Passando per Seaport prenoto anche la stanza dove mi trasferiro’ dall’11. Al Seaport Inn, un delizioso albergo in un delizioso quartiere che vi raccontero’ nei prossimi giorni.
Archivio mensile:agosto 2005
Portformers
Taco Away
Una giornata al Central
Con l’abbonamento di Joe, che è andato a fare rafting, prendo la metro e in venti minuti sono a Central Park East, dove trascorrero’ l’intera giornata. All’ingresso del parco mi incontro con Andrea, un amico in viaggio di lavoro. Prima di tuffarci nel parco gli propongo una simpatica sconfinata a La Marqueta, il mercato di Spanish Harlem. Dopo una corsa in Taxi sbarchiamo davanti a un mercato rionale cosi’ triste che nemmeno quello di Quarto Oggiaro. Decidiamo di rientrare al parco, questa volta da Nord, e ce lo facciamo tutto: l’equivalente di 60 blocks, 60 isolati!
Central Park non e’ solo una gigantesca area verde, ma anche una specie di parco delle attrazioni. Proprio in mezzo si trova il Belvedere Castle, in puro stile medievale e un teatro all’aperto dedicato a Shakespeare.
Andrea prende un taxi, tra un po’ ha l’aereo. Io mi sdraio a fare un pisolino e finisco la discesa lungo il parco tra fidanzatini, musicisti e skatedancers, un gruppo di pazzi che, con tanto di tre dj al seguito, danzano dentro un recinto con i pattini a rotelle.
Strawberry Fields
Strawberry Fields merita un capitolo a parte. E’ un posto magico. E’ un angolo di parco convertito a memoriale in onore di John Lennon, proprio di fronte al Dakota Palace, dove viveva con Yoko Ono che finanzia il memoriale.
E’ il punto più affollato di Central Park e paradossalmente anche il piu’ tranquillo. Un fiume ininterrotto di gente transita per la piazzola con al centro una bellissima incisione con una sola parola: IMAGINE.
Un posto nato dall’immaginazione dove la pace, l’armonia e l’emozione sono molto reali. La processione non ha niente di funebre, anzi, a tutti spunta un sorriso che li accompagna sino all’uscita. Proprio a fianco dell’incisione qualcuno ha disegnato un enorme simbolo della pace fatto di petali.
Prendo il mio Ipod per ascoltare una canzone di John Lennon mentre sono li’ e finisco per restarci un’ora e ascoltarle tutte. Alcuni ci passano, altri ci passano il pomeriggio, altri ancora si siedono sulle panchine con tanto di targhetta in memoria, ce n’e’ anche una di italiani.
Thai Away
Brooklyn: l’altra faccia di New York.
Ci sono anche qui le Street e le Avenue, ma sono molto diverse da quelle di Manhattan. Villini a schiera, alberi, bandiere della pace e pace. Ci vivono le famiglie di professionisti, come quella di Joe, un amico di Gianni (grazie Gianni) che mi sta ospitando. Serata di benvenuto? Un pokerino tra noi guys.
















