TAX 2.0 – Il fisco come Venture Capitalist dell’Innovazione in Italia?

La settimana scorsa ero al Barcamp di Catania “Stati Generali dell’Innovazione”  e mi sembrava doveroso portare un contributo, visto che così usa ai Barcamp (http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp). Al mattino, vedendo tanti ragazzi in procinto di lanciare la loro Start Up ho pensato di condividere con loro le esperienze fatti in questi tre anni per far crescere Hagakure. In particolare, visto che si parlava di finanziamenti e Venture Capital, ho pensato di condividere le difficoltà incontrate, per poter magari essere d’aiuto a qualcuno di loro nella programmazione delle loro attività.

Così mi son messo a scrivere delle slide di getto nell’aula di Palazzo Platamone e mentre le scrivevo mi rendevo conto di come il nostro fisco, se lo volesse, potrebbe essere il più straordinario Venture Capitalist agevolando la crescita finanziaria delle giovani Start Up con una politica fiscale ad hoc che con adeguate dilazioni e favorendo i reinvestimenti. Sarebbe una politica Win Win, in cui nel medio periodo una società ha più chance di crescere e quindi pagare in futuro più tasse.

In sintesi ecco i tre punti necessari secondo la nostra esperienza per invertire la rotta, da motore di opposizione all’innovazione a propulsore dell’innovazione stessa.

1 – SALDO IVA AL SALDO FATTURA PER LE AZIENDE SOTTO I 5 ANNI (Perché una StartUp deve finanziare lo Stato? Dovrebbe essere il contrario!)

2 – CONVERSIONE FISCALE PER CHI PRODUCE UTILI E LI REINVESTE PER  ASSUMERE NEI PRIMI TRE ANNI (Reinvestendo gli utili in posti di lavoro si creano dei nuovi contribuenti che pagano le tasse l’anno dopo)

3 – FINANZIAMENTI FISCALI AD HOC PER LE START UP

Vi incollo qui sotto il video e le slide, che ne pensate?

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19 pensieri su “TAX 2.0 – Il fisco come Venture Capitalist dell’Innovazione in Italia?

  1. Pingback: Il fisco come venture capitalist? » Scene Digitali - Blog - Repubblica.it

  2. massimo cavazzini

    idea di base da approfondire, anche se non nuova. il ‘rischio’ maggiore che vedo e’ una dinamica simile a ‘Sviluppo Italia’. Le cose che proponi (sconti fiscali, finanziamenti, ecc) c’erano, dopo aver fatto domanda se eri tra i progetti selezionati (quindi formalmente approvabili) si andava a roma per un paio di colloqui tra sviluppo italia e i soci della start-up, si guardava il business plan, ecc… poi se ti approvavano il tutto ricevevi i finanziamenti. ecco, chissa’ come mai da li’ in poi era gestita all’italiana…

  3. Pingback: Catania Stati Generali Innovazione Venture Capitalism Aiuti Stato | The Marketer

  4. Pingback: Marco Massarotto, Hagakure: Il Fisco Come Venture Capital dell’Innovazione | Infoservi.it

  5. Gianni

    Una riforma semplice semplice e di grande effetto sarebbe questa:

    LE FATTURE HANNO VALORE FISCALE (attivo e passivo) SOLO AD AVVENUTO PAGAMENTO.

    Una piccola riforma come questa avrebbe un effetto propulsivo enorme per tutte le piccole imprese, oltre a moralizzare un po’ tutti gli scambi commerciali.

  6. gigicogo

    Mi son rivisto io con le mie società alla fine degli anni ’90, in piena New Economy. Non è cambiato nulla.
    Caro MArco, il commercialista mi ha spiegato bene: MAI FARE UTILI! In Italia, ovviamente 😦

  7. sacha

    tutto vero….sante parole…dimmi che è l’inizio di una crociata.. perchè se è cosi siamo pronti a seguirti o nostro condottiero 😉

  8. maxfabrizi

    Complimenti Marco,
    dici delle cose condivisibili che solo un miope non ascolterebbe ed il nostro Stato sotto questo punto di vista è cieco su tutti e due gli occhi.

    Comunque il fatto è, che non è solo un problema del fisco. In Italia abbiamo una strana abitudine (quasi atavica) nel pagare a babbo morto ed il problema non è tanto nel pagare le tasse (che comunque sono altissime) ma nel fare contratti e vederseli rispettati nelle forme di pagamento.

    Nella maggior parte degli Stati Europei (e non solo) i pagamenti non superano i 60 gg, e per pagamenti molto alti non si arriva di media a 90 gg, mentre da noi è prassi (soprattutto ora con la crisi imperante) partire anche per pagamenti irrisori a 60 gg per andare anche oltre l’anno. Ovvio che così facendo i più piccoli (lavoratori autonomi, piccole imprese ecc) fanno da banca, oltre che offrire il servizio/prodotto richiesto. A costo zero per i più grandi.

    Se la vostra azienda avesse riscosso in tempi certi e ragionevolmente brevi il compenso pattuito, forse tutti i problemi che citavi erano meno rilevanti, anche se importanti.

    Ti porto un esempio: nel 2008 a fronte del mio fatturato 2007 dovevo al fisco oltre “settemila” eurini di tasse (considera che sono solo e sono un lavoratore autonomo), a luglio del 2008 ho dovuto dilazionare i pagamenti e chiedere un prestito in banca per poter assolvere al pagamento delle tasse, ed io ho terminato di riscuotere i compensi a marzo dell’anno successivo (2009) dopo peripezie che neanche Ulisse fece nella sua Odissea.

    E tutto questo non perché i lavori erano stati contestati (almeno avevano un motivo per non pagare o pagare in ritardo), ma perché una volta che hanno avuto un servizio/prodotto c’è sempre qualcuno dell’amministrazione che trova il modo per allungare i pagamenti.

    Il problema nel mio caso non era il fisco che se avessi avuto tutti i pagamenti in regola avrei pagato (a malincuore, eh!) subito, ma i vari debitori, che, vuoi perché era arrivata la crisi, vuoi perché ci marciano (ancora oggi) ma la sono presa in quel posticino.

    Se la legge fosse chiara e certa, le aziende avrebbero tutte gli stessi diritti, ma qui si rispecchia la vita di tutti i giorni.
    La legge è uguale per tutti ma per alcuni è più uguale.

    E comunque per me il bicchiere è sempre pieno (nemmeno metà) te pensa l’ottimismo dove arriva. 🙂

    ciao
    MAX

  9. carmen

    marco, fa molto bene a tutti leggere interventi come questo!!
    una boccata d’ossigeno, dobbiamo trovare modo che possa diffondersi con energia e perchè no essere richiesta a gran voce!!!!!!!!!!!
    saluti da oltralpe
    carmen

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