Wikileaks. La notizia non è nei leak, la notizia è il leak.

Un sito di divulgazione di notizie riservate (WikiLeaks, appunto), appartenente a un’organizzazione che si dà come scopo: “portare notizie importanti al pubblico dominio” ha pubblicato ieri (distribuendoli preventivamente ai principali siti di news occidentali) la piccola prima tranche di un gran numero di documenti riservati definiti “Cables”. I “Cables” sono una sorta di telegramma da Ambasciata USA a Ambasciata USA che spesso (in quel caso è contrassegnato SIPDIS) viaggia su una rete supersicura (sic) e proprietaria del Ministero della Difesa USA e del Ministero dell’Interno USA chiamata SIPRNet. Il lotto di documenti consta di oltre 250.000 “Cables”, alcuni risalenti a quest’anno che mettono a nudo le comunicazioni diplomatiche tra gli americani e i loro alleati. Le anticipazioni hanno scosso il sistema informativo mondiale, prevendendo scandali politici, crisi diplomatiche, rischi per la professione e la vita di personale dell’Intelligence USA e EU. Il Governo del Regno Unito ha addirittura emesso una direttiva (illegittima e disattesa) ai direttori di giornali di consultarsi col governo prima di pubblicare i “Cables”.

Ieri verso le 21, dopo che il fondatore di Wikileaks è uccel di bosco e che il sito è dichiarato sotto attacco DDOS, escono i primi documenti. Certo, sono una frazione, ma ci si aspetta siano i più “succosi”. A leggere un primo resoconto, invece, ciò che questi “Leak” (fuga di notizie in inglese NdR) contengono sono notizie che potevamo leggere sui quotidiani:

– “Gli americani pensano che Putin comandi in Europa e che Angela Merkel sia poco decisionista”

– “Berlusconi è visto dalla diplomazia USA come festaiolo e asservito a Putin”

– “Le ambasciate americane parlano di Gheddafi e Karzai come di leader paranoici e instabili”

Tutte cose che si sapevano già. La notizia non è nel leak, ma il leak stesso. L’unica cosa degna di rilievo è che il sistema di pensiero della diplomazia occidentale è esposto. Compresi i legami coi grandi gruppi industriali (in alcuni “Cables” è chiaro come ENI venga consultata al pari di enti governativi nelle politiche militari verso IRAN e M.O.). Oggi, come ricorda in un commento Roberto D’Adda, sarà più difficile per aziende e governi “accreditarsi” a livello internazionale presso gli alleati. Quello che pensano di noi e dei nostri leader gli USA si trova online, difficilmente contestabile.

Sapevamo tutti benissimo che gli Stati Uniti pensavano questo dei leader Europei, ma una sorta di “discrezione” diplomatica, più che di segreto ci faceva andare avanti ignorando o fingendo di ignorare questo modus operandi della diplomazia occidentale.

L’unico fattore di rilievo, a mio modo di vedere, è che oggi questo modus operandi è di pubblico dominio, che l’illusione di un mondo occidentale compatto e coeso è ridicolizzata da discussioni e pettegolezzi e doppiogiochismi rivelati come un vasetto di marmellata aperto. L’idea che le istituzioni si attengano a qualsivoglia dovere etico nel mondo occidentale è definitivamente spazzata via dalla messa in luce di un sistema di galoppini internettizzati. La Rete, con la sua pervasività e viralità senza regole sta mettendo in luce tutto quanto non vorrebbe essere rivelato, con una forza etica aprioristica che vede in questo episodio un caso di difficile giudizio.

In sostanza (almeno a giudicare d quanto visto sinora) si tratta di una figuraccia planetaria. Poco più. Una figuraccia etica e tecnologica. Etica perché rivela il “doppio pensiero” della nostra politica, quello di facciata e quello “di ambasciata”, chiamiamolo così. Tecnologica perché non sappiamo nemmeno custodire il gossip.

Stati Uniti e Europa ne escono dunque molto indeboliti, ne perdono in autorità morale e in senso di affidabilità di fronte al mondo medio-orientale e asiatico. Ben venga l’informazione aperta, ma di fronte a questa situazione sorge una domanda: la trasparenza a tutti i costi è sempre un bene? Sicuramente il Cablegate servirà come elemento di propulsione verso un sistema dell’informazione e dei dati più trasparente.

Vi invito pertanto a leggere una lucida e interessante riflessione di Juan Carlos De Martin sul tema (la cosa migliore scritta su Wikileaks sinora, IMHO): si chiama “Trasparenza senza responsabilità” e la trovate QUI.

UPDATE 5/12/2010

Wikileaks è stata spostata di dominio, ecco i link aggiornati:

About: http://213.251.145.96/about.html

Cablegate: http://213.251.145.96/cablegate.html

Cables dalla Ambasciata di Roma: http://www.wikileaks.ch/origin/20_0.html

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Un pensiero su “Wikileaks. La notizia non è nei leak, la notizia è il leak.

  1. LeoSorge

    Marco,
    più che chiedersi se sia etica la pubblicazione di documenti riservati ad uso interno (e quindi ovviamente “diversi” dai giudizi ufficiali) secondo me bisogna chiedersi se non è un’altra delle conseguenze della disponibilità di Internet come mezzo di comunicazione immediato e diretto.
    A mio avviso è questo uno dei fatti che mostra quanto Internet possa anche essere antitetica alla struttura di costruzione del mondo finora e di come esponga il mondo a differenti vedute anche dal punto di vista della normativa nazionale, che sta avendo un ruolo non indifferente nella questione Wikileaks.

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