Quando esci con gli amici a prendere un aperitivo non ordini una bottiglia di birra, ma un “bucket”, un secchio. Col ghiaccio, cosi’ sta fresco.
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Paperopoli
Veneziani a Boston
Pianola arrotolabile
Cuore di ostrica
Non siete su AD, ma su Comm Ave
Commonwealth Avenue (a Boston la chiamano “Comm Ave”) e’ l’equivalente di Corso Garibaldi a Milano o di Viale Parioli a Roma. Al 280, giusto in mezzo, abita Santo.
Ha un appartamento-loft di 140 metri quadri con pavimenti in bambu’, TV al Plasma, mobili di design. E due camere con bagno, una delle quali e’ tutta per me.
Sul roof un gigantesco terrazzo con vista su Cambridge e sul Financial District. Vado a disfare le valigie, poi vi racconto di Boston: rispetto a New York sembra di stare in Svizzera.
Very smart!
Devo spedire una valigia in Italia e devo confezionarla in un cartone. Prima di uscire di casa, per andare al Post Office, noto lo Skateboard del figlio di Joe. Excellent, lo scatolone lo portera’ lui. Attraverso il quartiere tra l’approvazione di tutti i vicini: “Very Smart”, “Cool”. Ormai sono un Brooklynese a tutti gli effetti, peccato che oggi si parte per Boston.
P.S.: Ho deciso. In California mi compro uno skateboard!
On the road to Boston
E’ ora di partire per Boston. Si va in autobus, costa poco e sembra di essere piombati in sud america. Il Port Authority Bus Terminal e’ un casino disgustoso, niente biglietteria automatica, code sterminate, famiglie accampate, backpackers. E’ la faccia povera dell’America. Qui prende l’autobus solo chi non puo’ permettersi treni o aerei.
Dopo 4 ore arriviamo a Boston che e’ ormai notte. Anche se sto qui due-tre mesi il bagaglio e’ molto contenuto. Leggeri si viaggia meglio.
Completely logical, completely crazy
E’ New York. Una citta’ assurda e affascinante. Manhattan e’ vibrante di energia, adrenalina. Lo avverti appena ci metti piede: ti arriva una scarica, o meglio una carica, che ti porta in giro, ti fa fare cose. Tutto quello che puo’ sembrare strano di NY e’ perfettamente logico: dall’ordinazione delle street e delle avenue agli infiniti servizi e abitudini. Servono per vivere o sopravvivere.
A Manhattan “It’s always happening”, hai la sensazione che se sei qui, di sicuro non ti stai perdendo nulla. Che siano le tre del pomeriggio o le cinque di mattina c’e’ sempre gente che si muove, locali aperti, taxi, metropolitana, gente che lavora. Al tempo stesso e’ una citta’ completamente folle. I New Yorchesi sono pieni di questa adrenalina al limite della follia. Sono sempre alla ricerca di qualcosa, insaziabili, aggressivi (nel senso buono). Le ragazze ti prendono la testa e ti baciano in bocca dopo un’ora che le hai conosciute, se stai loro simpatico. Poi magari sale la stanchezza, saltano su un taxi e ti lasciano in mezzo a una avenue.
Alla fine della giornata hai fatto un milione di cose e sei contento, ma realizzi che ce ne sono cento milioni che non hai fatto e sei insoddisfatto. E’ un posto dove vorresti vivere per sempre e allo stesso tempo vorresti lasciare oggi stesso.
Let’s-go-Li-ber-ty
Da bravo New Yorchese la domenica vado al Madison Square Garden (The World Most Famous Arena) a vedere giocare le NY Liberty. Sono i playoff della WNBA, il MSG e’ pieno zeppo. Ho comprato dei biglietti a 10 dollari in secondo anello, ma tra il primo e il secondo tempo scendiamo a quattro file dal campo , dove sono rimasti due posti liberi. Noi siamo europei e possiamo permetterci questa scorrettezza.
Noi siamo io e Jaime, il fratello di Ana, una mia amica spagnola. Jaime lavora a New York e siccome Santo studiava ho invitato lui.
La partita e’ entusiasmante: il gioco e’ di altissimo livello e le Liberty, incitate incessantemente da tutto il MSG, rimontano alla grande. Il tifo e’ solo a sostegno, gli avversari non vengono mai insultati. E’ organizzato dagli altoparlanti che, quando le Liberty sono in attacco, mandano una base musicale per il coro “Let’s-Go-Li-ber-ty” o per il coro “El-ai—bi-i-ar-ti-uai”. Quando le Liberty sono in difesa gli altoparlanti mandano suoni bassi e cupi e tutto il MSG intona un gutturale “DE-FENSE, DE-FENSE”.
Ma oltre che dalla partita il bello viene dagli spettacolini che hanno luogo durante i Time Out. C’e’ il Liberty Juke Box, in cui al pubblico vengono fatti sentire tre brani per alcuni secondi e in base all’ovazione viene scelto quello preferito. Ci sono le “Little Torches”, ballerini bambini. Le gare padre e figlio in cui un bambino col genitore deve trasportare attraverso il campo venti scatoloni di pizza senza farli cadere. E poi c’e’ la gara di esplosione di palloncini in cui due coppie genitore-figlio devono far esplodere piu’ palloncini possibili. Il segreto sta nel fatto che i genitori non possono usare ne’ mani ne’ piedi, per cui la tecnica e’ che il bambino appoggi il palloncino per terra e il papa’ ci si lascia cadere sopra facendolo scoppiare col sedere.
A un certo punto entra in campo uno con un fucile. Ma non era un terrorista, era un “Liberty Dancer” che sparava…magliette per i posti piu’ in alto.
La rimonta continua incessante, Becky Hammon, la star delle New York Liberty di cui indosso la maglietta, segna da tre piu’ volte e conduce la squadra alla vittoria: 73 a 65, Let’s go Liberty.
















