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TAX 2.0 – Il fisco come Venture Capitalist dell’Innovazione in Italia?

La settimana scorsa ero al Barcamp di Catania “Stati Generali dell’Innovazione”  e mi sembrava doveroso portare un contributo, visto che così usa ai Barcamp (http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp). Al mattino, vedendo tanti ragazzi in procinto di lanciare la loro Start Up ho pensato di condividere con loro le esperienze fatti in questi tre anni per far crescere Hagakure. In particolare, visto che si parlava di finanziamenti e Venture Capital, ho pensato di condividere le difficoltà incontrate, per poter magari essere d’aiuto a qualcuno di loro nella programmazione delle loro attività.

Così mi son messo a scrivere delle slide di getto nell’aula di Palazzo Platamone e mentre le scrivevo mi rendevo conto di come il nostro fisco, se lo volesse, potrebbe essere il più straordinario Venture Capitalist agevolando la crescita finanziaria delle giovani Start Up con una politica fiscale ad hoc che con adeguate dilazioni e favorendo i reinvestimenti. Sarebbe una politica Win Win, in cui nel medio periodo una società ha più chance di crescere e quindi pagare in futuro più tasse.

In sintesi ecco i tre punti necessari secondo la nostra esperienza per invertire la rotta, da motore di opposizione all’innovazione a propulsore dell’innovazione stessa.

1 – SALDO IVA AL SALDO FATTURA PER LE AZIENDE SOTTO I 5 ANNI (Perché una StartUp deve finanziare lo Stato? Dovrebbe essere il contrario!)

2 – CONVERSIONE FISCALE PER CHI PRODUCE UTILI E LI REINVESTE PER  ASSUMERE NEI PRIMI TRE ANNI (Reinvestendo gli utili in posti di lavoro si creano dei nuovi contribuenti che pagano le tasse l’anno dopo)

3 – FINANZIAMENTI FISCALI AD HOC PER LE START UP

Vi incollo qui sotto il video e le slide, che ne pensate?

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Negare i contenuti alle persone

Non è possibile mostrare oggi un video del pezzo di Pupo e Emanuele Filiberto prendendolo da YouTube: non si trova. Ieri ce n’erano decine con centinaia di migliaia di views, oggi non si trovano (cercate voi) o al loro posto, come al posto di tutti i brani eseguiti a Sanremo, appare una scritta:

Questo video include contenuti che sono stati bloccati dallo stesso proprietario per motivi di copyright.

Così sono spariti migliaia di video. Rimossi. Ma la gente continua a cercare. Da allora è stato un fiorire di parodie, rimontaggi, varianti che cercano di “intercettare” le ricerche degli spettatori che vorrebbero ascoltare le loro canzoni preferite. In primis la geniale parodia di Elio che vedete qui sopra. Nei giorni dopo il festival abbiamo condotto un piccolo monitoraggio relativo al Festival e alle reazioni sui Social Media, compreso YouTube; per gran parte il monitoraggio è riservato, ma ve ne riporto due passaggi e un grafico che evidenziano la notevole presenza di spezzoni di Sanremo a partire da domenica e il loro repentino calare in seguito.

Su YouTube sono state rintracciate quasi 10.000 evidenze inerenti a “Sanremo 2010”, a ridosso della finale (20/02). A mercoledì (24/02) le evidenze sono circa 7000.*

Come vedete, e come era immaginabile molti utenti hanno caricato i video di Sanremo presi dalla TV, questi video sono stati visti centinaia di migliaia di volte in un paio di giorni, poi sono stati rimossi in modo rapido e efficace. Oggi è praticamente impossibile trovare su YouTube uno spezzone di Sanremo!

Il motivo per cui vengono rimossi è che le canzoni di Sanremo hanno vari titolari di diritti, autori, reti televisive,case discografiche e nessuno può assumersi la responsabilità di tenerli online senza il consenso di tutti gli altri. Per non sbagliare si rimuovono e vissero felici e protetti…

Peccato che così facendo si stia letteralmente togliendo dalle mani dei consumatori un prodotto che vogliono. Non ho mai visto un caso in cui un produttore strappa di mano a dei potenziali clienti il proprio prodotto, negandolo a chi lo vuole. Eppure è quello che sta succedendo. Certo, non c’è un modo di monetizzare quei contenuti (a parte che in partnership con YouTube ci sarebbe), ma lasciarli non costituirebbe nemmeno una perdita e sarebbe un’ottima promozione.

Così facendo non si rischia di creare un rapporto conflittuale tra produttori di contenuti e fruitori? Non si rischia di incentivare vie alternative per vedere quei contenuti, quali la pirateria? Le centinaia di migliaia di search per quelle canzoni non sono forse il mercato della musica che “urla“: vogliamo vedere le canzoni qui e ora, su YouTube! Forse per i discografici italiani è ora di ascoltare e cercare di costruire valore fuori dalla solita catena distributiva che molti consumatori hanno ormai abbandonato.

(*=dati HAGAKURE estrapolati da Youtube.)

Il dono: un’ottima forma di comunicazione.

 gift

Visto che siamo a Natale ho pensato di riunire alcuni casi e testimonianze che dimostrano la forza comunicativa del dono. Regalare un libro, un’idea, un contenuto è spesso non solo un gesto meritevole dal punto di vista etico, ma anche premiante in termini di comunicazione. Nulla di nuovo, ma ricordare sotto Natale i casi e le teorie più importanti è forse il miglior “post di Natale” che si possa fare.

L’economia del dono è un concetto che si ritrova sin dai tempi dei Nativi Americani: QUI.

Chris Anderson ha teorizzato e messo in pratica la forza del Gratis (FREE): QUI.

C’è chi ne ha fatto una strategia: http://www.strategyofgiving.com/

Luca De Biase ha scritto un libro sull’economia della felicità: QUI.

Joi Ito, a capo del progetto Creative Commons, che sta rivoluzionando il concetto di diritto d’autore e Intellectual Property sta pubblicando FreeSouls (lett. Anime Libere) una celebrazione di coloro che vogliono condividere: QUI.

I RadioHead hanno lanciato il loro disco regalandolo: QUI.

La lista potrebbe proseguire all’infinito. Il concetto di fondo è che donare qualcosa non è solo un gesto morale nobile, è anche una strategia di comunicazione efficace

Donare serve a dimostrare che si crede in quello che si fa al punto di farlo provare gratis, serve a costruire fiducia, a farsi conoscere e ricordare per quello che si è costruito.

Donare è anche la logica base del web. Ti dò un servizio FREE e poi ti “vendo” gli upgrade. Un concetto semplice eppure che sta rivoluzionando un’economia basata sulla produzione e non sul godimento, dove se ti andava bene avevi l’assaggino di prosciutto al supermercato.

Un modello economico, quello del dono, che si sta facendo strada e forse sta alla base della crisi di tanti altri modelli. A proposito di crisi, chiudo con un altro piccolo dono di ottimismo: alcune parole tratte da una bellissima intervista a Sergio Marchionne, ripresa da Alfonso Fuggetta, dove si parla di una nuova filosofia:  “una filosofia dove il merito prevale sulle conoscenze, la leadership sull’autorità, la ricerca dell’eccellenza sulla mediocrità, lo spirito competitivo su una visione egocentrica e l’affidabilità sulle vane promesse”. 

Altri esempi di economia del dono o di dono come strategia di comunicazione?