Rete e democrazia, ne parliamo in attesa del 4 febbraio a Venezia?

Michele Vianello, già Vice-Sindaco illuminato di Venezia, fautore di Cittadinanza Digitale e del WiFi pubblico nella città lagunare e di molti altri progetti “di Rete”, è ora direttore del Parco Scientifico e Tecnologico VEGA. Il 4 febbraio presso il VEGA si terrà LUMINAR 9: Internet e umanesimo. Internauti, pirati e copyleft nell’era “.torrent”.

Michele mi ha invitato a parlare nel panel Rete e Democrazia (politica e neutralità della rete), moderato da Luca Dello Iacovo e assieme a Vittorio Zambardino, Linda Lanzillotta, Michele Vianello stesso e Fiorello Cortiana. Sono grato a Michele di ciò per vari motivi: Venezia è la città dove sono cresciuto, il tema riunisce i miei studi (la Giurisprudenza) con la mia pratica lavorativa (il Web), finalmente posso fare due chiacchiere dal vivo e non via facebook con Zambardino che una volta ha anche ripreso un mio status di FB per farne un post su Scene Digitali, così lo ringrazio… 🙂

Detto ciò mi muovo oggi per chiedere anche il vostro aiuto. Io sto con NN Squad e vedo la Net Neutrality “à la Tim Berners Lee, e cioè:

Vent’anni fa, gli inventori di Internet progettarono un’architettura semplice e generale. Qualunque computer poteva mandare pacchetti di dati a qualunque altro computer. La rete non guardava all’interno dei pacchetti. È stata la purezza di quel progetto, e la rigorosa indipendenza dai legislatori, che ha permesso ad Internet di crescere e essere utile […]

In chiave utilitaristica, e lasciando fuori posizioni politiche o filosofiche, una rete neutrale è un territorio più fertile per l’innovazione, una rete dove i principi di Net Neutrality vadano persi porrebbe delle barriere all’ingresso probabilmente più alte per start-up e nuove imprese a carattere digitale. Ho personalmente e professionalmente anche una forte propensione a portare il discorso verso i contenuti e le licenze: Creative Commons e il recentissimo Public Domain Manifesto. Non trovo i due temi così lontani, si tratta di tutelare la libera circolazione delle idee, dell’informazione; dal punto di vista dell’infrastruttura o della norma poco cambia.

È anche vero però che il tema è complesso e sfaccettato, perché non mi comunicate il vostro modo di vedere la Net Neutrality oggi, nel febbraio del 2010 e quelle che secondo voi sono le istanze più urgenti e posso farmene ambasciatore in caso?

._

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9 pensieri su “Rete e democrazia, ne parliamo in attesa del 4 febbraio a Venezia?

  1. lindalov

    Che bella cosa, complimenti! Facci sapere poi come è andata.

    Io credo che ogni cosa abbia i suoi rischi e pericoli. Tentando di ridurli si rischia però di ridurre anche la possibilità di creare, di spaziare, di provocare, di, appunto, innovare.

    Internet è un mezzo ma son le persone che lo usano e che gli danno un senso. Detto questo, il mezzo in sé non è sbagliato e deve essere lasciato “libero” semmai son le persone che ne possono fare un uso non appropriato. Internet ha un grosso potenziale: può creare un ordine e sovvertirlo allo stesso tempo. Micidiale e affascinante!

    Per quanto riguarda abusi, violazioni di diritti umani e quant’altro dico che debbano essere gli stessi utenti a denunciare dove si può e poi dare tutti gli strumenti necessari a esperti ed esterni perché si occupino di tali violazioni.

    Anche la democrazia come ideale avrebbe dovuto “proteggere” e salvaguardare ideali, persone, cittadini, diritti. Non mi sembra (lo dico per riportare un esempio lampante)

    Non so quanto le mie idee siano appropriate o sensate, spero comunque ti siano utili e gradite!

    In bocca al lupo
    LL

  2. Alessandra Rossi

    Salve Marco, appoggio pienamente la tua vision a “la Tim Berners Lee” e convengo che ci sia molto da fare ancora sull’aspetto giuridico della Rete, compresa la percezione della “pirateria” vera e presunta.

    Però questi “incontri al vertice” sui temi dell’Internet che vedo susseguirsi da quasi tre lustri mi lasciano parecchio tiepida, abbi pazienza… Intanto sarebbe ora che si facessero non fisicamente ma in videoconferenza con la possibilità del pubblico di partecipare un minimo, in tempo reale (bastano un moderatore ed un buon server).

    Capisco che sia un piacere stringersi la mano con Zambardino o col vicesindaco ed andare a cena insieme, ma mi chiedo sempre “chi paga?” per le spese logistiche (non parlo di *questo* caso, ma dei pubblici convegni in generale) sapendo che Totò ha già la risposta ;-).
    Inoltre i veri approfondimenti e cambiamenti riguardo ad Internet si fanno su Internet – come è accaduto con innumerevoli petizioni ben prima dell’avvento dei blog.

    BTW l’utilità che vedo in questa iniziativa è in primis quella di affermare con forza la libertà della rete contro ogni tentativo del Governo in carica – o chi per lui – di controllarla e censurarla. Dopo il sorpasso dei giovani che al 54% prediligono il web rispetto alla TV (avvenuto nel 2008) non è difficile immaginare che ci sia chi vede nell’Internet un pericolo mortale per i propri flussi di cassa e tenti di imbrigliarlo.

    Sull’editoria cartacea e/o digitale suppongo ci sia da disquisire per il prossimo decennio durante il quale ci saranno sicuramente molte innovazioni (l’IPad mi garba assai come concetto e strumento per leggere news). Possiamo ragionevolmente ipotizzare che la carta sarà sempre usata per i libri e sempre meno per i quotidiani.

    En-fin auspico – ma ci spero poco – che il supporto digitale soppianti i libri nella pubblica istruzione, dove l’intercultura e l’innovazione farebbero (il condizionale è d’obbligo) la differenza. Macchételodicoaffà? 🙂

    Saluti maremmani,
    Ale

  3. Gianluca

    Marco, purtroppo non potrò venire, ma mi sembra un tema tanto attuale quanto critico in questo momento.
    Ho avuto modo di raccontare ad un mio collega di San Francisco e a lui sembravano storie dell’altro mondo:
    – gli effetti del decreto pisanu
    – la censura di siti internet
    – l’equo compenso
    – lo sceriffo digitale

    tutto questo genera il fatto che oggi il 50% degli italiani non ha una connessione broadband. La situazione è pessima, fate sentire la vostra voce. Ciao

  4. Mimmo

    Bravo Marco, non ti dimenticare di fare un giro sulla proposta di digital media in italia:

    http://www.dmin.it/specifiche/proposta-completa.htm

    credo tu possa trovare spunti interessanti (per altro guido scorza oltre ad esserne membro ha fortemente contribuito parte che riguarda gli interventi legislativi che accompagnano la proposta medesima….

    Mimmo

  5. maddalena mapelli

    ciao Marco, solo ora trovo il tempo per mettere ordine alle slide che sto preparando per domani e… visto che intervengo, se ho ben capito, prima di te, mi ha fatto piacere leggerti qui e iniziare a “condividere”. Il tema in effetti è davvero vasto. Con il gruppo di ricerca di Ibridamenti è da parecchio che cerchiamo di “osservare” da vicino le dinamiche e le interazioni in rete, con un approccio psico-antropologico e semiotico. E… concordo: la rete deve restare il più possibile neutrale e non devono esserci forme autoritarie di censura. Quello che tuttavia osserviamo è che i singoli “dispositivi” all’interno della rete – come Facebook per esempio, che va per la maggiore – sono solo apparentemente ambienti neutrali.
    Ad una lettura più attenta si rivelano dispositivi persuasivi e omologanti, che veicolano comportamenti precisi. Ecco che l’aspetto “umano”, le risposte del singolo utente appaiono tanto più creative e “personali” quanto più riescono ad aggirare il dispositivo stesso, quanto più vanno contro ciò che è “consentito” ed “esplicito” su Facebook. Se hai voglia un paio di appunti li ho già scritti qui: http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2010/01/facebook-e-un-dispositivo-persuasivo-e-omologante/

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