Face-Marketing

Nelle ultime settimane su facebook (giunto recentemente a pare 7,5 milioni di account italiani) si sono verificati due fenomeni con delle caratteristiche comuni:

una diffusione a crescita esponenziale tipica dei sistemi virali, così come definiti dal modello matematico Kermack McKendrick.

un uso spontaneo, da parte di molti utenti, della propria faccia, o meglio della propria foto-profilo (o buddy icon o profile picture, per essere pignoli) per una causa ben precisa.

Mi riferisco a due casi. Il primo è l'”oscuramento” del proprio profilo caricando una foto tutta nera invece della propria faccia, in relazione al caso Eluana Englaro.

Il secondo è il fenomeno “Obamicon” in cui un giornale online americano ha consentito di “modificare” una propria foto secondo gli stilemi di una famosa foto di Barack Obama. In pochi giorni il fenomeno ha preso diffusione planetaria e le persone, con la loro nuova faccia Obamizzata, hanno iniziato a parlare sostituendo la parola CHANGE (slogan di Obama) con i loro sogni, desideri, programmi politici.

Due iniziative tanto diverse nel mood, ma così vicine nel mezzo usato: la propria faccia appunto e entrambe con una diffusione rapida e notevolissima attraverso le reti sociali e facebook in particolare.

Curiosità.
L’iniziativa spontanea di Eluana (foto nere – spente – al posto della propria foto-profilo) si sarebbe potuta prestare anche a sostenere un’altra iniziativa di face-marketing accaduta nei giorni seguenti: M’Illumino di meno, promossa QUI dalla trasmissione radiofonica Caterpillar e in molti altri gruppi spontanei. L’invito a “spegnere” qualcosa durante un giorno convenzionato sarebbe stato benissimo rappresentato da foto-profilo “oscurate”, ma quel modo di “cedere” la propria identità era già “preso”. Quindi l’invito è stato di mettere al proprio della foto-profilo la lampadina simbolo dell’iniziativa.

Conclusioni.
Potrà sembrare un gesto semplice e spensierato, ma nasconde un segnale molto forte: in entrambi i casi è stata ceduta pubblicamente la propria identità. A una causa o a un uomo politico, ma le persone ci hanno letteralmente messo la faccia. Si sono schierati nel modo più forte: trasfigurandosi o annullando la propria immagine nella causa.

Provate a immaginare quanto possa essere difficile convincere qualcuno a consentirvi di usare la sua faccia per una campagna, e capirete la portata di questi due avvenimenti favoriti dalle dinamiche e dalle interazioni delle reti sociali.

Qualche domanda.

– Facebook e i social network creano nuove forme di identità?
– Rendono più debole o più ampia e potente la nostra identità reale?
– Ci espongono maggiormente al marketing e ai media o ci rendono più forti e in controllo, diventando “Noi” i media?

Voi che ne pensate?

Se ne parla anche su facebook

Annunci

6 pensieri su “Face-Marketing

  1. Marco

    I due fenomeni mi sembrano abbastanza diversi (espressione del sé attraverso stilemi comuni vs soppressione della propria immagine come sostenimento di una causa comune), ma non per questo sono poco interessanti, grazie della segnalazione.

    Caterpillar ha unito la causa al marketing attraverso Facebook. Occulta se stesso e mette sotto i riflettori la causa che sostiene, dopodiché invita gli utenti a fare altrettanto.

    Il circolo è virtuoso: tutti fanno “del bene” e Caterpillar ci guadagna in notorietà, anche attraverso Facebook.
    Non resta che valutare l’iniziativa: verificando quanti conoscono il legame tra “M’illumino di meno” e Caterpillar

  2. zen

    Bella Marco,

    Avendo partecipato a entrambe le iniziative, mi sento di dare le mie motivazioni.

    In entrambi i casi, c’era la volontà di impegnarsi in prima persona – anzi, letteralmente, metterci la faccia – in qualcosa in cui si credeva.
    Alcuni potrebbero obiettare che ci sono altir modi in fazzalibro per esprimere la propria partecipazione, dai gruppi alle causes, ma è evidente che questi mezzi ormai sono sputtanati, vista la proliferazione di gruppi e cause dai nomi dubbi o dagli obiettivi velleitari. Ormai, nn si nega più l’adesione ad un gruppo. E’la banalizzazione di un’espressione per cui, per le cause importanti, bisogna trovare altri mezzi.

    Le iniziative di cui parli tu sono molto diverse: da una parte si protesta contro, si è indignati contro il vergognoso teatrino della politica che ha speculato intorno al letto di una ragazza morente, dall’altra invece c’è la speranza per un periodo di rinascita dopo anni bui. Sia il caso della englaro che l’obamizzazione sono quindi accomunati da una forte carica emotiva.

    Peraltro, ti cito altre due curiosità. All’inizio il riquadro per la englaro era completamente nero, ma venne ripreso anche dai cattolici integralisti che han tentato di cavalcare un’iniziativa ma con finalità di protesta, ocmpletamente opposte rispetto a chi, credo, l’aveva lanciata per prima.

    Per Obama, invece, citerei anche l’applicazione che nei giorni delle elezioni negli US donava lo status a favore di Obama. Anche lì le persone – anche chi non votava negli US – ci mettevano la faccia ma forse ne hai già parlato.

    ciao
    zen

    PS ma quan

  3. Felice Di Lernia

    Ciao a tutti,
    ho letto sul nuovo Wired italia un articolo molto interessante che parla dell’utilizzo delle buddy icon su Facebook per una causa molto importante:
    un gruppo di Facebook denominato “6 aprile” composto da 70mila ragazzi sta mettendo in imbarazzo il regime trentennale egiziano. Per la prima volta da trent’anni a questa parte in Egitto si sono potute parlare e organizzare così tante persone senza il controllo del regime.
    E’ un esempio tangibile di come si possono utilizzare i social media per operazioni che con altri media classici sono impossibili data la loro uni-direzionalità.
    Questi fenomeni virali, a mio avviso, vanno difesi da chi crede di poter controllare i media o da chi crede che la popolazione non sia abbastanza matura da poter ricevere informazione libera.

  4. Valentina

    Io credo che questa sia soltando la dimostrazione di come i media sociali stanno agevolando dei fenomeni nuovi di partecipazione alla vita sociale.

    Per rispondere alle tue domande:

    Credo che i sociali network non stanno creando nuove forme di identità ma stanno rendendo più ampia e potente la nostra identità reale.
    Grazie a Facebook e simili riusciamo ad esprimerci, a dire la nostra e a metterci la faccia.
    E’ vero siamo esposti maggiormente alle operazioni di marketing ma credo che si sta acquistando la capacità di governare e controllare queste dinamiche.

    Ciao
    Valentina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...