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Calabria’s Viagra

I just got back from an amazing long week-end near Tropea. I was staying at a friend’s villa, right on the beach, swimming pool, tennis court…

After 5 minutes I got there I was in charge of the kitchen and I had the chance to perform some experiments with Calabrian typical flavours: chili peppers (aka Calabria’s viagra, for their strength), Nduja (a super hot soft fresh salami) Tuna, Tropea’s Onions, fresh Provola.

A quick recipe for pasta with Nduja (out of this week-end most succesful experiment):

For 4 persons

150 gr of Nduja
500 gr of pasta (spaghetti or the kind you prefer, better long)
150 gr of bread crumb
tomato sauce (concentrated)
olive oil
400 gr of fresh ricotta

While the pasta is boiling, melt the Nduja together with the tomato sauce. While draining pasta add to the Nduja and tomato the fresh ricotta and stir. Pour the drained pasta in the pan with Nduja, tomato and ricotta, add olive oil, stir, add bread crumb stir and add a final touch of olive oil. Serve. Enjoy. Ricotta and bread crumb will smoothen Nduja strong taste.

Scooterman. You drink, we drive.

Cominciando a bere a pranzo gli inglesi la sera dopocena sono davvero messi male e guidare in stato di ebbrezza è pericoloso e severamente punito dalla legge. Se però siete usciti in auto è un bel problema. Anzi, era un bel problema. Oggi potete chiamare SCOOTERMAN! Un tizio arriva con un mini-scooter, lo piega, lo carica nella vostra auto e vi guida a casa il tutto per “meno di una corsa in Taxi“. Super, Scooterman.

I Leoni di Venezia (e non di Cannes!)

Venezia, Mostra internazionale del Cinema 2006. Come ogni anno due leoni troneggiavano all’ingresso.

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Molti di più davanti al palazzo del Cinema.

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Dato che non è solo il simbolo della città, ma anche del festival, mi devono ancora spiegare perchè permettono al Festival della Pubblicità di Cannes di assegnare come premio il Leone. Che diano la Palma i Francesi, no?

Per vedere tutte le foto (11) del week end cliccate qui.

Planespotting

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Mi sono sempre piaciute le isole perche’ hanno questi piccoli aeroporti incastonati in mezzo all’unico pezzo di terra pianeggiante disponibile e con una strada perimetrale. Cosi’, mettendosi a fine pista, gli aerei decollano proprio sopra la tua testa. Mentre raggiungo gli altri in spiaggia faccio una sosta per il “Planespotting”: ci si mette li’, di fronte a un terrapieno, sperando che dalla sommita’ si alzi in volo qualcosa. Aspetto venti minuti ed eccolo: il primo aereo e’ un piccolo jet che non fa molto rumore e mi fa capire che sono spostato di almeno venti metri dalla pista. Mi metto nel posto giusto e poco dopo un rombo potente annuncia qualcosa di grosso.
E’ meglio di quello che mi aspettassi: dalla pista si alza un F16 armato.

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Il frastuono e’ assordante, vibra tutto, la moto, la terra, l’aria. Il caccia si allontana in un istante guardandomi negli occhi con i suoi motori infuocati. Mi devo tappare le orecchie e temo che la scia di coda mi ustioni. Troppo potente, troppo veloce: non riesco a fotografarlo. Passa qualche istante e un altro rombo annuncia un altro aereo. E’ un altro F16. Anche questo potentissimo e velocissimo, ma stavolta riesco a fotografargli la pancia carica di bombe e la scia da lontano.
Corro in spiaggia esaltato e decidiamo di tornare e fare teamwork. Xavier si apposta alle partenze e quando un aereo inizia a rullare in pista ci fa uno squillo sul cellulare, cosi’ ci prepariamo con le macchine. Con un messaggio Xavier ci annuncia un piccolo bimotore prossimo al decollo. Squillo, posizione: eccolo! Siamo meglio di Al Qaeda.
A quel punto un militare si avvicina e ci urla “NO PHOTO HERE”. Io e Nicola ci diamo e raggiungiamo Xavier. Ma quando siamo prossimi alla pista vediamo un 747 che rulla. Dietrofront, lasciamo la moto qualche decina di metri lontano e ritorniamo al punto di prima camminando accovacciati per non farci vedere. Xavier squilla, il 747 romba e poi appare dentro i nostri obiettivi. Scatto (fotografico) e scatto (di corsa) per tornare alla moto. La nostra attivita’ di terroristi della fotografia finisce qui: andiamo a celebrare con una birra.

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Grilled Feta

Il tipico formaggio greco “Feta” divide il pubblico in due: amanti della sue leggerezza e non troppo entusiasti della sua acidita’.

Qui in Grecia lo servono anche grigliato. Lo si avvolge nella stagnola con un filo d’olio due fettine di peperone verde e due pezzi di pomodoro. Dopo due minuti sul grill il Feta trova un’inaspettata morbidezza e perde la sua acidita’.


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Madre Natura e’ una grande scenografa

Santorini e’ piu’ grandiosa dell’Acropoli. Un lato dell’isola e’ una parete semicircolare di 400 metri lunga venti chilometri che si affaccia sulla “Caldera”, il cratere sprofondato. Il Vulcano di Santorini ne ha cambiato la forma in modo drammatico nei millenni. Una volta era tutta rotonda, ora e’ rimasto solo un semicerchio. Questo vulcano ha fatto registrare nel corso della sua storia forse le eruzioni piu’ potenti della storia della terra, disseminando detriti e lava sino a Israele con colonne di cenere alte sino a 36 kilometri (36.000 metri, 4 volte e mezzo l’Everest).

L’altro lato dell’isola declina dolcemente verso il mare e verso spiagge di lava e ciotoli neri. Cosi’ ci si puo’ sdraiare su una spiaggia mediterranea o letteralmente sedere sul bordo di un vulcano e vedere il sole colare a picco dentro il cratere.


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Eruzione a Santorini

Ne avevamo avvertito i primi sintomi allo sbarco, quando da Nea Kameni, un isolotto vulcanico emerso all’improvviso due secoli fa, si levavano fumo e lapilli. Ci siamo guardati e ci siamo detti: “o sono i peggiori fuochi d’artificio di sempre o sta succedendo qualcosa”.

Erano fuochi d’artificio, erano le prove per il grande spettacolo della sera. Alle 21.30 tutta Santorini e’ abbarbicata su qualunque cosa per assistere ai fuochi. E’ la ricostruzione di un’eruzione: dai primi borbottii e scintille a lapilli sparati in cielo, fino alla ricostruzione di crateri secondari, uno spettacolo unico incorniciato dal vulcano vero.

P.S.: Alla fine vi mostro le foto, tranquilli, intanto immaginate…


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