Digital Transformation for dummies

Cambiare obiettivi, funzione, attività. Una delle opportunità che ci riserva il mondo digitale.

Le sigle, le definizioni e le formule si sprecano nel mondo della consulenza e della comunicazione digitale. Spesso sono usate con poca cognizione di causa o abusate, altre volte in modo ambiguo e IMHO impreciso. Si pensi a “Social Business”, che sulla bocca di molti consulenti indica l’impatto dei “Social Media” (volgarmente e e imprecisamente “Social”) sul business. A mio modo di vedere trovo imprecisa la definizione sia da un punto di vista linguistico (a ben leggere il Social Business è il business baricentrato su fenomeni sociali) sia di contenuti: non è solo il “social” a impattare sul business, ma tutto il “digital”.

Definizione e esempi.

Un termine ricorrente, e che sentiremo molto nei prossimi anni, è quello di “Digital Transformation”.  Per quanto ogni definizione rischi di essere parziale, per definire l’ambito possiamo dire che la Digital Transformation consiste nel ridisegnare l’offerta del proprio business per renderla più competitiva e più aderente alle aspettative del proprio mercato grazie alle tecnologie digitali.

In alcuni casi la Digital Transformation è una trasformazione letale dei business in via di estinzione, e da un punto di vista manageriale, si tratta di processi di salvataggio. Pensiamo a Kodak, che ha attraversato un fallimento durante questo processo, o Polaroid, che ha rivisto la propria offerta di prodotto e di marketing in modo radicale. Per altre aziende la Digital Transformation è un’opportunità più o meno evidente di spaziare in altre aree o settori di business diversi dal proprio. Un esempio immediato e straordinario è la digitalizzazione dello shopping consentita dall’App mobile di Tesco, che trasforma l’intera esperienza del consumatore by-passando in toto il negozio fisico.

Un altro straordinario esempio è quello di Starbucks, che ha colto le opportunità del digital ben oltre il branding, il marketing e la comunicazione ma estendendo l’esperienza dei propri clienti grazie a digital, social e mobile. Qui una case, una infografica:

Dati e cifre della digitalizzazione di Starbucks,. Fonte: Enterpreneur

e per finire le nuove funzionalità  2014 dell’App che integrano social e mobile commerce, fino ad arrivare, nei prossimi mesi, a ordinare dall’App e passare in negozio solo a ritirare, facendo risparmiare ai clienti i minuti di coda e alzando il valore aggiunto dei propri prodotti. Per un caffè senza la coda, forse siamo disposti anche a pagare qualche centesimo in più.

In tutti i casi è un processo profondo che coinvolge (e deve coinvolgere) molti soggetti interni ed esterni alle aziende. Questo schema ben riassume e semplifica i principali (gruppi di) stakeholder del processo di Digital transformation.

Capire le dinamiche, le insidie, ma soprattutto le opportunità che l’intersezione tra mobile e digital crea per ogni tipo di business è un passaggio chiave per fare un’assessment, prima ancora che impostare una strategia, del proprio posizionamento digitale.

I principi cardine della Digital Transformation.

La presentazione di Mike Arauz evidenzia dieci principi cardine del processo di ridefinizione del business che molte aziende stanno affrontando forzate o invitate dall’innovazione digitale. Che sia figlia di un business in crisi che spinge verso al digitalizzazione o che sia esplorazione di possibilità di differenziazione e/o consolidamento la Digital Transformation è un processo ibrido culturale, tecnologico, creativo, manageriale. Una sintesi molto bene fatta, che non presenta il fenomeno della Digital Transofrmation nel suo complesso, ma ne fa ben comprendere spirito e portata. Alcuni concetti base, quali la usercenticità, la complessità o singularity, sono espressi con immediatezza e possibilità di comprensione pratica. Lungi dall’essere, dunque, una visione esaustiva, ha il merito di portare sul tavolo alcuni principi base che, troppo spesso, non sono oggi al centro dell’attenzione di chi si occupa, a vario titolo, di Digital.

Le mie tre preferite? 1) Il lato umanista del digitale e l’importanza/bisogno di una nuova creatività mirata all’esperienza più che all’impressione:

” Technology is a science, but it’s an art getting people to use it”

2) L’imprevedibilità del futuro e il passo segnato per ricerche di mercato e sondaggi come orientatoti delle scelte di comunicazione. L’ottimizzazione si fa in corso, non prima:

” Our inability to predict the future doesn’t make it less inevitable”

3) La usercentricità e la scalabilità come obiettivi e KPI al tempo stesso. E per dirla come Charlene Li, l’acknowledgement e il rispetto per il nuovo potere dei consumatori:

” – Are people using it? – Is the only question that really matters”

E le vostre?

“The second half of the chessboard”: cosa aspettarsi per il futuro.

Per concludere, vi invito a guardare questo breve video dove Andrew McAfee del MIT ci esemplifica il potere di crescita esponenziale dell’economia digitale. “We haven’t seen anything yet” è il suo laconico commento, nonché previsione per i prossimi anni. Buona visione buon lavoro.

Risorse

DNSee on Digital Transformation

IBM on Digital Trasnformation

Cap Gemini on Digital Trasnformation

The Guardian on Digital Trasnformation

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10 pensieri su “Digital Transformation for dummies

  1. Pingback: Lo S.T.I.L.E. della Generazione 2.0 | @Aghenor

  2. Pingback: La digital trasformation al Social Business Forum 2014 | @Aghenor

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  4. Pingback: Leading Digital (2014) di Westerman, Bonnet e McAfee | lgalli.it

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