Unboxing the “Autographer”. La macchina fotografica che scatta da sola.

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Autographer @ Blogfest 32013, a set on Flickr.

Il Wearable Computing (definizione) sta affermandosi come una tendenza dalle molte applicazioni pratiche. Se da un lato siamo ancora lontani da una integrazione profonda con capi di abbigliamento e accessori, dall’altro i primi “SmartWatch” stanno facendo capolino sul mercato.

Un settore che trovo particolarmente affascinante, per le implicazioni su molti livelli che proveremo ad analizzare in seguito, è la Wearable Photography. E un device nuovo e interessante, che unisce “vestibilità” (seppur minimale) e automazione è l’Autographer.

Si tratta di una macchina fotografica dotata di vari sensori, da fissare con un clip ai propri vestiti e che scatta in automatico un certo numero di foto l’ora. le immagini si possono gestire da una App che dialoga col device via Bluetooth.

Ce ne è arrivata una e assieme a TIM la testeremo durante la Blogfest 2013. Per un giorno alcuni blogger italiani la indosseranno mentre saranno a Rimini per il classico appuntamento della Rete italiana scatteranno foto involontarie su cui discuteremo assieme domenica alle 12 a un panel intitolato: Wearable Photography: quando decide il device con Andrea Beggi, Antonio Pavolini, Luca Alagna, Davide Bennato, Antonio Mulè.

L’Autographer è dotata di:

Magnetometro, pèer calcolare in quale direzione è orientato l’obiettivo

Termometro, non ho capito bene a cosa serva 😉

Motion detector (PIR) a infrarossi per individuare il movimento degli oggetti

Colour sensor per aggiustare la luminosità

GPS per geolocalizzare le immagini

Accelerometro per la stabilità

Le caratteristiche tecniche, di portabilità e di interfaccia la rendono interessante sotto vari aspetti, che discuteremo nel workshop domenica mattina a ingresso libero. I primi che mi vengono in mente, ma sono sicuro ne arriveranno molti dai nostri panelist di domenica e, spero, anche qui nei commenti, sono:

1) Privacy. La autographer si nota pochissimo ed è impossibile capire se è spenta o accesa o accorgersi quando sta scattando. Non ha ancora una feature che pubblica le immagini in automatico, ma siamo convinti arriverà prezzo e online finiranno bambini, persone, situazioni senza filtro. Forse le domande conviene iniziare a porsele da oggi. Lasciata in ufficio o casa può diventare strumento di sorveglianza o spionaggio.

2) Random Style? Riuscirá la foto random a imporre uno stile come hanno fatto i filtri con Instagram? Noi lo dubitiamo, ma proviamoci… 🙂

3) Nuovi punti di vista. Dal punto di vista (scusate il gioco di parole) della Tecnica Fotografica un device che non si colloca né ad altezza sguardo, né sopra la testa (il punto di vista usuale delle macchine digitali) nè a altezza petto, stile Hasselblad, ma ogni volta in un punto diverso aumenta ancora di più la variabilità del punto di vista (spesso anche inadatti, ma figli del loro tempo, quello del mobile lifestyle) che il proliferare dei device ha introdotto rispetto alla fotografia classica.

4) Narrazione e intenzione. Il device diventa voce narrante, togliendoci la scelta di cosa fotografare, ma decidendolo in base a parametri e sensori. Uno storytelling casuale e impersonale: funzionerà nel lungo periodo, anche solo come voce secondaria e eventuale?

5) Voi che ne pensate? Mandateci le vostre domande, dubbi o idee sulla wearable photography e sulla autographer. Ne parleremo tutti assieme domenica mattina alla Blogfest.

UPDATE  24 settembre 2013

Il Panel alla Blogfest è stato rico di stimoli, trovate qui una interessante sintesi di Luca Valente. Leggi i Tweet su #Autographer La Gallery di una selezione di foto “autoscattate” dal device la trovate qui. La considerazione conclusiva è che l’Autographer è un oggettino carino, che apre scenari interessanti, scatta foto decenti di giorno, ma (per l’assemblaggio che ha ad oggi) non vale nemmeno un quarto delle 400 sterline che costa. Teniamo gli occhi aperti sull’argomento “Wearable Photography” e privacy, comunque.

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