Archivio mensile:settembre 2005

Titoli di coda

Sono le due del 23 settembre e mi sto trasferendo a Long Island, domani zio Franco mi porta all’aeroporto. Domenica all’alba arrivo a Milano. Sono stati piu’ di 50 giorni di viaggio pieni di avventrure e incontri. E c’e’ molta gente che vorrei ringraziare. Inizierei a ringraziare l’agenzia per cui lavoravo, per avermi pagato il viaggio. E poi devo ringraziare un sacco di persone qui in America che mi hanno ospitato e con cui ci siamo divertiti.

JOSECRICKET

Grazie a Jose’, per avermi ospitato nel suo belllissimo appartamento di Midtown.

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Grazie a Joe per avermi ospitato nella sua bellissima casa di Brooklyn.

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Grazie a Andrea, per avermi fatto compagnia e aver esplorato Central Park e Harlem con me.

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Grazie a Yoko Ono per aver creato un posto magico come Strawberry Fields.

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Grazie a Harvey Keitel per la special appearance a Tribeca.

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Grazie a Enzo, comunque.

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Grazie a tutti quelli che ho pedinato nel gioco dello Stalking, per avermi fatto scoprire nuovi angoli di Manhattan.

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Grazie alla Liberty Helicopters per avermi fatto volare.

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E grazie a Taher per avermi insegnato a giocare a golf.

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E ad Andy per avermi ospitato nella sua villa al lago.

piero

Grazie a Piero per avermi portato in giro per San Francisco.

tanya

Grazie a Tanya per aver provato a portarmi al Sex Club (e grazie a dio che era chiuso).

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Grazie a Alessandra e a Sabrina per avermi fatto scoprire le Pappardelle al telefono del Cafe Med sul Sunset Boulevard.

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Grazie a Dave per il fantastico Pool Party!

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Grazie a Jude Law per la special appearance al Chateau Marmont.

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Gracias a Jacira para el tiempo pasado en Miami.

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Grazie a zio Frank, zio Dante, zia Rosa e zia Maria per essere stati la mia famiglia qui.

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E grazie a Santo per avermi ospitato a New York, a Boston, per avermi fatto conoscere le tue amiche e i tuoi amici. In bocca al lupo, bro.

E, soprattutto, grazie a tutti voi che mi avete seguito con quasi 5000 visite. Grazie per la compagnia.

La lezione americana

Dopo quasi due mesi passati viaggiando e cercando di essere il meno possibile un turista, si imparano tante cose su un paese. L’immagine che abbiamo noi degli Stati Uniti e degli americani e’ piena di pregiudizi. Gli americani sono un popolo fiero, combattivo, aperto, organizzato. Con un sacco di cose positive.

IL CIBO

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In America si mangia benissimo, meglio che in Italia, mi dispiace dirlo, ma qui la varieta’ di cucine e la qualita’ e la convenienza sono molto migliori che in Europa. Forse qualche vetta culinaria non la raggiungono, ma non andate a mangiare da “Aimo e Nadia” tutti i giorni, no?

LA DETERMINAZIONE

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A questi non li butta giu’ niente. Ne’ gli attentati, ne’ gli uragani. Se prendono una mazzata si rialzano, si danno una sistemata e scrollando le spalle continuano ad andare avanti senza vittimismi o fatalismi.

LO SPORT

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Sarebbe meglio dire GLI sport. Ce ne sono un sacco, di altissimo livello, entusiasmanti. Gli americani amano lo sport, praticarlo e guardarlo. Tifano appassionatamente, ma la violenza sportiva e’ un concetto che proprio non esiste. Forse noi calciofili, utras delle varie curve dovremmo imparare qualcosa. Inoltre ogni citta’ e’ dotata di ottimi impianti sportivi gratuiti.

L’ORGANIZZAZIONE

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Anche se a volte sembra maniacale, qui se una cosa va fatta, la si fa. E funziona.

LA NATURA

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Dai canyon, agli oceani, ai fiumi e laghi ai parchi cittadini gli americani amano la natura e cercano di difenderla. Non esiste citta’ senza alberi, parchi e giardini.

LA CORRETTEZZA

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Se un cameriere ti schizza col sugo ti offrono la cena, se un lbro ha una piega ti fanno lo sconto del 30 per cento. E’ una correttezza figlia del materialistico “You get what you pay for”, nel bene e nel male, ma e’ una forma di serieta’.

LA SOCIEVOLEZZA

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Gli americani amano parlare, anche con gli sconosciuti. Se iniziate a chiacchierare con qualcuno al bar non gli passa nemmeno per la testa che possiate essere un rompiscatole o che volete rimorchiare, ma vi ascoltano e parlano amabilmente.

LA VOGLIA DI FARE

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E’ quasi avidita’, ma costruttiva, propositiva. Quella forma di avidita’ che porta a cercare di fare sempre qualcosa di nuovo, di meglio, a non accontentarsi.

L’ETEROGENEITA’ CULTURALE

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Non e’ piu’ solo una faccenda di matrimoni misti, di melting pot. Ormai gli incroci sono di terza, quarta generazione. E’ nata una nuova razza (vogliamo chiamarli I Postamericani?), con nuovi gusti, nuove forme di espressione. E prima o poi succedera’ anche da noi, tanto vale capirlo subito: la fusion arricchisce la vita.

Ovviamente questo non fa degli Stati Uniti il paese perfetto. Ha i suoi difetti, i suoi problemi. Ma mi sono voluto soffermare in particolare su questi aspetti perche’ sono delle cose che noi potremmo imparare da loro. E siccome l’Italia e’ un paese infinitamente piu’ bello e ricco di arte, natura e cultura degli Stati Uniti, dovremmo riuscire a valorizzarci di piu’. E in questo, nel valorizzarsi, gli americani sono davvero maestri. Non dico che dovremmo americanizzarci. Per carita’. Lo siamo gia sin troppo, per le cose sbagliate pero’.

A quando il Wife Sitter?

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Nell’Upper West e nell’Upper East abitano le famiglie ricche, gente che lavora e ha poco tempo per la casa, la famiglia, gli animali. Nei parchi della zona e’ pieno di carrozzine e bambini accompagnati dalle nannies. Cosi’ capita di vedere signore indiane con bimbi bianchi come il latte e signore bianche con cani pechinesi.

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Happy birthday #2

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Per il compleanno di Santo, ormai passato, Jose’ ci offre la cena in una Churrascaria, un ristorante brasiliano. Il cameriere schizza la camicia di Santo col sugo dell’arrosto e Santo non perde tempo per farsi offrire un giro di Tequila dalla casa.

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Alla Churrascaria Plataforma ti danno un sottobicchiere rosso da un lato e verde dall’altro: quando vuoi essere servito metti il verde e i camerieri con lo spiedo ti si avvicinano, quando vuoi fare un break metti il rosso. Finiamo la serata a casa della moglie di Jose’ che sta facendo una serata di scambi vestiti tra ragazze per beneficenza.

Upper (West) Class

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Affacciata sul parco, l’Upper West Side e’ il quartiere dei New Yorchesi bene. Elegante, senza la tipica puzza che ti accompagna in ogni angolo della citta’, l’Upper West e’ pieno di palazzi eleganti e boutique.

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Per pranzo pero’ si puo’ scegliere lo speciale Menu Recessione, due ottimi Hot Dog e uno squisito succo di Papaya per appena 2 dollari e 75.

Up-Up-Uptown

uptown

Stamattina salgo sulla 8AV Express e in mezz’ora raggiungo l’estremita’ settentrionale di Manhattan, un posto dove anche molti NewYorchesi non hanno mai messo piede. Qui non ci sono piu’ le Avenue. Solo la Broadway, che taglia la citta’ in diagonale da una punta all’altra, resiste. Times Square e’ 165 isolati piu’ in giu’. Central Park e’ finito 120 strade fa, anche Harlem (“non andate sopra la centesima strada, mi raccomando”) e’ lontano laggiu’.

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Quando si esce ci sono strade tranquille, tutti parlano spagnolo e c’e’ l’Inwood Hill Park, una foresta che fa impallidire Central Park. Proprio tra questi alberi, alcuni anni fa e’ stata reintrodotta a New York l’aquila dalla testa bianca, simbolo della citta’ e del paese.

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Poco piu’ giu’ i Cloisters, una replica di un castello medievale. L’edificio e’ ridicolo, ma il posto e’ incantevole.

Italians a New York

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“Ehi Beppe, dai fatti fare una foto che ti metto sul mio blog.”

Beppe Severgnini, oltre che bravo, e’ molto simpatico, si ferma col figlio (che ci scatta la foto) e facciamo due chiacchiere.

La cosa e’ ancora piu’ curiosa perche’ pochi secondi prima, di fronte all’Apple store trovo Salvatore Sagone, un collega di Milano, l’incontro non e’ solo curioso e piacevole, ma anche utile: Salvatore mi sconsiglia di comprare qui il mio nuovo Mac, perche’ ha la tastiera americana senza accenti.