Gestire i Social Media sta diventando un problema?

Debora Serracchiani posta su flickr la sua sidebar di facebook. Thanks for sharing, Debora: ti uso come cavia, a questo punto. Nell’immagine vediamo molti dati significativi, uno in particolare: 2.358 richieste di amicizia inevase. Ora le alternative possono essere:

– Debora Serracchiani trascura facebook e le tantissime richieste si sono accumulate nel tempo.

– Debora Serracchiani NON trascura facebook, ma ha oggettivamente difficoltà a tenere il ritmo con la sua popolarità crescente.

In entrambi i casi in questo momento facebook sta rappresentando più un problema che un’opportunità per la giovane politica. Quanti elettori mancati si annidano tra i 2.358 amici non accettati? Quali occasioni di incontro andate perse si nascondono in quei 248 inviti ad eventi senza risposta? E la presenza di Debora e la sua partecipazione in quei 1.257 gruppi a cui non si è ancora iscritta quanto avrebbe potuto aiutarla politicamente? Se a ciò aggiungiamo che un giovane politico oggi non può trascurare altri stumenti quali, per citarne solo alcuni, YouTube, Flickr e diciamo un blog il risultato è che un politico, anche solo emergente e con un seguito limitato, rischia di non farcela a gestire la sua immagine in prima persona. Ma il senso del web dei social network non era proprio questo: il dialogo diretto? E quindi?

 Far rispondere un segretario non si può, sarebbe (giustamente) un piccolo scandalo. Anche se certe funzioni in realtà un Personal Assistant potrebbe assolverle. Si aprono quindi due scenari.

Fino a dove un politico sui social media può “farsi sostituire”?

I Social Network possono paradossalmente tornare a diventare strumenti di comunicazione di massa (one to many)?

 

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23 pensieri su “Gestire i Social Media sta diventando un problema?

  1. Nereo

    Messo che lo scopo finale sia sfruttare questi canali a scopo elettorale, la soluzione potrebbe essere “alla Obama”: posto che un profilo personale ce lo devi avere e che più sei conosciuto meno avrai modo di gestirlo personalmente, farei tutto attraverso gruppi di supporter.

    In questo modo altre persone si occuperanno di promuovere la tua immagine e le tue idee (e anche di scoprire se ci sono persone in grado di dare un contributo alla tua campagna) e allo stesso tempo ti puoi muovere in modo etico perché ti avvali di collaboratori che ci mettono nome e cognome e non solo segretari che rispondono usando la tua identità.

    A vederla da fuori è come se aumentassi “di un livello” la tua presenza nei SN cioè non sei più solo ma una piccola rete che ti promuove.

  2. postoditacco

    Restando su Fb come esempio, direi che la gestione di eventi e amici (invio e ricezione di richieste di amicizia) la si possa demandare, mentre le discossioni assolutamente no.
    Effettivamente sta diventando (anzi, lo è già) un problema l’enorme rumore di fondo che, da un lato rischia (come giustamente osserva il post) di disperdere contenuti interessanti e importanti (nel caso specifico il dialogo di figure politiche), mentre dall’altro richiede profonde riflessioni sull’utilizzo dello strumento, in particolare per gli iscritti dell’ultima ora.

    Ridurre il rumore di fondo è una necessità, e per far ciò occorre passare attraverso una migliore gestione della propria net reputation, della propria rete di contatti, dell’iscrizione a gruppi improbabili (ad es. insieme a Catepol teniamo in piedi questo gruppo per sensibilizzare in tale senso), dell’aggiunta di applicazioni insulse (a cui peraltro forniamo i nostri dati), della condivisione di contenuti di qualità, da parte di tutti.
    Penso che la sidebar di Debora parli da sola.

    Senza queste condizioni, la soglia per ascoltare e farsi ascoltare diventa molto alta e può scoraggiare anche un early adopter, cosa che infatti sta già avvenendo (vedi migrazioni da Facebook a Twitter/FriendFeed).
    Roberto

  3. Pingback: Nicola Mattina Blog » Blog Archive » Debora Serracchiani travolta da Facebook

  4. Pamela

    Ciao,
    In effetti la delega, almeno di alcune attività, diventa necessaria; è impossibile gestire un così vasto numero di contatti e richieste. Un mix tra i suggerimenti di Nereo e di Roberto.
    I gruppi di sostegno, un personal assistant, o anche un addetto alla gestione degli account (per quel che concerne la parte operativa), possono essere una soluzione; diventa molto più agevole dare delle indicazioni che poi qualcuno metta in atto.
    Fermo restando che questi addetti diventino solo ‘la mano che scrive’ e il politico ( o l’azienda, o altro) rimanga la testa da cui escono i pensieri.
    Pamela

  5. Claudio

    Voglio solo precisare che le richieste di amicizia non accettate da Debora sono dovute solo al fatto che Facebook sul profilo personale non accetta più di 5.000 amici, limite già raggiunto da molto tempo.

  6. postoditacco

    Aggiungo a quanto detto da Claudio che il limite di 5 mila amici è stato rimosso da Facebook lo scorso 9 marzo, ma solo per i profili pubblici.
    Quello di Debora probabilmente è privato.

  7. Marco

    Grazie Claudio per la precisazione. Resta il fatto che un personaggio pubblico si “scontra” con delle difficoltà tutte particolari nella gestione dei social media. Comunque continuate l’ottimo lavoro!

  8. Paolo Coppola

    x postoditacco: il profilo di Debora e’ pubblico, ma il limite dei 5000 amici c’e’ ancora… 😦

  9. postoditacco

    @Paolo Per pubblico ovviamente intendevo “personaggio pubblico”, nell’accezione del termine secondo Facebook, del quale si può diventare fan, non certamente “profilo lucchettato”.

    Ad esempio, questa è la pagina del personaggio pubblico, il politico Debora Serracchiani, di cui è possibile diventare sostenitore: ha oltre 8.700 iscritti ed è la tipologia che può e deve sfruttare la Serracchiani per dialogare con i cittadini.

    Questo invece è un gruppo dedicato a Debora Serracchiani e aperto da terze persone: conta 417 iscritti ed è aperto sia alle iscrizioni che alle discussioni.

    Questa infine è la *pagina personale* della cittadina Debora Serracchiani, limitata a 5 mila iscritti come qualunque mortale.

  10. Paolo Coppola

    Beh, si’, li conosco tutti 😉
    Evidentemente non avevo capito cosa intendessi con “probabilmente è privato”.

  11. Rosario Toscano

    A mio avviso diventa un problema quando ci si lancia a utilizzare i social senza alcuna “strategia”. Magari l’iscrizione Fb è stata fatta perché “era meglio esserci”. In fondo, come qualcuno ha detto, se si prevede un account che fa da filtro può essere un gran mezzo di comunicazione e interazione. A quel punto il politico, che vuole davvero comunicare, può farlo in prima persona; anche perché non credo che migliaia di persona al giorno commenteranno e se mai succederà significa che si sta facendo un buon lavoro. 😉

    E’ un peccato che già si parla di problema dei social, per lo meno in questo caso poteva non essere un problema se gestito meglio.

  12. Pingback: Politica e Web 2.0: (timidi) tentativi di approccio | kawakumi.com

  13. Tomaso

    Mi sembra che il web 2.0 fosse l’alternativa, almeno così avevo letto o compreso qualche tempo fa, al vecchio modo di comunicare cd 1.0 organizzato e gestito in modo unidirezionale dai singoli con propri uomini e strumenti per ottenere un’immagine, al mondo dell’interazione.

    Siamo già al limite del modello? Come faccio a interagire “realmente” se le richieste sono al di sopra delle mie possibilità umane? Devo strutturarmi, mi rispondete. Bene allora vi rispondo, per fare un parallelo “aziendale”, che un tempo si era partiti con l’ufficio vendite poi si è sviluppato in staff alle vendite l’ufficio marketing e dopo un pò l’ufficio marketing incorpora l’ufficio vendite….Insomma si ripensa nuovamente al modo di fare marketing….

    Non capisco,

    Ciao
    Tom

  14. Marco Massarotto

    Il problema, poi Tom, si fa sentire in modo particolare per un personaggio politico. mentre un’azienda può “schierare” varie persone che si occupano del prodotto a diverso titolo, il Politico è uno e anche le sue giornate durano 24 ore. La chiave forse, come suggerisce Nicola Mattina nel suo blog (v link sotto) è “attivare reti di supporter”

  15. marcobardus

    Ciao Marco,

    prima di tutto grazie per lo spunto di riflessione e per la chiave di lettura che hai offerto.

    Permettimi di aggiungere i miei due cent riguardo alle domande che lasci in fondo al post:

    1) Fino a dove un politico sui social media può “farsi sostituire”?
    Mi trovo molto d’accordo con l’argomentazione di Nicola e non vedo molte differenze con ciò che accade nella vita quotidiana di un politico, di un personaggio dello spettacolo o di una persona “pubblica”.

    Restiamo nella politica o nell’ambito della comunicazione pubblica. Come non è umanamente possibile che questi risponda personalmente a tutte le telefonate o alle email che arrivano, così non è umanamente possibile seguire tutti i possibili commenti e richieste di amicizia in un social network affollato come Facebook.

    Ecco perché esistono le figure di portavoce, ghost-writer, segretari e portaborse, che hanno il compito di filtrare messaggi, preparare discorsi rispondere alle email o al telefono per conto di Tizio o Caio. Oggi a quanto pare prendono il nome di Personal assistant o “digital assistant”, ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

    Un consulente o un responsabile della comunicazione dovrebbe essere a mio avviso capace di occuparsi del proprio “candidato brand” a 360 gradi, intervenendo nella gestione dei diversi pubblici di riferimento (off e online). Non ci trovo nulla di diverso da quello che accade in altri contesti: i presupposti a mio avviso sono: 1) fiducia reciproca; 2) professionalità; 3) trasparenza e 4) correttezza da ambo le parti.

    Come dice giustamente Rosario Toscano ci vuole anche una strategia. Nel caso di Debora intravedo una strategia di fondo e il tutto è partito da YouTube e poi da Facebook per poi estendersi ad altri social media (Flickr, Twitter, ecc), con l’intento di utilizzare le potenzialità di questi strumenti.

    I Social Network possono paradossalmente tornare a diventare strumenti di comunicazione di massa (one to many)?
    Dipende da come li si usa e per quali scopi o obiettivi. Il già citato Obama (o chi per lui) ha sfruttato il potenziale della rete per mobilitare milioni di individui e ha scelto – tra i tanti – Facebook, che è il sito di social network che sta crescendo più velocemente. E’ una scelta strategica o di convenienza, non è questo il punto. Non mi si dica che però il modello comunicativo dei politici su Facebook è one-to-one o, come direbbe James Grunig, “simmetrico a due vie” (“two way symmetrical”).

    Certo, come ben sottolinei tu, il senso dei social network (o più in generale di gran parte delle applicazioni web 2.0) sarebbe l’interazione e il dialogo diretto, la partecipazione, la discussione, ecc. Tutto vero, ma forse dimentichiamo che in quanto esseri umani abbiamo tutti dei limiti nella gestione delle nostre reti sociali (vedi il famoso numbero di Dunbar).

    Facebook non è altro che un’estensione “virtuale” delle nostre reti sociali “reali” (passami i due termini), dove i limiti “umani” possono essere travalicati, ma le reti sociali hanno pur sempre un limite (5000 amici per il profilo privato, e a tutti gli utenti di FB per le pagine).

    Il problema è comunque portare nel reale ciò che accade nel virtuale: da un lato attivare reti di supporter e dall’altro portare a casa voti veri e non solo “intenzioni di voto”.

  16. PB

    x postoditacco: il profilo di Debora e’ pubblico, ma il limite dei 5000 amici c’e’ ancora… 😦

  17. Gianni

    Secondo me è inevitabile che la presenza sui social network di personaggi importanti sia in qualche misura gestita da assistenti e collaboratori più o meno stretti.

    Già adesso la vastissima attività editoriale di molti vip, giornalisti e scrittori spesso viene gestita da collaboratori o da vere e proprie redazioni.

  18. Pingback: La parabola di Debora Serracchiani | .commEurope

  19. Francesco Tedeschi

    Per me stiamo tutti imparando a usare questi strumenti.
    Per me forse sarà meglio, per i politici, tenere un bel blog, con la possibilità di leggere gli umori del pubblico di riferimento in relazione a ciascun argomento postato, piuttosto che aggiungere “amici” a caso su linkedin, facebook, e compagnia

    Le “amicizie” di Facebook si rifanno a contatti reali, magari gente conosciuta sul social network, ma con la quale si condivide almeno un interesse comune, se non un amicizia preesistente.

    A me di essere “amico” di un politico che tanto aggiunge tutti, interessa poco.

    Come dice il personaggio di Dani Boom nel film “Il mio migliore amico”: essere amici di tutti significa essere amici di nessuno 😉

  20. Pingback: Metafora AD Network » Blog Archive » Trasparenza e metadati, per un nuovo contesto: il Data Web Marketing

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