E se non riguardasse solo il Marketing?

Stavo sfogliando questa presentazione sui modelli di management ampiamente ispirata dai vettori del cosiddetto Web 2.0: comunità, conversazione, collaborazione. E mi è tornata in mente una domanda ricorrente la cui risposta conosciamo benissimo, ma che a volte da operatori del marketing tendiamo a dimenticare: non stiamo guardandola troppo stretta? Non siamo troppo focalizzati a studiare e analizzare gli effetti e le variazioni che le dinamiche della rete portano al marketing e ci dimentichiamo che le stanno portando alla società? Forse dovremmo cambiare punto di vista e ricordarci, mentre scriviamo un piano di comunicazione, che le forze sociali sotterranee al web cambiano le gerarchie di potere, prima che di comunicazione. Fare una campagna di comunicazione sui Social Media non deve essere una scorciatoia per una visibilità a basso costo, ma il riconoscimento di nuovi stakeholder e nuove regole di potere tra l’azienda e i consumatori. Solo allora le campagne funzionano davvero.

Ecco dunque uno schema noto ai Web Marketer applicato al management (cioè a coloro che decidono e pagano per le campagne di Web marketing 😉 )

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4 pensieri su “E se non riguardasse solo il Marketing?

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  2. marilenarodi

    “Fare una campagna di comunicazione sui Social Media non deve essere una scorciatoia per una visibilità a basso costo, ma il riconoscimento di nuovi stakeholder e nuove regole di potere tra l’azienda e i consumatori”. D’accordo.
    La rete è il centro di un mondo, oggi, ma non del mondo.

  3. gialluca.greco

    La riflessione sul ruolo delle tecnologie e del web sull’organizzazione e il management è di lunga data, forse precedente a quella sul marketing, e molto articolato. Basta leggere un numero qualunque della Harward Business Review, per vedere articoli su nuovi modelli di management e di leadership. In quello di Dicembre 2009 che ho sotto mano: “the truth is that relinquishing authority and giving employees considerable autonomy can boost innovation and success at knowledge firms, even diring crisis”. Nel marketing, se qualcosa si muove, è per la necessita di doversi confrontare con un cliente sempre più esigente ed evoluto, difficile da conquistare e irretire. Ma in gran parte delle aziende, nuovi modelli organizzativi e di management tardano ad imporsi perché se ne sente meno la necessità: l’employe è pur sempre un lavoratore 🙂

  4. marilenarodi

    Segnalo un articolo: http://marilenarodi.wordpress.com/2010/03/10/comunicazione-online-conta-fare-brand-in-rete/
    e uno stralcio di intervista a Giampaolo Fabris: Merita divulgazione un articolo/intervista di Marisa Ingrosso su Bari economica4, periodico bimestrale della Camera di Commercio di Bari.

    È un’intervista al prof. Giampaolo Fabris, che dal futuro, racconta il suo punto di vista sulla crisi economica, sulla morte del marketing e sui cambiamenti rapidi a cui stiamo assistendo.

    «Io vedo che nella qualità dei prodotti c’è una dimensione sempre più importante dell’etica e dell’impresa, una dimensione che ridefinisce tutta la filiera. Ma questo per l’economia non va bene. Per l’economia il consumatore è un individuo solo, egoista e disinteressato ad altre dimensioni. Invece vediamo l’economia del dono, della gratuità, dello scambio. Il web ha stravolto tutto e, come il marketing è invecchiato, anche l’economia sta perdendo capacità previsive perché non considera fenomeni di tipo ambientale o legati a una concezione altruistica della domanda. […] La verità è che “crisi” è il passaggio dalla modernità alla postmodernità. E, per noi, in Italia, la crisi è iniziata nel febbraio 2001. […] Il rapporto tra consumatore e impresa, fino a ieri, era un monologo con l’impresa che parlava. Oggi, invece, sono rapporti bilaterali. Attraverso face book, per esempio, le imprese parlano coi consumatori. Sta cambiando tutto e il marketing non se n’è accorto, non sente l’esigenza di doversi rifondare. […]È troppo affezionato ai concetti di massa per capire invece che non c’è più un mercato di massa ma di singoli individui. Per questo, quando oggi si parla di “innovazione di marketing”, è una truffa. Perché è il packaging, è la campagna pubblicitaria e oggi non va più bene, quella non è una innovazione di tipo sostantivo. Anche la ricerca di “marketing tradizionale” è simile al pescatore che sa tutto su esche e ami, si mette sulla riva e finisce lì. Mentre invece deve essere un biologo marino che si immerge nell’acqua e distingue le diverse specie di pesci e vede tutto nella sua completezza. […] Inoltre, il marketing ha una etimologia militaristica superata. Si pensi a “target” o a “conquistare”.. nessuno di noi vuol essere conquistato. […] Nel momento in cui l’american way of life sta collassando (e proprio in America), bisogna inventare un nuovo modello che sia all’insegna di nuovi valori come il genius loci, l’autenticità, il senso estetico, la Storia, il tempo rallentato (la lentezza) ma che coesista con la velocità, col just in time».

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