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Il tuo vaccino è di marca?

🇬🇧 English below. 👇

Tutto è cominciato con la corsa ai vaccini. Con discorsi sul fatto che fosse importante ce ne fossero più di uno (la cara vecchia e sana concorrenza, insomma).

Quale sarà “il più veloce“: Pfizer/BionTech, Astra Zeneca o Moderna? E questo lo rende un vaccino migliore o frettoloso e pericoloso, meno sicuro? Anche l’attesa con le date, le code, i punti di distribuzione ricalca il modello delle release dei prodotti di avanguardia come un ultimo modello di iPhone.

Si è parlato anche di origine e filiera produttiva: il vaccino russo, cinese, americano, tedesco, turco, tedesco-turco, inglese… come le olive o le nocciole: piemontesi o turche?

Dopo è stato il momento della corsa sui tempi di consegna e di disponibilità (stock) e del conseguentemente approvvigionamento: 200 milioni di dosi, 600 milioni di dosi, 1 miliardo di dosi. Quale produttore ne avrà per tutti?

A ruota è arrivata la competizione sull’efficacia: 90%, 94%, 94,5%, 95% il mio vaccino vaccina più del tuo. Ma mancano ancora i test e le approvazioni delle varie agenzie governative (FDA, EMA etc tc). Una vera e propria fora di pubblicità comparativa.

Una ulteriore, seppur minoritaria, discussione ha avuto luogo sugli ingredienti, chiamiamoli così, dei vari vaccini o sulla ricetta: uno va conservato in frigo per preservare (la freschezza?) l’efficacia, un altro ha l”RNA messaggero” e la memoria (quanta?) anticorpale.

Più ci avviniamo al lancio più arrivano altri elementi di assonanza con la gramatica e la logica dei brand: i test e i focus group (qui cavie o volontari).

Poteva mancare il purpose? Distinguere cioé tra un vaccino che “protegge solo chi lo fa” rendendolo immune dalla malattia oppure un altro che “svolge una funzione sociale” arginando la diffusione del virus? No che non poteva.

Ci sarà un certificato (di autenticità?) per dimostrare che si fatto il vaccino: ripoterà anche quale si è fatto? Andrà bene un vaccino qualunque in tutto il mondo o ci saranno Paesi che avranno delle white list di vaccini riconosciuti?

Infine la distribuzione, con una campagna a nostro modo di vedere quanto mai inopportuna e sballata nelle priorità strategiche e nei toni il governo ci informa che ci sarà un vero e proprio roadshow con tanto di padiglioni a forma di primula nelle piazze italiane.

Insomma che siano le marche a inseguire i modelli sociali o viceversa è realistico pensare che la “marca” dei singoli vaccini possa giocare un ruolo non secondario nella scelta governativa, individuale e nelle vite dei vaccinati.

Vi vengono in mente altri esempi di Vaccin Branding? Lasciateli nei commenti così che si possa integrare il post.

🇬🇧 What brand is your vaccine? 🇬🇧

It all started with the vaccine rush. With discussions about the fact that it was important that there were more than one (good old and healthy competition, in short).

Which will be “fastest“: Pfizer / BionTech, Astra Zeneca or Moderna? And does that make it a better vaccine or hasty and dangerous, less safe? Even the wait with dates, queues, distribution points follows the model of the releases of cutting-edge products such as a latest model of the iPhone.

There was also talk of origin and production chain: the Russian, Chinese, American, German, Turkish, German-Turkish, English vaccine … like olives or hazelnuts: Piedmontese or Turkish?

Then it was time for the race on delivery times and availability (stock) and the consequent supply: 200 million doses, 600 million doses, 1 billion doses. Which producer will have it for everyone?

Next came the competition on effectiveness: 90%, 94%, 94.5%, 95% my vaccine vaccinates more than yours. But the tests and approvals of the various government agencies (FDA, EMA etc tc) are still missing. A form for comparative advertising indeed.

A further, albeit minority, discussion took place on the ingredients, let’s call them, of the various vaccines or on the recipe: one should be kept in the fridge to preserve (the freshness?) The effectiveness, another has the “messenger RNA” and the memory (how much?) antibody.

The closer we get to the launch the more other elements of assonance with the grammar and logic of the brands arrive: tests and focus groups (here guinea pigs or volunteers).

Could the purpose be missing? That is, to distinguish between a vaccine that “protects only those who do it” making them immune to the disease or one that “performs a social function” by stemming the spread of the virus? No he couldn’t.

There will be a certificate (of authenticity?) To prove that the vaccine was made. Will any vaccine be fine anywhere in the world or will there be countries that will have white lists of recognized vaccines?

Finally, the distribution, with a campaign in our view very inappropriate and busted in strategic priorities and in tone, the government informs us that there will be a real roadshow with lots of primrose-shaped pavilions in the Italian squares.

In short, whether it is brands that follow social models or vice versa, it is realistic to think that the “brand” of individual vaccines can play a non-secondary role in the government, individual choice and in the lives of the vaccinated.

Can you think of other examples of Vaccin Branding? Leave them in the comments so that we can integrate the post.