Geo Social Network: quali le motivazioni a condividere la propria location?

La diffusione dei Location Based Services e dei Social Network che consentono di geolocalizzarsi quali Foursquare, Gowalla e facebook places. Le motivazioni che inducono le persone a condividere la loro location, e che sto pensando di includere in un capitolo dedicato ai geo social network nel prossimo libro, possono essere:

informative (per trovare un posto ristorante, hotel, destinazione turistica o informazioni su di esso)

indicative (per segnalare un posto o pubblicare una recensione di un posto a beneficio della collettività)***

– emozionali (far sapere con chi si è e cosa si sta facendo)

– relazionali (far sapere che si è assieme a certe persone o a un certo evento)

– rassicurative (far sapere ai propri cari dove si è)

– promozionale (per costruirsi o promuovere una visibilità personale o professionale)

esplorative (per scoprire chi è stato in un posto e trovare informazioni)

economiche (per riscuotere una promozione o uno sconto)*

ludiche (per competere con le dinamiche del Social Network di turno)**

politiche (per contribuire alla vita del proprio territorio attraverso servizi specifici)***

documentative (per tenere un diario dei propri viaggi)****

Ve ne vengono in mente altre? Se mi aiutate a trovarne una da inserire nel prossimo libro ve ne tengo una copia in omaggio 🙂

*= Grazie a Tommaso Sorchiotti nei commenti, Tommaso ti sei guadagnato la tua copia 🙂

** = Grazie a Eugenio Schinina

*** = Grazie a Francesco Passantino

***= Grazie a Agnes Vardanenga

****= Grazie a Michele Baldassarre e Mariziller

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27 pensieri su “Geo Social Network: quali le motivazioni a condividere la propria location?

  1. Tommaso Sorchiotti

    L’unica che manca è quella legata alle promozioni, che poi è quella che nell’immediato spinge gli utenti a registrarsi ed essere attivi nei rispettivi Network.
    La mia idea è che per ora Places è secondario rispetto alle attività di tutto il network Facebook e senza i Deal non riuscirebbe a decollare.

    Due contributi se ti fossero sfuggiti:
    http://www.foursquareitalia.org/2010/12/29/il-2011-anno-del-check-in-e-della-location/
    http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/15/la-rinascita-degli-acquisti-iperlocali

    magari ti fanno comodo.

    Buon lavoro 🙂

  2. Daniela Ferrando

    mi verrebbe da aggiungere:
    a) e la declinazione negativa di ciascuna di predette motivazioni. Per cui, per es, il mystery shopper può rivelarsi dopo un sopralluogo o il critico gastronomico dopo (o durante?) una visita; o pseudo-rassicurative per cui si finge di essere altrove, affidato il proprio dispositivo ad altri etc etc

    b) naturalmente, la combinatoria di predette motivazioni, per cui per es l’autopromozionale diventa un autoaccreditamento come connaisseur per realizzare ulteriore new biz etc etc

    buon lavoro, Marco!

  3. Eugenio

    A meno che tu non la intenda implicita da qualche parte, credo sia sfuggita quella che ha consentito a 4SQ di affermarsi come player, ovvero quella “ludica”, intesa come *spinta a primeggiare* rispetto ad un gruppo.
    In fondo è la stessa spinta per la quale su Social Network aziendale ognuno dei contributor aggiunge un link o un messaggio: per raggiungere consensi e scalare una classifica.

  4. Don Tommaso

    Io lo faccio per essere più rintracciabile…
    Il servizio che esercito ha l’ onere della rintracciabilità!
    Vedi la pagina dove é del mio blog
    Grazie

  5. Francesco Passantino

    Marco, con “indicative” volevo esprimere il concetto di tip/review che si aggancia ad un posto che segnali/trovi.
    Una cosa è aggiungere un nuovo luogo o trovarlo sulla mappa, altra cosa è aggiungere un consiglio o una recensione sul luogo stesso.

  6. Andrea Contino

    Non so se è il caso Marco, ma ci starebbero tanto bene quelle:

    – Ostentative: Mi trovo in un determinato luogo e per questo ho finalmente occasione di vantarmene attraverso il check-in. Che inoltre dà finalmente prova che si è stati per davvero in un determinato luogo d’élite.

  7. Pingback: Social Sharing – December 29th : Catepol 3.0

  8. Smeerch

    @Marco: non dimenticare le motivazioni legate allo status, vero o presunto che sia. Nel senso: alcuni hanno iniziato ad usare i Location Based Services perché fa figo, adesso va di moda, è hip, ecc. Certo, questi utenti saranno i primi a stancarsi, ma per i servizi web spesso questa dinamica pare funzionare benissimo.

  9. Michele Baldassarre

    Aggiungerei:
    -di documentazione personale e/o condivisa (invece di tenere un taccuino con i posti che visito, lo faccio con il geo social network)
    -didattica (segnalo ai miei studenti che sono in facoltà per chiarimenti, spiegazioni, ecc)

  10. Agnese

    C’è anche la partecipazione alla vità di una comunità e/o di un territorio. Esistono un paio di servizi appositamente dedicati a segnalare problemi alle pa, ad esempio.

  11. Agnese

    ti do questo link per MiaPa http://saperi.forumpa.it/story/50928/come-funziona-miapa (ne ho parlato in http://blog.agnesevardanega.eu/2010/11/26/verso-una-pubblica-amministrazione-2-0/). Poi ce n’è sicuramente un altro (sempre italiano), ma devo andare a spulciare fra i bookmarks. Sto riprendendo in mano il tutto per il turismo, veramente, ci sono connessioni veramente interessanti (marketing territoriale, promozione delle destinazioni da affiancare al marketing delle singole strutture)

  12. Tommaso Sorchiotti

    Sempre sul tema c’è questo whitepaper http://momentfeed.com/whitepaper/ che spinge al massimo il concetto di check-in identificandone 7 tipi differenti:

    – the social checkin
    – the game checkin
    – the deep checkin
    – the solo checkin
    – the product checkin
    – the commerce checkin
    – the momentum capture

    Secondo me ha esagerato ed accentuato aspetti particolari, ma è un punto di vista interessante. Da alcune tipologie si può risalire al bisogno specifico (non necessariamente solo dell’utente).

    Il resto del paper lo puoi saltare più o meno a piedi pari 🙂

  13. mariziller

    Ciao Marco, buon anno.
    Fra tutte le funzioni che elenchi penso anch’io come Michele che manchi la funzione “diario”, anche nell’eccezione “collezione”. Ad esempio, se sono un appassionato di enogastronomia, inserisco un tip a mio uso e consumo per costruirmi la mia personale mappa di, che so, ristoranti o cantine.
    In realtà io penso che per assolvere appieno a uno scopo del genere i servizi come 4sq manchino di un filtro di condivisione (potrei non voler condividere con tutti ma solo con alcuni gruppi) e di una metodologia di catalogazione personale (tutti i collezionisti hanno i loro criteri).
    Io credo che la geolocalizzazione sia un trend importante ma che sia particolarmente delicata da un punto di vista privacy, penso che ci sia spazio per network meno aperti e di nicchia.

  14. mariziller

    Scusa Marco, un ulteriore spunto.
    Sul filone “pubblico”/”collettivo”, tutto il mondo legato alle smartcities. Io cittadino interagisco con la città intelligente, che mi dice, ad esempio, dove riciclare i rifiuti e con quali regole o come guidare in maniera sicura (incroci e strade che dialogano con gli strumenti di geolocalizzazione). A presto!

  15. Daniela Ferrando

    lo spunto “smartcities”, e un altro spunto che mi frulla in testa in qsti gg sui punti/reti di distribuzione di beni come acqua e latte in alcuni comuni, mi sollecita a pensare che anche tali punti/reti dovrebbero incoraggiare la geolocalizzazione come strumento di diffusione di luoghi vicini vocati a buone pratiche – non è troppo stravagante, no?!

    E tutta la filosofia del “KM zero” potrebbe avere una sua autenticazione/un rafforzamento dalla geolocalizzazione.

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