Archivio mensile:gennaio 2009

Il costo della carta e quello delle digital news

Silicon Alley, fa una curiosa analisi dei costi di carta e spedizione del New York Times (che dal 28 al 30 gennaio ha perso l’11%), comparandoli con un’ipotetico ebook-reader omaggio per tutti i lettori del NYT.

Stampa + distribuzione=$644 million per year

Distribuzione di 830.000 kindle (che includono i costi di download)=$297 million

Poi si aprirebbero mille problemi: usabilità, manutenzione, rigetto della tecnologia, diminuzione del valore dell’adv etc etc, ma come conclude Alley Insider: “la carta è una pessima modalità di distribuzione della notizia”, anche se pare ancora l’unica possibile.

Le domande, infatti, IMHO, sono:

Quanti anni ci metterà ad avvenire lo switch all’informazione digitale?

E in Italia?

E chi saranno i protagonisti delle digital news?

QUI L’ORIGINALE

Ne parla anche mezza Internet

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Musei 2.0

Mi scrive lo studente autore di una tesi su Musei e Web 2.0 per ringraziarmi e dirmi di aver inserito Internet P.R. nei ringraziamenti della tesi. Sono io che lo ringrazio perché mi fa rendere conto di aver trascurato troppo il settore del marketing culturale online, che soprattutto in Italia, ha delle potenzialità enormi.

Credo che dopo il dibattito su Internet e politica, scatenato dalla campagna di Obama e che ha dato luogo a una serie di incontri in Parlamento, il cui esito non è ancor chiaro, ma è pur sempre un inizio, sia giunto il momento di aprire un altro fronte: quello dei beni culturali.

Siamo il paese dei musei, dell’arte, delle pinacoteche, delle sculture. Penso che dovremmo al più presto implementare uan strategia di identità digitale (e quindi globale) del nostro patrimonio artistico.

Esperienze? Suggerimenti? Idee? Da dove comincereste? Che dice Mario Resca?

 

Scarica gratis la tesi Musei online – Gli strumenti 2.0 al servizio del dibattito culturale

Piccolo sondaggio tra studenti.

La scorsa settimana sono stato invitato a tenere un seminario sulle Internet P.R. presso l’Università di Pesaro, Facoltà di Comunicazione da Giovanni Boccia Artieri. La sera prima alcuni studenti mi hanno invitato in pizzeria e abbiamo chiacchierato della penetrazione di Internet in città e in provincia e nelle loro vite. Mi sembravano un po’ scettici, sentivano (e condivido) una grande importanza ancora del reale, ma secondo me sottovalutavano un po’ la rilevanza che il web ha già nei processi d’acquisto, anche dei loro. Così abbiamo deciso di fare un sondaggino molto semplice, anonimo e su un campione di 30 studenti tra i 20 e i 25 anni di un centro urbano medio. Niente di scientifico, per carità, ma i grafici di risposta sono abbastanza significativi di come le nuove generazioni si informino via internet in modo naturale, spesso inconsapevole, insomma abbiano “adottato” il mezzo e questo ne influenza le decisioni d’acquisto.

La presentazione

Grazie per la fondamentale collaborazione nella stesura delle domande e nel conteggio a Sara/Prezzemolo, Sybelle, AnnaTorc e Thomas

La Casa Bianca apre un blog

A questo indirizzo: http://www.whitehouse.gov/blog/ si trova il blog della White House andato online esattamente il giorno dell’inaugurazione col post Change has come to WhiteHouse.gov. La Casa Bianca ha anche un canale YouTube: http://it.youtube.com/user/whitehouse .

Non che ci fosse bisogno di ulteriori conferme della centralità dei social media nella società odierna (ca va sans dir nel marketing), ma adesso è forse davvero il momento di passare oltre e smettere di chiedersi se le attività di marketing sui social media vadano fatte e chiedersi piuttosto come vanno fatte in modo efficace.

Singolare anche la diretta via CNN.com (su internet) e la contemporanea possibilità di chattare coi propri amici di facebook. Insomma dal punto di vista mediatico questa inaugurazione ha sancito il trionfo del media digitale anche su eventi live di scala globale.

 

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L’avvento delle Macro-Nicchie?

Commentando su FriendFeed  i dati che vedete qui sotto, presi da TechCrunch mi è venuta una riflessione: come si può definire un gruppo di utenti come quelli di facebook nello scenario dei media? In Italia pare ci siano 5 milioni di persone registrate a facebook, ma è evidente che molti sono curiosi che poi lasceranno il loro account “dormiente”. Qualche milione di persone possono a fatica essere definiti una nicchia su una popolazione Internet tra i 25 e i 30 milioni. D’altro canto questi utenti usano facebook, ma al tempo stesso rispondono al telefono al lavoro o a casa, mandano e leggono email, etc etc. Dedicano solo parzialmente la loro attenzione al social network in questione.

E se fossero Macro-Nicchie?

 

Se, cioè, l’Internet della Coda Lunga, delle nicchie stesse già generando delle macro-nicchie, aggregati di cittadini/lettori/consumatori che non hanno un peso specifico sufficiente a essere maggioranza/minoranza, ma sono troppo grossi e rilevanti per essere una nicchia? Il concetto di Macro-Nicchia sarà di sicuro di grande appeal per chi si occupa di advertising (la possibilità di pianificare con un minimo di verticalità), forse un po’ meno per le P.R. che sono sempre più spesso a caccia di contenuti verticali ad altissima specificità.

Per chi fa P.R. le macro-nicchie sono fondamentali, ma solo se non sono “generaliste”. Insomma i social network tematici (anobii e simili) o lo sviluppo di comunità e gruppi attorno a un tema che sviluppino una massa critica notevole, almeno in Italia, sono ancora attesi, sarà il 2009 il loro anno? Vedremo…

Obama come la Coca Cola?

Il 2009 sarà l’anno di Obama. Tra meno di tre settimane si insedierà alla Casa Bianca. Una piccola curiosità: stasera, leggendo il blog di amici, mi sono imbattuto in un vecchio commercial della Coca Cola, uno storico: quello degli “Auguri, Coca Cola… e poi…”. Mi sono guardato la versione originale, in inglese, molto più emozionante nelle parole di quella italiana (grazie Internet:-) ).

A un certo punto mi è tornato in mente “Yes, We Can” il video di Will I Am e molte altre rock star girato per Obama, durante l’appena trascorsa campagna elettorale.

La canzone pubblicitaria della Coca Cola (un grande classico) è del 1971 (QUI), eppure ha delle fortissime analogie e utilizza tecniche quasi identiche al modernissimo video di Obama (2008), provo a elencarne alcune, magari a voi ne vengono altre…

– Orecchiabilità

– Montaggio alternato scene di gruppo/primi piani

– Multietnicità

– Coralità

– Collettività

– Senso di unità/appartenenza

– Sogno

– Cosmopolitismo / Senso di leadership mondiale

Insomma dopo 37 anni l’America crede ancora negli stessi valori, cambia solo un po’ il ritmo?