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Perché su Internet le aziende si DEVONO comportare “come le persone”.

Si discute da molto e in varie forme tra blogger, esperti e non esperti di comunicazione online se sia giusto che le aziende adottino modalità di comunicazione tipiche dei social media e cioè pensate per le persone e non per i brand. Il problema è mal posto, secondo me. Per vari motivi.

Esiste innanzitutto la cattiva pratica in cui molti consulenti propongono strumenti inadatti, mentre ce ne sono alcuni predisposti ad hoc. Poi esiste la cattiva committenza, che pretende da progetti sui social media tempi e risultati non ottenibili, viziata da pratiche storiche sui mass media. Infine esiste la cattiva critica, quella rancorosa che si incentra su ogni minimo possibile sbaglio, invece che mostrare la strada. Ed è forse quella che fa più danno, non portando valore e dando visibilità solo all’errore o al pericolo, mai all’opportunità.

Il grande equivoco di fondo è che molte persone, molto familiari col web, si aspettano dalle aziende una conoscenza istantanea e una prassi comunicativa perfetta dal giorno zero. Non accadrà mai. Il valore sta nel portare le persone dell’azienda in un percorso di conoscenza virtuoso che, nel corso degli ANNI, le porti a diventare cittadine della rete a pieno titolo.

In sostanza il dibattito verte sul tema: “in un contesto di persone, come può muoversi l’azienda?” – “E’ giusto prevedere la presenza dei brand nei Social Network?”  – “Le aziende devono stare su twitter?”  –  Etc Etc… Premesso che il vero punto sta come sempre nei contenuti e non nel mezzo (hanno qualcosa da dire queste aziende?), ecco una serie di “perché” le aziende è giusto che pratichino comunicazione nei Social Media. Anche in modo limitativo, anche poco e non troppo bene, ma purché intanto assimilino logiche e criteri e poi li applichino.

– Perché i Social network PREVEDONO la presenza dei brand.

– Perché i brand [su Internet] non hanno molte altre chance, ameno per ora.

– Perché i Social Media stanno prendendo il sopravvento e funzionano in chiave relazionale e non “inserzionistica”.

– Perché per attrarre l’attenzione delle persone devi essere “Human” e non puoi essere solo brand.

– Perché paga.

– Perché è vero che è ridicolo pensare che si possa diventare amici di una macchina, ma è anche sbagliato criticare un mondo perché qualcuno lavora male.

– Perché porsi il dilemma se abbia senso l’agenzia 2.0 è tempo perso. Il problema non è quello, il problema è AIUTARE le aziende a comunicare nel modo giusto. Farlo, non parlarne.

– Perché le aziende sono fatte di persone.

Che poi tutto questo non sia facile, siamo d’accordo. Ma cosa volete: visibilità senza pagare il media e senza fare un po’ di fatica? 🙂

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La reputazione online

Da Focus di ottobre:

Sei finito su Internet! Sul nuovo numero di Focus, cosa succede se su Internet parlano male di te (e, quando serve, come rifarti una reputazione)

Oggi ho tenuto un interveto durante il ciclo di incontri di Codice Internet, il titolo del panel era: La comunicazione delle aziende online. Per caso al mattino passando in edicola vedo il numero di ottobre di Focus. Il problema della reputazione online e di cosa si dice online è già chiaro alle persone.

Se il più noto mensile nazionale di divulgazione di massa mette addirittura in copertina il problema, significa che le aziende dovrebbero aver già  compreso il problema della propria reputazione online. Un’azienda che non lo avesse ancora fatto, dovrebbe darsi come obiettivo per il 2009 quello dell’analisi e della gestione della propria online reputation. Basti pensare al recente caso Carrefour. Penso sarà l’argomento dell’inverno anche su questo blog.

Animali sociali: anche i cani e i gatti fanno social networking

*

Un post estivo, ma alla fine con dei risvolti interessanti. United Cats e United Dogs sono due social network dedicati a gatti e cani. Il vostro micio può diventare amico del gatto della vicina o di una gattina svedese. Il vostro cane può abbaiare e litigare con un mastino di Parigi o decidere di riprodursi con una barboncina di razza di Philadelphia. Scherzi a parte i proprietari dei cani hanno la possibilità di esprimere la loro creatività e il loro amore per gli animali, di conoscere persone con cui condividere esperienze, suggerimenti, problemi. Non stupisce che i due siti siano tradotti in 15 lingue e contino già decine di migliaia di “cani” e “gatti” registrati.

Ma c’è anche un altro risvolto che riguarda il marketing. I social networks per “animali” possono essere una miniera di informazioni e un’ottimo momento di contatto per le marche.

– Quale posto migliore per chi produce cibo per animali per conoscere il proprio mercato?

– E per un produttore di auto per capire come fare macchine più dog-friendly o promuovere alcune caratteristiche delle proprie vetture presso una nicchia di target molto interessante (i pets costano molto, chi ha un cane e un accesso a Internet probabilemnte è anche un buon prospect).

– E  se un tour operator volesse promuovere pacchetti con agevolazioni per chi ha animali?

Insomma, è sicuramente una delle nicchie più scanzonate del web, ma potrebbe essere interessante, e sicuramente è la conferma che i consumatori sul web oggi vanno approcciati in modo trasversale e secondo le LORO esigenze e necessità.


*= In foto Misha il gatto della settimana su United Cats.

La courtesy page: esserci anche quando non ci si è

Vi consiglio di leggere l’interessante post di Sean Carlos su AnteZeta che traccia una piccola e divertente analisi con delle interessanti considerazioni riguardo la courtesy page di alcuni dei servizi più noti sul web. La courtesy page è la pagina che appare quando un sito non è raggiungibile e, verosimilmente, ci sono dei problemi. E’ una piccola situazione di crisi in cui diventa importante rinsaldare il legame di fiducia col visitatore e informare in modo tempestivo e completo. Ma può anche essere l’occasione di strappare un sorriso, dimostrando contemporaneamente di avere cura del proprio pubblico sin nei dettagli.

Vai al post su AnteZeta

(Qui sotto la celebre e ironica courtesy page di Twitter)

Virale da record! Randy Pausch: 6 milioni di visualizzazioni in 3 giorni

Cosa dovete fare per ottenere tutta questa visibilità?

1) morire

2) essere stati in vita uno dei professori pù amati e innovativi della Carnegie Mellon University

Il titolo di questo post è una provocazione, ovviamente, ma forse tra le tante lezioni del Professor Pausch, morto il 25 luglio di tumore al pancreas e la cui ultima lezione (qui) sta spopolando sul web, ci può stare anche quella che i contenuti vengono prima di tutto il resto su Internet, anche se dovete fare marketing.

UPDATE: QUI la trovate coi sottotitoli (grazie Dr Who)

E se il banner diventasse una conversazione?

Prendo spunto dall’ottimo post di qualche giorno fa di Gianluca Diegoli (lo trovate qui) e da una provocazione da parte di RyanAir ripresa da molti blog in questi giorni, in particolare da Antonio Tombolini (qui) che la identifica come una nuova forma di comunicazione aziendale.

In Sintesi RyanAir mette in Home Page un banner molto appariscente con Umberto Bossi che fa il dito medio. Così facendo RyanAir contesta apertamente le scelte del governo verso Alitalia, bollandole come dannose per i consumatori. Il banner linka a offerte a caso di voli a 10€.
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ebook n°2 – RSS Marketing

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