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Tramonto a Thira

Stufi della pace e dei litigi di Milos io, Nic e Xavier ci imbarchiamo per Santorini (Thira). Il Superjet vola sul mare piatto ed entra nella caldera di Santorini mentre il sole sta tramontando. Sbarco per primo indossando la maglia Campioni del Mondo. Da Nea Kameni si levano lapili e scintille…


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Milos is for lovers (and haters)

“Milos is for lovers” e’ lo slogan ufficiale dell’isola, che attrae coppiette greche e non solo. Milos is for haters e’ sembrato essere, nei giorni scorsi, lo slogan di casa nostra. Ora la gente comincia a partire e l’atmosfera si sta rasserenando.

Ho preso una macchina con Nic e Xavier  cosi’ siamo liberi di fare il bagno alle quattro di notte sotto le stelle cadenti e riposare alle quattro di pomeriggio. Domani si va a Santorini.

Kalispera.


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Island hopping

Sono passati tre giorni e gia’ qui tutti stanno litigando per macchine, motorini, mancanza di vita sociale, quale spiaggia andare. La gente non ha proprio di meglio da fare nella vita che discutere…
Mai viaggiare in compagnia, non so perche’ quest’anno me ne sono dimenticato. Comunque stasera arriva Nick, e mi sa che in un paio di giorni leviamo le tende verso Santorini o qualche altro posto un po’ meno morto di qua…


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Milos e Afrodite (quella vera)

Provenienti da mezza Europa sbarchiamo a Milos. Subito si profilano gli inconvenienti di una vacanza in gruppo e le lamentele, ma io mi tappo le orecchie e continuo a leggere Viaggio di un Cuoco di Anthony Bourdain.

L’isola ha delle spiagge molto belle e una vita sociale uguale a quella di un Kibbutz appena bombardato dagli Hezbollah: nulla. Vorra’ dire che buttero’ giu’ qualche chilo.

Milos e’ l’isola da cui proviene la Venere di Milo. E’ stata infatti ritrovata qui, in un campo. Ora troneggia senza braccia all’ingresso del Louvre.


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Levatacce

E’ la seconda volta in tre giorni che mi sveglio alle 5. Prima per prendere l’aereo, poi il traghetto. Basta che non diventi un’abitudine.


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Macchiato espresso

Spingo il negare il mio essere turista al massimo. E funziona! Assomiglio di piu’ a un cameriere in pausa che ai mille turisti che pranzano. Qui sono gia’ le due e decido di concedere al mio stomaco, sveglio da 8 ore, un Giros. L’Hamburger greco: un foglio di Pita, pezzi di maiale, pomodoro, cipolle e patatine fritte. Occorre disintegrarlo con una coca cola.

 

Ruttino, sigaretta e via. Atene sembra una Roma senza i monumenti, un po’ piu’ sporca e un po’ piu’ povera. Ci sono decine di negozi di utensili, chissa’ perche’…

 

Mi compro un quaderno da 30 cent e una penna da un euro e novanta. Niente Mac al seguito quest’anno.  Scrivo sul quaderno e quando trovo un internet cafe’ trascrivo.

 

Continuo in non so quale direzione e finisco in un enorme mercato di sole carne e pesce. Quarti di bue, teste e zampe di maiale, facce di greci e di africani che mi invitano a comprare.

 

Hey, ma non vi accorgete che sono un turista?
Evidentemente finche’ taccio no. Esco dal mercato con una voglia di caffe’ che mi accompagna da mezz’ora. Starbucks!

 

Ci sono gli stessi caffe’ di New York, ma con gli ingredienti in greco sul cartello sopra la cassiera. Contratto un Espresso. Sono ad Atene da un’ora e mi sento gia’ un po’ mescolato come il caramello che Teodora mi ha aggiunto con un sorriso.


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Appena Atene

Arrivo all’aeroporto con lo stomaco leggero e le palpebre pesanti. Stamattina sveglia alle 5. Dopo due rampe mobili entro in metro. Impressioni a caldo:

-del greco non si capisce una mazza

-le greche sono bone come il pane

-quando stanno zitti sembrano tutti italiani.

Scendo a Syntagma, l’Hotel Electra e’ li’ di fronte. Magda mi porge la chiave della stanza con le sue dita dalle unghie larghe. Doccia. Relax. Fame.

Esco senza passaporto, senza macchina fotografica, senza orologio, senza guida: maglietta, pantaloni, New Balance e occhiali. Giro a destra, poi a sinistra, poi a destra e mi lascio inghiottire da Atene. Questa e’ una vacanza low tech. Se scrivero’ sul blog lo faro’ in modo saltuario. Molte parole, poche immagini. Poi alla fine vi metto l’album di foto su Flickr e vediamo se i posti sono come ve li siete immaginati.

 


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Titoli di coda

Sono le due del 23 settembre e mi sto trasferendo a Long Island, domani zio Franco mi porta all’aeroporto. Domenica all’alba arrivo a Milano. Sono stati piu’ di 50 giorni di viaggio pieni di avventrure e incontri. E c’e’ molta gente che vorrei ringraziare. Inizierei a ringraziare l’agenzia per cui lavoravo, per avermi pagato il viaggio. E poi devo ringraziare un sacco di persone qui in America che mi hanno ospitato e con cui ci siamo divertiti.

JOSECRICKET

Grazie a Jose’, per avermi ospitato nel suo belllissimo appartamento di Midtown.

poker
Grazie a Joe per avermi ospitato nella sua bellissima casa di Brooklyn.

marcoeandrea

Grazie a Andrea, per avermi fatto compagnia e aver esplorato Central Park e Harlem con me.

imagine

Grazie a Yoko Ono per aver creato un posto magico come Strawberry Fields.

keitel

Grazie a Harvey Keitel per la special appearance a Tribeca.

enzo

Grazie a Enzo, comunque.

stalking1

Grazie a tutti quelli che ho pedinato nel gioco dello Stalking, per avermi fatto scoprire nuovi angoli di Manhattan.

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Grazie alla Liberty Helicopters per avermi fatto volare.

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E grazie a Taher per avermi insegnato a giocare a golf.

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E ad Andy per avermi ospitato nella sua villa al lago.

piero

Grazie a Piero per avermi portato in giro per San Francisco.

tanya

Grazie a Tanya per aver provato a portarmi al Sex Club (e grazie a dio che era chiuso).

alesabri

Grazie a Alessandra e a Sabrina per avermi fatto scoprire le Pappardelle al telefono del Cafe Med sul Sunset Boulevard.

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Grazie a Dave per il fantastico Pool Party!

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Grazie a Jude Law per la special appearance al Chateau Marmont.

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Gracias a Jacira para el tiempo pasado en Miami.

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Grazie a zio Frank, zio Dante, zia Rosa e zia Maria per essere stati la mia famiglia qui.

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E grazie a Santo per avermi ospitato a New York, a Boston, per avermi fatto conoscere le tue amiche e i tuoi amici. In bocca al lupo, bro.

E, soprattutto, grazie a tutti voi che mi avete seguito con quasi 5000 visite. Grazie per la compagnia.

La lezione americana

Dopo quasi due mesi passati viaggiando e cercando di essere il meno possibile un turista, si imparano tante cose su un paese. L’immagine che abbiamo noi degli Stati Uniti e degli americani e’ piena di pregiudizi. Gli americani sono un popolo fiero, combattivo, aperto, organizzato. Con un sacco di cose positive.

IL CIBO

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In America si mangia benissimo, meglio che in Italia, mi dispiace dirlo, ma qui la varieta’ di cucine e la qualita’ e la convenienza sono molto migliori che in Europa. Forse qualche vetta culinaria non la raggiungono, ma non andate a mangiare da “Aimo e Nadia” tutti i giorni, no?

LA DETERMINAZIONE

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A questi non li butta giu’ niente. Ne’ gli attentati, ne’ gli uragani. Se prendono una mazzata si rialzano, si danno una sistemata e scrollando le spalle continuano ad andare avanti senza vittimismi o fatalismi.

LO SPORT

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Sarebbe meglio dire GLI sport. Ce ne sono un sacco, di altissimo livello, entusiasmanti. Gli americani amano lo sport, praticarlo e guardarlo. Tifano appassionatamente, ma la violenza sportiva e’ un concetto che proprio non esiste. Forse noi calciofili, utras delle varie curve dovremmo imparare qualcosa. Inoltre ogni citta’ e’ dotata di ottimi impianti sportivi gratuiti.

L’ORGANIZZAZIONE

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Anche se a volte sembra maniacale, qui se una cosa va fatta, la si fa. E funziona.

LA NATURA

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Dai canyon, agli oceani, ai fiumi e laghi ai parchi cittadini gli americani amano la natura e cercano di difenderla. Non esiste citta’ senza alberi, parchi e giardini.

LA CORRETTEZZA

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Se un cameriere ti schizza col sugo ti offrono la cena, se un lbro ha una piega ti fanno lo sconto del 30 per cento. E’ una correttezza figlia del materialistico “You get what you pay for”, nel bene e nel male, ma e’ una forma di serieta’.

LA SOCIEVOLEZZA

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Gli americani amano parlare, anche con gli sconosciuti. Se iniziate a chiacchierare con qualcuno al bar non gli passa nemmeno per la testa che possiate essere un rompiscatole o che volete rimorchiare, ma vi ascoltano e parlano amabilmente.

LA VOGLIA DI FARE

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E’ quasi avidita’, ma costruttiva, propositiva. Quella forma di avidita’ che porta a cercare di fare sempre qualcosa di nuovo, di meglio, a non accontentarsi.

L’ETEROGENEITA’ CULTURALE

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Non e’ piu’ solo una faccenda di matrimoni misti, di melting pot. Ormai gli incroci sono di terza, quarta generazione. E’ nata una nuova razza (vogliamo chiamarli I Postamericani?), con nuovi gusti, nuove forme di espressione. E prima o poi succedera’ anche da noi, tanto vale capirlo subito: la fusion arricchisce la vita.

Ovviamente questo non fa degli Stati Uniti il paese perfetto. Ha i suoi difetti, i suoi problemi. Ma mi sono voluto soffermare in particolare su questi aspetti perche’ sono delle cose che noi potremmo imparare da loro. E siccome l’Italia e’ un paese infinitamente piu’ bello e ricco di arte, natura e cultura degli Stati Uniti, dovremmo riuscire a valorizzarci di piu’. E in questo, nel valorizzarsi, gli americani sono davvero maestri. Non dico che dovremmo americanizzarci. Per carita’. Lo siamo gia sin troppo, per le cose sbagliate pero’.

A quando il Wife Sitter?

babysitter

Nell’Upper West e nell’Upper East abitano le famiglie ricche, gente che lavora e ha poco tempo per la casa, la famiglia, gli animali. Nei parchi della zona e’ pieno di carrozzine e bambini accompagnati dalle nannies. Cosi’ capita di vedere signore indiane con bimbi bianchi come il latte e signore bianche con cani pechinesi.

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