Twitter ha un problema di credibilità?

Twitter sta avendo molta visibilità sui media in queste settimane. Le celebrity italiane (con qualche anno di ritardo su quelle USA) hanno scoperto il potenziale dei Social Media. Il presentatore Fiorello ha raggiunto in pochi giorni i 200.000 Follower su Twitter, confermando il potenziale virale di Twitter per le celebrity. Fiorello è bravissimo a tenere un suo show personale su Twitter e a coinvolgere le maestranze di Mamma Rai.

Ma non tutti i personaggi pubblici si muovo con altrettanta naturalezza e nel caso dei politici l’onere di costruirsi una identità digitale e di proteggerla sembra pesare un po’ troppo e creare effetti collaterali che potrebbero minare la credibilità del servizio. Premetto che penso che Twitter sia il Social Network più interessante del momento, che stia ridisegnando in modo molto positivo le modalità di distribuzione delle notizie e del dialogo tra politici e cittadini (e in alcuni casi anche quelli delle aziende) .

Chissà de il Neo Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera è a conoscenza di questo profilo Twitter. Mentre il primo Tweet sembra vero, il secondo parla un linguaggio che difficilmente un manager accorto come Passera userebbe: “[…] la catastrofe incombe, e va evitata, anche se costa.”

 Può darsi che sia un linguaggio da affinare, ma questo e il fatto che questo account ne segue uno che millanta di essere il Premier Monti, ma evidentemente è un’operazione di disinformazione, ha fatto sospettare molte persone su Twitter che si tratti di un fake. Vediamo comunque il succedersi degli eventi: Luca Conti, un noto blogger italiano e osservatore della Rete, dà il benvenuto al (Presunto) Ministro su Twitter.

Pochi minuti e i Retweet del benvenuto di Luca si moltiplicano e molti cominciano a dialogare col (sempre presunto) Ministro.


Non passa molto però che cominciano a nascere i dubbi, lo stesso Luca Conti li ricondivide tempestivamente:

e ne nasce una sottodiscussione dove in molti dubitano che il presunto Ministro su Twitter sia davvero lui.

Nel frattempo anche l’Agenzia Giornalistica Italiana (che probabilmente ha visto il primo Tweet di Luca) e il tg di La7 citano il tweet di Passera, senza dire però se l’account sia ufficiale o altro:

E così, mente è in corso il primo Consiglio dei Ministri del Governo “Salva-Italia” Monti, un messaggio grave come “la Catastrofe incombe” esce per bocca (?) del suo Ministro senza che sia dato sapere se sia autentico o meno. Insomma una gran confusione, con molti cittadini (e agenzie giornalistiche) che sono convinti di dialogare con il proprio Ministro (chissà se e cosa risponderà loro la persona che manovra il profilo di Passera)… Ma di uomini politici su Twitter ne esistono, anche di Ministri, anche Italiani. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata ha opportunamente fatto arrivare notizia alla stampa dell’uso del suo profilo che aggiorna in modo egregio.

 Ora magari il profilo di Passera è vero ed è semplicemente gestito senza la consapevolezza del Real Time Web (Fiorello ha passato le prime due settimane attaccato a twitter a rispondere, Passera poteva lasciare qualcuno dello staff almeno a gestire la “Catastrofe” che avrebbe annunciato…) ma diciamo per ora che sia falso, almeno fino invece a una eventuale conferma da parte del Ministro. Anche perché alcune delle considerazioni che seguono varrebbero in entrambi i casi. Veniamo al problema: Twitter è una società ancora troppo giovane e troppo poco strutturata in termini di staff per dare un adeguato customer service anche per i propri “clienti” più importanti. L’onere di tenere curata e difendere la propria immagine è rovesciato su di noi, dunque, e quindi anche sui Politici e sui Brand e spesso senza avere a disposizione le “armi” per farlo (chiunque può “occupare”  e usare/abusare del nome di un politico).

Se è chiaro che si può fare di più e tra le incombenze di comunicazione di un moderno leader ci deve essere anche quella di saper gestire la propria immagine online, è vero che non si può delegare tutto all’utente e servono *prestissimo* delle misure e delle policy di protezione dell’identità di persone e brand da parte di Twitter. Mentre serve evangelizzazione e consapevolezza dei temi dell’identità digitale verso aziende e politici, da parte di Twitter in particolare, IMHO, serve:

– una gestione più tempestiva e efficiente dei Verified Account

– procedure snelle e “around the clock” di verifica/rimozione di account impropri

– un kit di misure di pre-emption/protezione dei brand e dei nomi, specialmente per le figure politiche e istituzionali

Ad oggi Twitter non consente nemmeno a un’azienda di proteggere il proprio brand come username, a meno che qualcuno ne faccia abuso e le procedure sono lunghe e macchinose. Se nel caso di un’azienda questo genera confusione nel caso dei politici può essere anche più dannoso. E soprattutto danneggia la credibilità di Twitter sia agli occhi dei propri utenti che si sentiranno “raggirati” quando scopriranno di aver parlato con un finto Ministro sia agli occhi dei politici che lo percepiranno come uno spazio ostile e da cui tenersi lontani.

Chiudo con due considerazioni:

– Fiorello ha 230.000 follower il nostro Ministro degli Esteri poco più di 11.000, un bello specchio della società 🙂

– proteggere la propria identità, concordo con Vanz, non significa togliere spazio alla satira e al dissenso, ma solo al disordine e alla confusione.

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8 pensieri su “Twitter ha un problema di credibilità?

  1. Riccadinho

    Bell’articolo, una cosa triste che mi preme dire e che ho detto molte volte è il notare come account vengano rimossi, bannati, o semplicemente “squalificati” in maniera temporanea, senza un “ma” ne un “perché” Twitter, ma anche Facebook, non si degnano di dire qual’è stata la mia colpa, ne se e quando durerà la penalizzazione, ti tolgono l’accesso e basta.. questa scarsa gestione può essere molto dannosa, nella gestione specialmente di un brand.. che grazie a moltissime segnalazioni improprie (un gruppo di troll ?) può essere bannato.. e non sapere di che “morte” deve morire !!

  2. localinotturniroma

    Purtroppo il problema della credibilità esiste in ogni aspetto della rete. Neanche solo sui Social Network. Anzi, devo dire che forse twitter bene o male limita i danni. pensiamo ai gruppi di incitazione su Facebook, seguiti e commentati da migliaia di persone. Il limite di twitter sarà probabilmente anche la sua salvezza.
    E poi questa cosa vale anche e soprattutto per Google. Una volta qualche ex fidanzato arrabbiato scrisse uno spiacevole articolo su di una mia amica. Appena lei se ne accorse gli disse di cancellarlo immediatamente. Lui lo cancellò, ma su Google digitando il nome di questa mia amica ancora appariva l’articolo nei risultati di ricerca della prima pagina. Ovviamente non sto qui a spiegare che cosa avrebbe dovuto fare per far togliere quella scritta da Google…
    Purtroppo è molto difficile tenere sotto controllo la credibilità di qualcuno o qualcosa….Magari mentre io sono qui a scrivere questo commento c’è qualcuno nella rete che sta scrivendo che io sono un gay pensionato di 95 anni…e io non potrò far niente per sovvertire l’opinione che si faranno le persone che leggeranno questo. A volte è anche questione di fortuna.

  3. Pingback: Citofonare al Direttore | Il Giornalaio

  4. Danderoz

    Articolo completo ma manca di un aspetto fondamentale. Twitter ha già un sistema interno di credibilità che usa un bollino blu per confermare l’identità dei vip, non so come funzioni ma non ho mai letto di fake con questo sistema.

  5. Marco Massarotto

    Uhm, Google indicizza le pagine, se un testo rimane è perché qualcuno lo sta pubblicando/ripubblicando e non per “colpa” di Google. Il problema è diverso nella sostanza, anche se in termini generali stiamo parlando correttezza dell’informazione e tutela dell’immagine. Il tuo caso sfiora la diffamazione (una persona dice cose false su di te), qui si sta “impersonando” qualcuno (peraltro un ministro) senza che il servizio in questione (Twitter) offra strumenti/supporto per far chiarezza

  6. riccadinhoRiccadinho

    Diciamo che un altro errore è quello dei giornalisti che prendono per oro colato tutto ciò che cola dai social network.
    D’accordo che la situazione è cambiata, d’accordo che ormai sono i vip stessi a dare notizia di loro o scoop fotografici, ma un buon giornalista ha il dovere di verificare le fonti.
    Se un giornalista cita un commento solo perché un account porta il nome di una persona famosa, senza verificare la fonte se sia vera o falsa, pecca di negligenza, è forse molto semplice per un qualcuno che scrive, entrare in Twitter, seguire chi interessa e aspettare che la notizia gli piombi sotto il naso, si va per “sentito dire” e questo genera confusione.. molta più dei fake accounts !

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