Mors tua, vaccino meo.

Anche questa settimana si è vaccinata un sacco di gente nel mio feed di facebook. Giornalisti, docenti, che però sono consulenti che hanno un corso in qualche università, rigorosamente in DAD. Spesso “esperti di comunicazione”, che mica però l’han gestita bene questa cosa…

Son contento per loro: è gente che ha spesso 10/15 anni meno di me e probabilmente un rischio di malattia grave da Covid-19 pari a 1/3 o /14 che il mio. Anche se mi è oscuro perché loro debbano aver ricevuto il vaccino e io no, son contento per loro, davvero.

Non lo vorrei aver fato al posto loro, il vaccino.

Perché sinceramente penso che ci sono ancora milioni di persone che rischiano MOLTO più di me (e di loro) e a cui andrebbero destinate e ri-prioritizzate le prime, poche dosi disponibili, anche di Astra Zeneca, anche se qualche mese fa AZ pareva per gli under 55 (che vuol dire gente di 54 anni ipertesa, non di 40-45 in salute che fa il giornalista).

Una delle poche cose chiare di questa epidemia è chi rischia di più e chi di meno. Qui sotto due estratti di report dell’Istituto Superiore di Sanità. Se ne può evincere facilmente una logica di massima:

  • sotto i 40 anni il rischio è praticamente inesistente
  • tra i 40 e i 50 MOLTO molto basso. Dai 50 in su triplica
  • Dai 60 in su occorre stare molto attenti e il 97% dei casi gravi e dei morti in Italia ha più di 60 anni.

Anche i lockdown sono correlati a questi dati, in quanto servono a non sovraccaricare gli ospedali di casi gravi, concentrati nei over 60 con la stessa percentuale del 96-7%.

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Problema

“Il candidato dica in quale ordine di priorità somministrare le dosi di vaccino pari al 10-20% della popolazione per: a) ridurre casi gravi e morti b) evitare/ridurre le misure restrittive.”

SOLUZIONE

Ce l’hanno fatta a capirlo inglesi e americani, che dopo una limitata inoculazione a chi è DAVVERO sul fronte (infermieri e forze dell’ordine) sono passati in forze a vaccinare i soggetti a rischio, ottenendo molto rapidamente benefici sia sulla riduzione delle morti sia sulle riaperture. E applicando (con senso di realtà e pragmatismo) un solo semplice, ovvio, equo criterio: l’ordine decrescente di età.

Possiamo quindi dire che è fondamentale vaccinare in ordine decrescente di età e di fattore di rischio per ridurre (rapidamente) le morti e le limitazioni alla libertà.

Vediamo ora le tipologie di persone che vedo vaccinarsi in questi giorni, tra i social e la cronaca. E vediamo come lo fanno e lo comunicano. (Ogni riferimento a fatti e persone note è puramente casuale.) Una caratteristica in comune è che quasi tutti hanno un profilo da formatori sulla comunicazione e il “Social Media Management” (WOW!). Salvo aver tutti gestito IMHO molto male questa situazione.

Il giornalistar.

Ce ne sono tanti, alcuni più belli, bravi e popolari. Che sono anche diventati esperti di comunicazione digitale, dato che sono delle star e hanno molti follower, insegnano, quindi, come si comunica. E voi che pensavate fosse una professione… Raccontano tutto, soprattutto di sé, ma che si sono vaccinati NO. Forse faceva loro male la spalla e non riuscivano a postare. Poi quando la notizia esce dicono che “dovremmo ringraziarli”, che essendo personaggi pubblici lo hanno fatto “per sensibilizzare chi ha paura del vaccino”. Ma se così fosse, da comunicatori, avrebbero comunicato il fatto che si sono vaccinati per “far passare la paura”. Invece vai sui loro feed e… zitti! Ne parlano solo (se e) dopo che sono stati esposti. Il paracool.

Il consulecturer.

Di questi ne ho “a mazzi”, come le loro professioni, tra cui, qualche giorno l’anno c’è anche qualche lezione all’università. Io ne ho fatte tantissime, ma mai mi soo ritenuto un “docente”,. Sono un consulente, che ogni tanto va a fare quella che si chiama “lecture“, una o più lezioni. Raccontano tutti di essersi vaccinati con tono professorale (forse per finire di impersonare il ruolo?). Il fatto che abbiano 40 anni e molti avrebbero addirittura un genitore più prioritario rispetto a loro? Eh, ah, uh, oh… “ma dobbiamo davvero parlarne?”. Lo svicolatore.

La testa di (serie per) caso.

“Te lo dico in privato”. “Son cose personali. Poi ti spiego”. “È tutto legale”. “Mi hanno chiamato”. Mister-Io-So.

IL DATA ANAL.

Sa, o più spesso pensa, di saper tutto su data, analysis, mining e database. Pensa che coi dati si risolva tutto e che qualunque decisione vada fatta coi dati. “Dobbiamo correre e prendere l’autobus, passa tra un minuto!”. Lui ti risponde che se avessimo analizzato bene i tempi di vestizione dei bambini mettendo prima la maglietta e poi le mutande risparmieremmo 40 secondi netti e forse il rischio di inciampare sugli scalini di corsa e perdere l’autobus calerebbe del 3,27%. Il “Data Anal” è un fissato dei dati che perde il senso della realtà e di fronte a un “appello” da fare per 4 milioni di italiani in un tempo brevissimo ti dice che “dobbiamo incrociare i database di INPS, SSN, Sanità regionali“, e che “tanto che ci vuole, i dati ci sono tutti basta usarli“… La luna e il data.

Una fauna che è chiaramente consapevole che sta beneficiando di un turno prioritario sbagliato. Che sa che c’è gente che rischia 3, 10, 100 volte più di loro. Che sa anche che un intero Paese è in ostaggio di una cifra critica di casi gravi che non calerà vaccinandosi loro, ma calerebbe, e in fretta invece di procedere a centinaia di morti al giorno, se a vaccinarsi fosse chi ne ha più correttamente la priorità.

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Un argomento scomodo, da cui tutti svicolano, o a cui tutti rispondono fingendo indignazione e sorpresa.

Qualcuno ha rinunciato al vaccino, rischiando di non vaccinarsi poi, nemmeno sapendo se poi il vaccino finisse davvero a un soggetto a rischio. Ho davanti a me il passaporto per l’immunità: perché non dovrei farlo? “Mica ho deciso io“… se è sbagliato, “chiedilo a chi ha deciso!” Io non so come mi sentirei se oggi, 23 marzo, mi venisse offerto il vaccino per uno dei cavilli di cui sopra, cavilli su cui già si sta correggendo il tiro a livello di governo. Mi sentirei a disagio. Non credo rinuncerei nemmeno io, in fondo. Sentirei chiara la tentazione di tagliar corto e non affrontare lo scomodo discorso. Ma temo poi sarebbe anche peggio. Credo si possa anche fare il vaccino sapendo che è sbagliato che stia toccando a noi prima di altri e anche dirlo. Nessuno pensa che sia colpa vostra, che non dobbiate fare il vaccino o che dobbiate assumervi alcuna responsabilità. Lo dobbiamo fare tutti. La pianificazione da settembre è stata disastrosa e vergognosa. Sappiamo la confusione che c’è. E se siamo arrabbiati non lo siamo con voi, ma chi l’ha creata. E voremmo parlarne con voi. Potete vaccinarvi anche dicendo “Lo so che era meglio se toccava a un altro… “. Non è debolezza, è forza. Ve lo dice anche con parole gentili il Presidente Draghi al minuto 07:30 “Vi sono regioni che trascurano i propri anziani, a favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale”.

Ammettere che si sta prendendo parte a una cosa che andava fatta in un altro modo, comunicare il proprio disagio, non nasconderlo, che tanto poi il disagio puzza e torna fuori.

Cari vaccinati “prioritari”, nessuno vi chiede di rinunciare al vaccino o di sentirvi in colpa per chi avrebbe dovuto riceverlo prima di voi. Solo, se potete, non fate finta di niente o non fingetevi indignati se si parla del problema. Si chiama decenza.

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