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VIP-eca

keitel

La giornata inizia da Tribeca (TRiangle BElow CAnal street, dove abita la gente cool), esco dalla metro e mi dirigo verso il Tribeca Film Festival Building. Attraverso la strada e chiedo indicazioni a un passante…che ha una faccia nota…osteria!…e’ Harvey Keitel. Mi verrebbe voglia di chiedergli una foto assieme, ma mi sembra una “turistata”. Harvey e’ molto gentile, mi indica la strada. Ringrazio, saluto, attraverso la strada tirando fuori di soppiatto la mia macchina digitale e…TIE’…Harvey Keitel sul mio blog ci finisci pure te.

bubby

Proseguo per greenwhich street passando da Bubby, sede domenicale del brunch di tutta la gente cool di Tribeca. Fuori c’e’ una fila che nemmeno Nobu meriterebbe, cosi’ lascio i cool in coda e me ne vado a mangiare le eggs benedict da un’altra parte.

La statua della liberta’

korea

Per prendere il traghetto per Liberty Island c’e’ una coda di due chilometri. Lasciamo stare. La cosa curiosa e’ che tutta la gente in coda passa di fronte al monumento ai caduti nella guerra di Korea e nessuno lo nota. Stilisticamente e’ anche piu’ originale della Liberty Lady, come la chiamano qui.

Taco Away

tacdo

Hola, buenas tardes. Un arroz con frijoles y dos tacos carnitas estilo mejicano para llevar, por favor. Muchas gracias, hasta luego. Nei ristoranti messicani di Brooklyn si parla spagnolo, dal primo al dessert.

Una giornata al Central

piedinudi

Con l’abbonamento di Joe, che è andato a fare rafting, prendo la metro e in venti minuti sono a Central Park East, dove trascorrero’ l’intera giornata. All’ingresso del parco mi incontro con Andrea, un amico in viaggio di lavoro. Prima di tuffarci nel parco gli propongo una simpatica sconfinata a La Marqueta, il mercato di Spanish Harlem. Dopo una corsa in Taxi sbarchiamo davanti a un mercato rionale cosi’ triste che nemmeno quello di Quarto Oggiaro. Decidiamo di rientrare al parco, questa volta da Nord, e ce lo facciamo tutto: l’equivalente di 60 blocks, 60 isolati!

marcoeandrea

Central Park non e’ solo una gigantesca area verde, ma anche una specie di parco delle attrazioni. Proprio in mezzo si trova il Belvedere Castle, in puro stile medievale e un teatro all’aperto dedicato a Shakespeare.

castello

Andrea prende un taxi, tra un po’ ha l’aereo. Io mi sdraio a fare un pisolino e finisco la discesa lungo il parco tra fidanzatini, musicisti e skatedancers, un gruppo di pazzi che, con tanto di tre dj al seguito, danzano dentro un recinto con i pattini a rotelle.

skatedance

Strawberry Fields

strawberryfields

Strawberry Fields merita un capitolo a parte. E’ un posto magico. E’ un angolo di parco convertito a memoriale in onore di John Lennon, proprio di fronte al Dakota Palace, dove viveva con Yoko Ono che finanzia il memoriale.

E’ il punto più affollato di Central Park e paradossalmente anche il piu’ tranquillo. Un fiume ininterrotto di gente transita per la piazzola con al centro una bellissima incisione con una sola parola: IMAGINE.

imagine

Un posto nato dall’immaginazione dove la pace, l’armonia e l’emozione sono molto reali. La processione non ha niente di funebre, anzi, a tutti spunta un sorriso che li accompagna sino all’uscita. Proprio a fianco dell’incisione qualcuno ha disegnato un enorme simbolo della pace fatto di petali.

peace

Prendo il mio Ipod per ascoltare una canzone di John Lennon mentre sono li’ e finisco per restarci un’ora e ascoltarle tutte. Alcuni ci passano, altri ci passano il pomeriggio, altri ancora si siedono sulle panchine con tanto di targhetta in memoria, ce n’e’ anche una di italiani.

panchina