Random thoughts sul live/life broadcasting (Periscope e Meerkat)

Si parla di Periscope e Meerkat probabilmente più di quanto le si usi. Come ogni app/tecnologia in fase di early adoption non è mai chiaro a quale punto della curva siano e se siano destinati a diventare un “fad” o la next big thing. Il caso di Meerkat e Periscope è interessante perché molti indicatori ci fanno capire come il video sarà un settore strategico nei prossimi anni e il “Real Time” (che p cosa diversa dallo “streaming” e dal LIVE) nel video non ha ancor trovato un player, una tecnologia o un comportamento sociale di riferimento. Non che debba trovarlo per forza, ma il “potere editoriale diffuso” dovrà in qualche modo fare i conti anche con il video e in questi senso Periscope (acquisita, forse “difensivamente” sul nascere da Twitter) e Meerkat e il buzz che si sta generando e le sperimentazioni spontanee sono di interesse. Difficile, dicevamo, determinarne il successo o la “traiettoria”, mi limito qui ad alcuni pensieri sparsi, nella speranza che chi legge ne aggiunga altri e più interessanti. Ecco i primi che mi vengono in mente: Le notifications sono sempre più importanti. Nel caso di queste app direi *essenziali*, in questo senso è un test interessante di servizi “real time” che esistono solo in quanto le notifications funzionano (un po’ come il proximity marketing e gli iBeacon). Periscope sembra meglio di Merkaat. L’usabilità in queste app è sempre una linea molto sottile, pochissime funzioni, interfaccia essenziale. A prima vista Periscope sembra aver una immediatezza maggiore e un maggior gradimento: confermate? La mobile broadband è chiave per lo sviluppo. Queste applicazioni sono da un lato la “killer app” per le Telco aumentando significativamente la domanda di broadband e di traffico dati. Al tempo stesso ne costitutiscono uno stress test. E funzionano/hanno successo in quanto la banda consente di fare streaming o vederlo con facilità. L’integrazione con Twitter premia, i Social Network come ecosistemi di app. La rincorsa di Periscope su Twitter ci fa capire come Andiamo verso un web fatto di costellazioni di App ( si pensi ad esempio a Linkedin/Evernote/SlideShare…). Content is always king? Al momento su Periscope streama di tutto: dall’interno dei frigoriferi ai convegni, agli incendi. Il “life streaming” probabilmente deborderà con self-narrazioni in tempo reale. Il video è, però, anche e da sempre una barriera: c’è la timidezza di apparire, la capacità non di tutti di gestire la complessità tecnologica del video (qui invero molto semplificata), il blocco da videocamera e comunque la difficoltà di un linguaggio non proprio per tutti. Quali saranno i meme su Periscope, se si affermerà? Quali occasioni beneficiano così tanto dal real time da privilegiarla rispetto ad altre forme di distribuzione? A me vengono in mente: concerti, incidenti, conferenze stampa, sesso/porno (Perisporn?), eventi sportivi e…?  Il “live only” è un filtro a due vie:  da un lato l’immediatezza e l’istantaneità premiano quando c’è qualcosa di rilevante in quel momento, dall’altro rendono i contenuti volatili e poco valorizzatili nel tempo. Una dicotomia che andrà risolta. Vedi anche al prossimo punto. Internet ha la memoria sempre più corta: già i Social network rendono molto complesso recuperare contenuti anche solo di qualche settimana prima e non hanno mai !archivi” a differenza dei blog o dei motori di ricerca che lavora in profondità storica. In questo caso andiamo oltre e neghiamo addirittura la fruizione del contenuto se non nel “tempo reale”, è l'”effetto impermanenza” di cui parla anche Giovanni Boccia Artieri. Altri spunti? Lasciateli nei commenti.

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2 pensieri su “Random thoughts sul live/life broadcasting (Periscope e Meerkat)

  1. perugini

    l’effetto impermanenza è labile; con Periscope si possono rivedere i video, quindi la permanenza c’è.

    Occorre tener conto dell’immaturità di entrambe le piattaforme: Meerkat, più puntata alla gamification dello streaming live, Periscope palesemente messa sul mercato, per non restare indietro, ancora in uno stato embrionale – perfetto esempio di Lean Cycle – minime funzionalità, rilasciate rapidamente… anche se credo che i piani di Twitter fossero ben altri 🙂

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