Arrampicarsi sugli spaghi

È da tanto, anzi da tanti (casi), che volevo metter giù due righe su questo argomento: le scuse delle aziende che hanno fatto una comunicazione offensiva o ritenuta offensiva da/per qualcuno.

Pasta dal "sapore littorio", La Molisana nella bufera: "Nessun intento  celebrativo"

Quesa settimana è il turno di Pasta La Molisana (che premetto ho acquistato spesso e mi piace molto, per cui sono anche dispiaciuto nel sapere ora come la pensano…) e di scoprire che ha un “sapore littorio” (qualunque gusto abbia 😀 ). Ma a tanti altri è toccato prima. A Barilla nel 2013, quando il suo patrón Guido disse che “non avrebbe mai fatto una pubblicità con una famiglia gay“.

Barilla: "no a spot famiglie gay". Ed è bufera su Internet | WSI

Bón, hai tendenze omofobe, ora lo sappiamo. E in Molisana qualcuno evidentemente strizza l’occhio (e non da oggi) alla destra (filo-fascista?).

Si può fare eh, si può connotare il proprio brand di qualunque “sapore” politico o sociale si voglia. Quello che non si può fare è, dopo, dire che “ci si era sbagliati”.

Sbagliarsi è un’altra cosa. L'”errore” è aver usato una parola sbagliata (una sola però!). Aver caricato una immagine poco adatta. E anche qui ormai, l’attenzione ai temi politici, sociali, di uguaglianza è tale che se non è intenzione è inconsapevolezza o disinteresse/insensibilità e non la si può più avere.

H&M tried it with these 'Monkey' Black boy vs. 'Jungle Survivor' white boy  pictures | AFROPUNK
H&M fu criticata aspramente per aver fatto indossare la felpa “monkey” (scimmietta) proprio a un bambino di colore. Errore o insnsensibilità?

In questi casi il problema non è ciò che si dice, ma ciò che si pensa.

A (Guido) Barilla scappò di dire, in fondo, quello che pensava: che la sua visione del mondo era un po’ arretrata, che “credeva nella famiglia tradizionale (e non in quella gay)”. Alla Molisana piacer farsi “sentire” come ITALIANA!. Quella roba lì. GRANO ITALIANO! Non lo diciamo, ma ve lo facciamo capire che siamo da quella parte lì. Come la maggioranza del Paese. Che poi la “famiglia tradizionale” o il “sapore littorio” significhino poco o nulla ci sta: sono idee, quindi per definizione possono essere anche stupide.

Il problema dell’ideologia è che si mescola alle giuste intenzioni, al territorio, all’appartenenza ed è difficile, alla fine, avere le idee chiare. Specialmente in azienda: chi decide? Chi parla? Chi pensa?

Solo che come si fa (poi) a scusarsi delle proprio idee? Non si può e nemmeno si deve, forse. Forse quel che è meglio è tenersele per sé le proprie idee sulla società e la politica e non “colorare” la propria azienda (e quindi anche i dipendenti e i partner oltre che i clienti) con le proprie opinioni.

Il problema, infatti, è in quel “a noi” con cui Barilla (Guido) ha “intestato” a Barilla (azienda) le sue opinioni personali. O nel far diventare messaggio aziendale delle preferenze, come per qualcuno in Molisana. E non certo nell’agenzia, come tristemente si è provato a scaricar barile.

Se si è alla guida di una realtà che incide in modo rilevante sulla società sarebbe bene metterle in discussione le proprie idee, tenerle ben distinte, anzi avere un dibattito aziendale sulla corporate citizenship: chiedersi e chiedere in cosa l’azienda vuole credere e cosa vuole promuovere. Nel mondo organico (il territorio) e in quello “suoperorganico” (la cultura e le idee).

Nanni Moretti diceva “Chi parla male, pensa male!”. Ma fermiamoci anche prima del dar giudizio (seppur qui davvero sia difficile) e accettare al limite anche l’omofobia e il filo-fascismo come libertà di pensiero individuale (Hey! Ho detto al limite! E un ragionamento per assurdo! 😉 ) e non sociale o aziendale, ma personale. Avete queste idee? Peggio per voi. Tenetevele.

Vorrei però provare a mettere un confine tra le proprie idee e quelle della propria azienda e chiederci se detenere le quote di maggioranza di una azienda, o peggio esserne “solo” solo il manager, dia il diritto di connotarla ideologicamente.

Attenzione, anche al fatto che questo è un ragionamento “a doppio taglio” e diventa quindi altrettanto “invasivo” dare all’azienda posizioni ideologiche molto più civili, accettabili e encomiabili senza un dibattito o confronto con la comunità aziendale che non è detto la pensi tutta allo stesso modo.

Personalmente , a prescindere da quali siano le idee, appunto, non credo spetti scegliere queste posizioni (che alla fine sono a nome dell’azienda che è una comunità) nemmeno alla proprietà o al CEO.

Credo sia arrivato il momento di definire la cultura organizzativa, i valori, il purpose collettivamente. Assieme a chi l’azienda la fa e, perché no, anche ai propri clienti.

In ogni caso, però, è chiaro chi poi debba risponderne: non chi parla o scrive, ma chi pensa le/certe cose. Oppure si rischia di ritrovarsi a dover fare delle scuse, che diventano subito arrampicate sugli specchi o, in questo caso, sugli spagh(ett)i.


2 pensieri su “Arrampicarsi sugli spaghi

  1. VR

    Eccone un altro che, senza aver minimamente capito il testo (lo dimostra con la frase sul sapore littorio) accusa l’azienda di essere fascista (sti cattivoni che non usano il grano globalista eh!). Nientemeno che l’ANPI si è mossa per difendere l’azienda, che non è minimamente vicina a movimenti di destra, se non per elucubrazioni malate del “popolo del web” a cui possiamo pienamente ascrivere questo delirante articolo.
    L’azienda ha fatto malissimo a chiedere scusa e a modificare i nomi dei formati di pasta, è una resa incondizionata all’idiozia social, ai semicolti che vedono il fascismo ovunque e che non sono in grado di capire correttamente un testo. Si sarebbe anche risparmiata il goffo scaricabarile sull’agenzia di comunicazione.
    N.B. il “sapore” di “sapore littorio” si riferisce al nome Abissine, non al sapore della pasta

  2. marcomassarotto Autore articolo

    “Eccone un altro che…”.

    Basta leggere queste prime parole (dal sapore molto maleducato) del tuo commento per intruirne la pochezza.

    In pubblicità le parole hanno potere evocativo e se, per una marca di Pasta dico che il nome ha un “sapore”… Una forma di sinestesia, usatissima e che evoca… sapori… littorei, appunto 😀 Chissà di cosas sa un apasta col nome littorio? Sei più tranquillo ora?

    >>l’azienda, che non è minimamente vicina a movimenti di destra, se non per elucubrazioni malate del “popolo del web” a cui possiamo pienamente ascrivere questo delirante articolo.

    Se avessi capito l’articolo dice proprio che è difficile dire “a cosa sia vicina un’azienda”, basta un manager con simpatie di qua o di là e si ascrive a un brand delle posizioi che magari non gli appartengono. Ponevo proprio questa domanda. Cosa faccia il “popolo del web” non so, mi sa che lo frequenti tu più di me. Ammesso non ne sia tu un esponente, caro VR che ne usi una delle dinamiche principali, il flame anonimo…

    >L’azienda ha fatto malissimo a chiedere scusa e a modificare i nomi dei formati di pasta
    Per ragioni diverse, concordo.

    >Si sarebbe anche risparmiata il goffo scaricabarile sull’agenzia di comunicazione.
    Quello poteva risparmiarselo comunque, bastava usare un MINIMO di dignità.

    Saluti a casa.

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