Il lato etico del cosiddetto web 2.0

Alcune parole che riecheggiano spesso quando si parla di Blog, Social Networks, Web 2.0 (faccio molta fatica a pronunciare o scrivere questa sigla così banale…) sono: trasparenza, correttezza, apertura

Spesso vengono riprese in modo così superficiale che sembra che un’azienda che voglia approcciare questi strumenti di comunicazione debba per prima cosa rivelare i propri segreti industriali e solo allora essere ammessa a un circolo di eletti.

Niente di più falso, ovviamente.

Cerchiamo assieme di capire cosa significhi realmente, per un’azienda confrontarsi con la parte viva di Internet: quella dove le persone parlano tra di loro e si scambiano opinioni, quella più interessante per una marca. Cerchiamo di determinare cosa significhi, per un’azienda su Internet, essere trasparente, corretta, aperta.

La mia opinione è che queste parole significhino:

Trasparenza: raccontarsi senza cercare inutili forzature dei fatti, non servono a molto e rischiano di essere fortemente controproducenti. Tempi duri per lo spin, deve essere argomentato e davvero ben fatto quando ti confronti con un mercato invece che con una testata da cui compri advertising.

Corretezza: molto semplicemente non mentire, non approfittare del fatto che il web è editabile (si possono cambiare i contenuti) per cambiare le carte in tavola: basta solo pensare bene prima di scrivere.

Apertura: capire che i contenuti interessanti vanno divulgati il prima e il più possibile (tanto qualcuno lo farà comunque se sono interessanti, meglio farlo per primi).

Tutto qua. Come questo venga realizzato: dall’amministratore delegato o dal portinaio, con l’aiuto di consulenti o senza l’aiuto di consulenti, pubblicando ogni giorno o tre volte l’anno, secondo me è irrilevante.

In sintesi si tratta di entrare in un confronto, un dibattito, una conversazione pubblica. E’ questo, dal mio punto di vista il lato etico del web. Accettando di confrontarsi pubblicamente, di ricevere risposte si fa un grande gesto etico rispetto a altre forme di comunicazione unidirezionali: si accetta un interlocutore, col quale doversi, ma soprattutto potersi relazionare. Da questo non discendono regole, ma corollari. Siccome accetto un interlocutore, l’unica scelta che ho è rispettarlo, conoscerlo, ascoltarlo… In cambio posso ricevere la sua attenzione e la sua opinione, i due beni più preziosi per chi fa marketing.

Voi che ne pensate?

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3 pensieri su “Il lato etico del cosiddetto web 2.0

  1. Giorgio

    Credo che l'”internet partecipativo” possa offrire delle grandi chance a chi lavora bene per staccare la concorrenza.
    Mi piace l’idea del dietro le quinte, del non detto dalla rigorosa e platinata comunicazione ufficiale, della spontaneità, umanità ecc
    E’ qui che il 2.0 può colpire molto bene se ci sono davvero valori d’impresa consolidati di trasparenza, correttezza, apertura: se non sono nel tuo dna, non li puoi acquistare!!
    Ottima opportunità da sfruttare per chi si è meritato questo patrimonio.
    Ma… come sfruttarla al meglio?

  2. Marco Ciaccia

    Perfetto il tuo punto di vista… l’eticità è nel partecipare e nell’accettare gli input dei clienti, non nel dire “quanto siamo buoni, diamo il 5% dei profitti al Quarto Mondo”; in sintesi per me un brand che costruisce insieme il proprio significato, la propria storia, e non manipola veicolando contenuti stabiliti da 3-4 persone nel CDA…

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