento). Non sarebbe meglio per tutti: spettatori e industria cinematografica? Perché ciò non accade? Non trovo una risposta, se non l’inerzia e miopia dei legislatori (che mantengono barriere giuridiche che nel mondo reale sono saltate da un pezzo) e dei produttori (che combattono una tecnologia che consentirebbe di far crescere il loro mercato).

E visto che la tecnologia oggi lo renderebbe possibile, perché  non posso vedere Avatar in Inglese, almeno finché non esce in DVD e non è nemmeno detto per allora? Sarei disposto a pagare 1/2€ in più per vederlo in inglese, ma mi fa uscir dai gangheri non poterlo fare per l’inerzia e la miopia di cui sopra. Vi sembra un capriccio personale? Può darsi. Ma pensate all’Olanda e ai paesi scandinavi, dove i film sono sempre in lingua originale  e coi sottotitoli e pensate come parlano Inglese rispetto a noi in quei paesi. Probabilmente oggi saremmo un paese migliore, più aperto e moderno se avessimo avuto accesso ai film in lingua originale.

Allora, non me ne vogliano James Cameron, la FOX e gli autori di quello che deve essere un bellissimo film, ma io questo giro salto. Non lo guardo, né lo guarderò quando uscirà al cinema, o in DVD o in TV. Boicotto Avatar, per colpa di tutti i film non distribuiti digitalmente, per colpa di tutti i film e serie TV non distribuiti (anche) in lingua originale. Boicotto Avatar in nome del mio diritto come consumatore di poter fruire di un contenuto dove, quando e nel modo che mi pare.

Voi che ne pensate?

BlogNation e la blogosfera dal soffitto di cristallo. (Screenshot)

08-01-2010

Visto che se ne parla proprio in questi giorni, prendo a prestito il delizioso post di Galatea per pubblicare in anteprima due screenshot di BlogNation, un progetto voluto e in fase di realizzazione (lo stanno realizzando tra gli altri Telecom Italia e Gianluca Neri e a cui stiamo collaborando). Il progetto è ancora in fase Alpha ed è in fase di testing da parte di una trentina di blogger, si aprirà presto. Non so se BlogNation sia la risposta al post di Galatea o sia il sogno inconfessabile e inconfessato, se sia George Clooney che si innamora di Galatea. Probabilmente no. So, però, che i sentimenti, le attese, le pulsioni e il potenziale che sono annidati tra le righe del post di Galatea sono il motivo per cui questo progetto è stato voluto: dare un voce ai blogger italiani, non “farli finire su un giornale“, ma dare loro una propria voce, un proprio spazio, una propria casa, e ciò che ne consegue, come sottolinea Galatea. Io mi fermo qui, non tocca a me, ma a voi dire se BlogNation è adatto a raggiungere questi obiettivi, e non dipende solo da chi lo sta realizzando, secondo me. Come tutte le piattaforme, gran parte del lavoro lo fa chi ci sta sopra :) Ecco gli screenshot, comunque. Tutte le altre informazioni sono sicuro seguiranno a brevissimo in rete.

Lonely Planet iPhone Edition (Review after use of the Marrakesh guide )

05-01-2010
From Lonely Planet iPhone edition (Marrakesh)

My italian friends will forgive this post in english. I bought, downloaded and used for a week the Marrakesh Lonely Planet Guide for iPhone (on iTunes here). The experience has been positive, although many points are a critical factor to evaluate carefully before deciding whether it’s worth the 12,99€. Also what it’s NOT there has a key role for me, see below in the “LACKS” section. If you want to have yourself a hands-on experience before spending the 12,99€ try and by the San Francisco edition in promotion for just 0,99€: you will have an idea of what to expect. I try to sum up quickly the up & downsides. Leggi il seguito di questo post »

La fine del confine tra 2D e 3D?

15-12-2009

Architettura olografica: guardate il video qui sotto!

Working Cubitale: 3 (eventi) in 1 (post)

15-12-2009

Scusate ma c’ho poco tempo e non riesco a fare un post per la presentazione di Cubovision (oggi a Milano), uno per Working Capital (domani a Milano) e uno per Capitale Digitale (dopodomani a Roma), ne faccio uno unico su Working Cubitale, come fosse un macroevento di tre giorni su due città, tanto sono sempre eventi voluti da Telecom Italia e un fil rouge c’è: la digitalizzazione del paese.

Un post in tre o tre post in uno concludo in fretta con un pensiero per ognuno dei tre eventi.

Cubovision. Un Bernabé coraggioso sfida (citandoli) la maledizione dei cubi e delle TV con uno scatolotto elegante e “open” che avrà un App store (!) e da cui comprare i film addebitandoli in bolletta (!!) Ecco il sito di Cubovision.

Working Capital Milano. Domani in Bocconi l’ultima tappa del roadshow del programam di Venture Capital di Telecom Italia che finanzia le start up del web 2.0 italiano. Non so se riuscirò a passare, ma se ci andate ci potete incontrare la Milano che innova, almeno sul web. Ecco il link per registrarsi.

Capitale Digitale. Straordinario e interessantissimo il tema e la location: dentro la Camera dei Deputati si parla di coopyright e futuro del diritto d’autore alla presenza di Joi Ito, CEO di Creative Commons.

Iscriviti a Capitale Digitale

Vai al sito di Creative Commons

(Disclaimer, a tutti e tre gli eventi sarò presente per lavoro.)


I Digital Natives: ci interessano perché sono giovani o perché sono bravi?

19-11-2009

Si parla molto in queste settimane di Nativi Digitali*, è un termine curioso perché se ne parli con un ragazzo tra i 15 e i 20 anni (cioè uno che con le tecnologie digitali ci è nato) ovviamente non ci si riconosce! Per un ventenne è la normalità, il mondo è fatto così, è digitale. Sono gli analogici o i Digital Immigrants (quelli nati col VHS per capirci…) che devono definire una categoria che presto, per dirla con Nicola Greco, sarà la norma: “saremo tutti Digital Natives tra pochissimo“. È un fatto anagrafico.

È normale che in un periodo di transizione la new breed incuriosica e attragga. Considerando poi che più sei digital più sei social e tendi a essere visibile, interconnesso si capisce come i Digital Natives (o meglio coloro che vengono definiti tali) siano sempre più al centro del dibattito. (Riccardo Luna ci dedica il prossimo Numero di WIRED).

Ieri a Roma, durante il terzo incontro del ciclo Capitale Digitale, si è svolto un interessante confronto tra:

Nicola Greco, 16 anni (scheda) / Salvatore Aranzulla, 19 anni (scheda) / Marco De Rossi 19 anni (scheda) / Jessica Brando, 14 anni (scheda) / Valerio Masotti 22 anni (scheda) / Andrea Lo Pumo 22 anni (scheda) / Daniel Brusilovsky 16 anni (scheda)

Ascoltarli sotto la statua di Marco Aurelio è stata sicuramente una ventata di freschezza in un paese governato da ultrasettantenni resistenti all’innovazione. La domanda che mi gira in testa da alcune settimane però è sempre la stessa.

Li ascoltiamo con interesse perché hanno 15 anni o per le cose che dicono? Ci colpiscono perché dicono le stesse cose che diciamo noi, ma hanno “solo” 15 anni o perché dicono oggettivamente cose nuove?

È facile cadere nel tranello di provare stupore per sentir dire a una persona tanto giovane le stesse cose che magari dicono operatori del settore noti e navigati. Non sto certo dicendo che i partecipanti di ieri siano dei semplici ripetitori, anzi: alcuni di loro sono imprenditori innovativi, altri blogger stimati a livello internazionale etc etc. Ma quanto incide il fattore età? Se Nicola greco fosse un 35enne lo ascolteremmo con la stessa attenzione? (a scanso di equivoci prendo proprio Nicola come esempio di incidenza del fattore età, perché lui sa quanto io lo stimi per il suo lavoro di sviluppatore. Lui stesso non gradisce troppo l’attenzione in quanto sedicenne, ma la vorrebbe in quanto developer).

Basta avere meno di 18 anni e un blog con un certo successo per essere un modello o tutta questa attenzione è in realtà disperazione di chi cerca una risposta?

Durante l’ultima Venice Session ricordo Martin Sorrell chiedere con un’insistenza fuori dal comune a Nicola Greco: “Which form of advertising would you rather receive?“ Se da un lato fa onore al grande capo di WPP essere “così sul pezzo”, dall’altro fa paura sapere che non hanno la risposta e vedere il CEO del più grosso gruppo di comunicazione al mondo chiederla a un ragazzino. Sono i tempi che cambiano.

Io credo che in Italia scontiamo un po’ di sensi di colpa per essere un paese storicamente troppo protettivo verso la terza età come classe dirigente. Un paese dove a 40 anni sei un giovane politico o un giovane manager suona ridicolo a livello internazionale. Per cui dobbiamo creare la categoria dei supergiovani, per stabilire che loro non sono ancora pronti a prendere le redini e di conseguenza chi le ha non è ancora tempo che le molli…

Bravo quindi a chi tira fuori l’argomento e lo propone in Campidoglio e in rete.

Il mio native preferito di ieri? Daniel Brusilovsky. Uno che a 16 anni alla domanda “Quanto guadagni?” Risponde serafico: “All’ora o all’anno?” Uno che di euro ne fa 30/40.00 all’anno alla sua età. Uno che scrive su TechCrunch e fa il consulente e l’imprenditore. (Bio).

Senza nulla togliere a Andrea, Salvatore, Nicola e agli altri casi brillanti di ieri, Daniel ha attorno a sè (è nato in Silicon Valey) un ecosistema che valorizza il talento. Voi no. O almeno non ancora. Magari gli incontri come quello di ieri sono il presupposto perché questo ecosistema si sviluppi.

*=Nativo digitale (dalla lingua inglese digital native) è una espressione che viene applicata ad una persona che è cresciuta con le tecnologie digitali come i computer, Internet,telefoni cellulari e MP3. [ http://it.wikipedia.org/wiki/Nativo_digitale ]

Bienvenidos à la Revolution?

22-09-2009

Socialnomics ha realizzato un video molto accattivante che presenta le vertiginose statistiche di penetrazione dei Social Media e il loro “potenziale” effetto sul marketing, sulla società, sull’informazione. Il filmato ha il “passo” di un’epopea, di un cavalcata con sottofondo di Fatboy Slim (lo saprà?:-)) invece che di Wagner. Quel che è certo è che, anche smorzando tutti i sensazionalismi, le cifre, la tendenza, la deriva verso un mondo con un equilibrio molto diverso da quello del millennio scorso pare chiara e inarrestabile.

Quando la nostra Capitale diventerà Digitale…

13-09-2009

Il tema delle città e della Rete mi è molto caro, basta rileggere gli ultimi post di quest’anno su Venezia (che si è dotata di un sistema Wi-Fi pubblico). La settimana scorsa per lavoro sono stato a Roma a seguire un evento organizzato da Telecom Italia, si trattava del primo di una serie di incontri destinati a aprire uno spazio di confronto sulla cultura digitale e l’innovazione che la banda larga può portare nel nostro paese.

Mi spiego in parole povere: provate a immaginare una città completamente connessa, con la banda larga in ogni quartiere, magari con una rete pubblica, con reti wi-fi e connessioni mobili facilissime, grazie a telefoni sempre più smart. Quante possibilità di interazione sociale, di fruizione di servizi, di creazione d’impresa ci riserva una città fatta così? Più di quelle a cui riusciamo a pensare ora, di sicuro.

Diventa quindi fondamentale che allo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica si accompagni uno sviluppo della cultura digitale, della cultura di rete. Per mettere tutti (il più rapidamente possibile) in condizione di godere dell’enorme potenzialità della Rete e soprattutto di sfruttarlo creativamente.

A breve arriverà a Roma Joi Ito per parlare di Creative Commons a uno dei prossimi incontri di Capitale Digitale. Ho avuto la fortuna di seguire una conferenza di Joi Ito a Milano a Meet The Media Guru e vi assicuro che è imperdibile: qui la cronaca dell’evento milanese. Dopo Joi arriverà un altro ospite straordinario che non posso ancora comunicare. Quello che mi auguro è di veder crescere, non solo a questi incontri e non solo a Roma, la partecipazione delle persone e lo spazio lasciato loro da chi li organizza. Joi Ito e gli altri protagonisti sono dei fari che devono illuminare la nostra strada, ma la strada la dobbiamo percorrere noi.

QUANDO la nostra capitale e il nostro paese diventeranno digitali non è ancora dato saperlo. Gli investimenti pubblici non ci sono mai stati, le opere sono complesse, il cambiamento culturale è epocale. Viviamo probabilmente in una grandissima e millenaria transizione: sarebbe bello vederne il pieno compimento.

Qui sotto, per chiudere, Franco Bernabè (AD di Telecom Italia) intervistato durante Capitale Digitale da Alessio Jacona ci parla di “emancipazione delle periferie grazie allo sviluppo tecnologico”.

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La primavera del Web

29-04-2009

C’è fermento in queste settimane. Tra i blogger, tra le aziende, tra le agenzie di comunicazione, tra i giornalisti. In questa primavera 2009 stanno fiorendo un sacco di progetti su Internet o grazie a Internet. Vado a memoria, ne dimenticherò molti…

Massimo sta facendo sbocciare COWI su COWI: mi piace un sacco il suo Co-Working Project

Hai un ufficio? Hai qualche scrivania libera? Allora perché non provi a guadagnare qualche euro con il coworking? E’ anche un modo per conoscere persone nuove e interessanti.

Lorenzo ha organizzato uno splendido Facebook Developer Garage, una giornata tutta dedicata al Social Network che in pochi mesi ha conquistato l’attenzione degli italiani. Due/trecento persone hanno popolato per un giorno i bellissimi chiostri dell’Umanitaria confrontando esperienze, progetti, e parlando per la prima volta in Italia con un rappresentante di facebook

Lele sta sdoganando facebook a Ruling Companies assieme all’Università di Urbino faremo una diretta su FriendFeed in una room dedicata: segnatevela.

 50 persone in 3 giorni stanno dando vita a un manifesto che era nato come un post che avevo lanciato lì. Vi terrò aggiornati.

[disclaimer ON] La FIAT  e  La Stampa sbarcano su twitter. Ed è solo l’inizio: stay tuned. SUN mette a disposizione degli sviluppatori 250 Virtual Machines. L’amministratore delegato di Telecom Italia siede tra gli studenti di Catania cercando un garage dove, invece di smontare motorini rubati, nasca una nuova Google. [disclaimer OFF]

Stiamo offrendo risorse per organizzare un barcamp dedicato alle mamme. E pare ce ne sia già un secondo in contemporanea.

Anche al Parlamento, Internet è al centro del dibattito.

Insomma, secondo me tra qualche anno questa primavera 2009 sarà ricordata come la primavera del web. Un periodo un po’ romantico, un po’ affaristico, ma un momento in cui stanno nascendo nuovi equilibri, nuovi tessuti sociali, nuovi centri di interesse e forse anche di potere.

Che dite?

Il filosofo, il computer e la scrittura…

16-04-2009

Maurizio Ferraris ci racconta come l’avanzare della tecnologia porti a un prepotente ritorno della scrittura, anziché al suo declino. Sembrerà una banalità, ma il filosofo torinese conduce una presentazione brillante e con risvolti inediti: in particolare il concetto che “nulla di sociale esiste fuori del testo”, concetto cruciale per chi si occupa di Social Media.

Affascinante anche l’excursus sull’impatto della tecnologia (e del telefonino) nelle relazioni sociali. Credo Ferraris abbia saputo cogliere una sintesi che sa parlare ai tecnologi, agli umanisti, ai massmediologi, ai filosofi: insomma agli uomini.

Nel finale Ferraris analizza il ruolo della parola scritta nella globalizzazione: un’esplosione di documentalità, per dirla con Ferraris. Su una cosa sola non sono molto d’accordo: nel nostro ufficio c’è davvero pochissima carta! :-)

Vi consiglio di dedicare 7 minuti ad ascoltare la presentazione del professor Ferraris.


 

[via Venice Sessions]

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