Flipboard, l’editoria, il web e l’ipad

Apple ha proclamato FLIPBOARD come “App of the Year” (qui la notizia). Flipboard è un social magazine o personal magazine, come viene definita meglio in questo video tutorial. Se non conoscete flipboard (e se avete un iPad) scaricatela, vi cambierà il vostro rapporto sia con la lettura delle notizie sia con i Social Network in mobilità.

A mio modo di vedere il fatto che Flipboard sia l’App dell’anno è un fatto importante per alcuni motivi che si possono evincere da questa ottima intervista al suo fondatore.

1) L’innovazione avviene fuori (Innovation happens elsewhere, diceva Bill Joy di SUN), ma non troppo lontano aggiungerei, visto che uno dei due founder di Flipboard è un ex uomo Apple che lavorava su iPhone. Insomma l’ennesima conferma che San Francisco e la Silicon Valley sono il posto dove le idee nascono, vengono discusse, testate, magari in uno Starbucks prima di farne una società, ma è lì che le informazioni circolano, in una cultura della sperimentazione e mai del sospetto.

2) Flipboard è una buona sintesi tra web e carta. (“The beauty of the print, the power of the webla definiscono sul sito). In questo senso è un prodotto molto importante, ha trovato la chiave di interpretazione che molti editori stanno cercando.

3) La storia di Flipboard ci mostra che faccia ha il successo vero sul web, fatto di:

Saper cambiare direzione.

We were originally thinking we’d bring this to the web, but in thinking about this, it was clear that a tablet—and the iPad rumors started to pick up pace—it was pretty clear that betting on a tablet, and form factor, would be the idea. So we started designing for that, hoping and praying that something would actually happen there. And lo and behold it did. And then when the iPad came out we really just bet the whole company on it. So we designed something really specifically for the iPad and that really captured this idea.

Avere numeri veri…

How many times has Flipboard been downloaded?

All I can say is it’s a significant percentage of the iPad population.

…e fatti in fretta.

Flipboard’s launch was as chaotic as it seemed from the outside. It took 20 minutes to max out Flipboard’s servers. The company actually asked Apple NOT to feature Flipboard in the iTunes App Store.

4) L’importanza degli RSS.

We use RSS as a guideline or a proxy for how much of an excerpt the particular publisher is willing to show. We’re basically the same as like Pulse or any other RSS reader in terms of the amount of content we’re showing. In fact we actually don’t, Pulse would even show more of an article than we will, because many RSS feeds are actually the entire articles, we don’t do that. We bring people right to the websites.

5) Flipboard è un buon esempio di “come portare il web su iPad”. Trasformandolo in una nuova esperienza. Sembra essere questo il sottotesto della decisione di Apple.

6) Riconferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) il ruolo centrale e fondamentale della Usabilità, della User Interface e dell’esperienza utente nei prodotti digitali.

7) Flipboard potrebbe ridefinire gli equilibri editoriali tra contenuto e pubblicità.

We think we can bring a totally new form of advertising to the table that will allow publishers to monetize their content by a factor of ten from what they’re currently doing with banner ads

If you look at web pages today, they basically are battlegrounds between content and ads. The ads are competing for the readers interest, the content’s competing for the readers interest. It’s a terrible experience, especially when you compare it to a magazine. It hurts the publisher. It hurts the advertiser. It hurts the reader.

[…]there have been probably about 130 publishers that have reached out to us in the last 4 days

Evocativa e significativa la metafora della pagina web come campo di battaglia tra contenuto e ads. Vedremo come evolverà Flipboard, intanto complimenti all’ottimo lavoro svolto sinora.

Wikileaks. La notizia non è nei leak, la notizia è il leak.

Un sito di divulgazione di notizie riservate (WikiLeaks, appunto), appartenente a un’organizzazione che si dà come scopo: “portare notizie importanti al pubblico dominio” ha pubblicato ieri (distribuendoli preventivamente ai principali siti di news occidentali) la piccola prima tranche di un gran numero di documenti riservati definiti “Cables”. I “Cables” sono una sorta di telegramma da Ambasciata USA a Ambasciata USA che spesso (in quel caso è contrassegnato SIPDIS) viaggia su una rete supersicura (sic) e proprietaria del Ministero della Difesa USA e del Ministero dell’Interno USA chiamata SIPRNet. Il lotto di documenti consta di oltre 250.000 “Cables”, alcuni risalenti a quest’anno che mettono a nudo le comunicazioni diplomatiche tra gli americani e i loro alleati. Le anticipazioni hanno scosso il sistema informativo mondiale, prevendendo scandali politici, crisi diplomatiche, rischi per la professione e la vita di personale dell’Intelligence USA e EU. Il Governo del Regno Unito ha addirittura emesso una direttiva (illegittima e disattesa) ai direttori di giornali di consultarsi col governo prima di pubblicare i “Cables”.

Ieri verso le 21, dopo che il fondatore di Wikileaks è uccel di bosco e che il sito è dichiarato sotto attacco DDOS, escono i primi documenti. Certo, sono una frazione, ma ci si aspetta siano i più “succosi”. A leggere un primo resoconto, invece, ciò che questi “Leak” (fuga di notizie in inglese NdR) contengono sono notizie che potevamo leggere sui quotidiani:

– “Gli americani pensano che Putin comandi in Europa e che Angela Merkel sia poco decisionista”

– “Berlusconi è visto dalla diplomazia USA come festaiolo e asservito a Putin”

– “Le ambasciate americane parlano di Gheddafi e Karzai come di leader paranoici e instabili”

Tutte cose che si sapevano già. La notizia non è nel leak, ma il leak stesso. L’unica cosa degna di rilievo è che il sistema di pensiero della diplomazia occidentale è esposto. Compresi i legami coi grandi gruppi industriali (in alcuni “Cables” è chiaro come ENI venga consultata al pari di enti governativi nelle politiche militari verso IRAN e M.O.). Oggi, come ricorda in un commento Roberto D’Adda, sarà più difficile per aziende e governi “accreditarsi” a livello internazionale presso gli alleati. Quello che pensano di noi e dei nostri leader gli USA si trova online, difficilmente contestabile.

Sapevamo tutti benissimo che gli Stati Uniti pensavano questo dei leader Europei, ma una sorta di “discrezione” diplomatica, più che di segreto ci faceva andare avanti ignorando o fingendo di ignorare questo modus operandi della diplomazia occidentale.

L’unico fattore di rilievo, a mio modo di vedere, è che oggi questo modus operandi è di pubblico dominio, che l’illusione di un mondo occidentale compatto e coeso è ridicolizzata da discussioni e pettegolezzi e doppiogiochismi rivelati come un vasetto di marmellata aperto. L’idea che le istituzioni si attengano a qualsivoglia dovere etico nel mondo occidentale è definitivamente spazzata via dalla messa in luce di un sistema di galoppini internettizzati. La Rete, con la sua pervasività e viralità senza regole sta mettendo in luce tutto quanto non vorrebbe essere rivelato, con una forza etica aprioristica che vede in questo episodio un caso di difficile giudizio.

In sostanza (almeno a giudicare d quanto visto sinora) si tratta di una figuraccia planetaria. Poco più. Una figuraccia etica e tecnologica. Etica perché rivela il “doppio pensiero” della nostra politica, quello di facciata e quello “di ambasciata”, chiamiamolo così. Tecnologica perché non sappiamo nemmeno custodire il gossip.

Stati Uniti e Europa ne escono dunque molto indeboliti, ne perdono in autorità morale e in senso di affidabilità di fronte al mondo medio-orientale e asiatico. Ben venga l’informazione aperta, ma di fronte a questa situazione sorge una domanda: la trasparenza a tutti i costi è sempre un bene? Sicuramente il Cablegate servirà come elemento di propulsione verso un sistema dell’informazione e dei dati più trasparente.

Vi invito pertanto a leggere una lucida e interessante riflessione di Juan Carlos De Martin sul tema (la cosa migliore scritta su Wikileaks sinora, IMHO): si chiama “Trasparenza senza responsabilità” e la trovate QUI.

UPDATE 5/12/2010

Wikileaks è stata spostata di dominio, ecco i link aggiornati:

About: http://213.251.145.96/about.html

Cablegate: http://213.251.145.96/cablegate.html

Cables dalla Ambasciata di Roma: http://www.wikileaks.ch/origin/20_0.html

Internet P.R. in versione ebook (disponibile da oggi a € 2,99 anche per iPad)

L’ho ricevuto in prova stamattina, quella che vedete qui sopra è la versione Ebook di Internet P.R.: Federica da Apogeo mi comunica che verrà rilasciata oggi. I vantaggi dell’ebook (a parte il prezzo) sono dati da: ricercabilità del testo, personalizzazione del font, ipertestualità e molte altre cose… Si potrà leggerlo dal Mac, con Adobe Digital Edition, sull’iPad con iBooks, Stanza o anche online con lettori come Bookworm. Lo si può già acquistare nella maggior parte degli store online, per esempio: LaFeltrinelliBookRepublicIBS o sul sito Apogeo cliccando qui.

Hunger strike hits Social Media (not a big hit, though…)

[Image from the tweet announcing the hunger strike

This post is in English because I think the case in discussion is “a first” at international level. The case and most of the links, although, will point to material in Italian.

HUNGER STRIKE ON SOCIAL MEDIA – DAY 1 (nov 13th)

Paola Caruso declares to be a Corriere della Sera (Top Italian Newspaper) seven year “temp” (temporary collaborator, in Italian “precario” “collaboratore”). She is an active user of Social Media with an average to heavy user profile (a few hundreds friends, various accounts, barcamps and so on…). Yesterday (saturday november 14th) she claimed on a Tumbr with her name to have started a Hunger and Thirst strike generating instantaneous and highly worried reactions among her friends who convinced her to drink some water before 24 hours had passed. On sunday morning she declares to be still on hunger strike, although no objectives of her protest have been set. The discussion has flooded the italian blogosphere and social networks wit the tags #iosonopaola (I am Paola) #paolaprecaria (Paola “temp”) #stopcorsera4paola (Boycott Corriere dellaSera for Paola). Italian bloggers took part in the protest by suspending their site redirecting to her tumblr, rather than hosting banners to support her. Some are at Paola’s apartment liveblogging as I am writing. Aggregators have opened a special section, the news are slowly picking up the case. I don’t recall similar cases worldwide, if you do please add in the comments.

HUNGER STRIKE ON SOCIAL MEDIA – DAY 2 (nov 14th)

No sign of reaction from the italian newspaper after 36 hours, highly emotional debate among the bloggers, at first analysis it appears as a very unprepared and unorganized initiative.  I’ll update the post in case of relevant news.

Update 18:15 hrs The italian Journalist ha announced on her tumblr that she had a cup of cofee but she keeps going on wit the hunger strike and that she has been in touch with her newspaper. She posted another picture of her on the scale, weighing almost a Kg less:find it hereThe reason of the strike would be the fact that a young journalist, just graduated from journalist school ( A rookie ” – “un pivello” – as Caruso defined him) would have gotten a contact she was hoping to have. The thing is all over the italian blogosphere and statusphere which lack of trending monitoring tools. On Google, for her name there’s a significant “competition” between her and a showglirl bringing the same name. Some minor mainstream media bloggers picked up the news while almost 200 blogs are discussing the matter, some very critically on Caruso’s behaviour now.

Update 21:45 hrs News don’t pick up the hunger strike, senior bloggers share strong ugly doubts on Caruso’s behaviour. The most relevant news blog (Il Post) is beginning to share doubts on the whole hunger strike thing, quoting a news agency (ANSA) declaration (also appeared on the newspaper facebook page) of Corriere della Sera chief editor Ferruccio De Bortoli who said: to know nothing of any request from Caruso, otherwise he would have had a meeting with her and inviting her to get back to a reasonable attitude and offering dialogue. De Bortoli also denies the hiring of a young journalist, stating he had a “temp” contract as well. The thing starts to look grotesque: the bloggers are on fire, nobody else takes the thing into consideration. The official news system is ignoring the thing, the involved newspaper minimizes. The italian blogosphere emotivity has generated facebook pages, campaigns, Twibbons and any other social campaign tool, but all this call to action has no answer outside friendfeed and some inner blog circle. It’s sunday night: tomorrow morning we’ll see how the news system will react. Meanwhile a lot of exposure is drawn on a single person.

Update 22:30 hrs Caruso writes on her blog an open letter to Ferruccio De Bortoli that the info she has regarding the contract of the new hired are different: she claims (and later says again) that since this (yet unnamed) guy would have had access to a-so-called “desk” contract he has to have been hired (“assunto”), according to internal agreements. The point is that the Corriere della Sera couldn’t “hire” according to another union crisis agreement called “stato di crisi”. (“Forse mi sono sbagliata sul tipo di contratto della new-entry, mi fa piacere sapere che i nuovi co.co.co. abbiamo accesso al desk. A me non risulta.“). She also says that she actually sent an email to the editor in chief (“In realtà le avevo scritto una mail per avvertirla della mia forma di protesta, ma capisco che può esserle sfuggita.“). Gossip says the editorial board of Corriere della Sera (“comitato di redazione”) has spent the sunday in a meeting and new developments will emerge during the week.

[Clearly this is turning into a labor-legal issue I’m not the right person to talk about as I’m not in the know of too many technical aspects. My interest was in putting on the record a “social media empowered” hunger strike, and the communication analysis regarding it: I will update only on this matter from now on.]

HUNGER STRIKE ON SOCIAL MEDIA – DAY 3 (nov 15th)

Caruso posted an update showing she lost 1.7 kilos. The bloggers support is wide and still intense, although some critics to the behaviour get more strong, turning into flames. Caruso in two days gained some 400 followers on Twitter and she keeps answering to thousands of posts and comments. Google blog search now spits out 617 posts. Google News always gives back less than 10 minor news sites talking bout the hunger strike, the only one with a minimum fame is Affari Italiani. The news system is deliberately ignoring Caruso’s hunger strike or not thinking it’s news, at this point we can say for sure.

A certain degree of mastery of social media and blog dynamics has to be credited to Caruso, she definitely showed she can touch the right strings in posing as a weak girl, streaming her scale’s pics showing daily her weight loss and sharing tears and a certain sense of final choice (she keeps repeating she will never work again in a newspaper) that make her an almost perfect anti-hero.

HUNGER STRIKE ON SOCIAL MEDIA – DAY 4 (nov 16th)

No sign of life from the official press, which, at this point, is deliberately (and probably wisely) denying the thing. The bloggers start continuos flames whether it was a good idea or just a person try to gain visibility without a cause or simply giving in to a moment of weakness.

HUNGER STRIKE ON SOCIAL MEDIA – DAY 5 (nov 17th)

Caruso announces to suspend the hunger strike. The day after she will meet the chief editor of Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, who will claim to have answered to all the emails and who reassured Caruso that “she can keep her job”. A happy ending which didn’t change Caruso’s position (for as much as is given to know), didn’t force the Corriere della Sera to any change of position and had no impact whatsoever in public opinion except for the bloggers continuos flames, still lasting, as a demonstration that probably they didn’t pick the right battle. It’s true that the debate has been brought to the bloggers attention, though, but in such a manner that kept it inside the italian blogosphere’s inner circle, with no spread through social networks or mainstream press, therefore making it relevant only to a minority of people, who will hardly make any effect or a point in the italian labor law debate.

The only significant effect appears to be the demonstration that a highly emotional/political happening as a hunger strike can have a great potential if amplified through Social Media, given that it had solid grounds in order to break into the news system. In a word: don’t try this at home.

Un nuovo libro

Sono passati quasi tre anni da quando ho iniziato a scrivere Internet P.R., anni in cui sono successe un sacco di cose, dal punto di vista professionale, che hanno reso l’esperienza di scrittura di questo libro davvero straordinaria. In questi tre anni però Internet è cambiata moltissimo, ecco una serie di cose di cui nel 2007, quando ho scritto il libro, si parlava poco o nulla e che oggi sono al centro della discussione su come si fa comunicazione online:

– Le App

– I Social Network

– I Location Based Services e la georeferenziazione.

– Il Cloud computing

– Il mobile Internet

– Il Crowdsourcing

E chissà cos’altro mi sto dimenticando in questo momento. La novità più rilevante di questi tre anni sono indubbiamente i Social Network. La loro diffusione massiccia, il loro irrompere nello stile di vita degli italiani, ne fanno uno dei cambiamenti più significativi della comunicazione negli ultimi anni. Ritengo tuttora validi i principi delineati all’interno di Internet P.R., ma forse vanno ri-raccontati, ri-pensati, applicati a degli strumenti nuovi. Cercherò di scriverlo in fretta, perché Internet cambia in modo velocissimo e vorrei che l’esperienza fatta sul campo in questi anni e le riflessioni che ne sono conseguite possano arrivare a destinazione nel più breve tempo possibile, per generare ulteriore dibattito e nuova conoscenza.

Come sempre cercherò di scrivere questo libro “in rete”, chiedendo aiuto a chiunque vorrà prendere parte a questa piccola avventura. Credo userò in prevalenza Twitter, dove sto pensando di creare un hashtag in modo da tenere traccia di quanto venga detto. Mi piacerebbe anche trovare un modo di ringraziare chi farà segnalazioni o riflessioni utili. Sto pensando di acquistare 30 copie del libro e di fare 30 domande da qui alla pubblicazione del libro, dando una copia alla risposta più utile.

Come sempre si accettano suggerimenti, consigli e soprattutto critiche.

Una Road Map per la costruzione della Digital Reputation

Ieri durante il mio intervento al workshop Social Media for Business all’interno della Social Media Week Milano ho presentato questa road map su cui sto ragionando da tempo e che sarà oggetto di un prossimo articolo e di parte del prossimo libro. La riproduco qui per portare avanti assieme a voi il ragionamento. Che ne pensate dei 5 step?

Lady Gaga fa lezione di web marketing. (È facile se sei una RockStar, ma ha ragione…)

Certo è facile dire come avere successo su Internet se sei una rock star planetaria, ciò non toglie che i principi di cui ci parla questo video siano validi. E se hanno trasformato Stefani Germanotta in Lady Gaga possono di sicuro dare un po’ di lustro o popolarità online a qualunque marca.

1) Tella a Consistent story. Trovate una storia rilevante e un posizionamento chiaro.

Definite la vostra visione, il vostro tono di voce e affiancatevi uno “strategic team”. Da sempre parlo di Content is King, non perché la forma e la tecnica non siano importanti, ma credo che una Content Strategy di livello sia il vero lasciapassare per il successo di ogni attività di comunicazione online.

2) Engage your fans in a conversation. Intrattieni una conversazione coi fan.

Provocate, ascoltate e reagite, siate davvero socievoli, state al gioco. Offrite contenuto esclusivo e di qualità. Sembrano banalità, ma quasi tutti i casi di comunicazione sui Social Media vedono una capacità reattiva dei brand mutilata da processi interni, policy pensate per il secolo della TV e non di Internet, apparati burocratici farraginosi, mastodontici e timorosi al tempo stesso. L’elefante che inciampa sul topolino.

3) Connect the content. Integrate i contenuti.

Collegate il vostro contenuto con altri, distribuitelo su ogni piattaforma possibile, non lavorate da soli. Internet è il regno della collaborazione. È una rete e nessun nodo potrà mai essere dominante, l’unico modo di stabilire un filone di pensiero o di opinione dominante è di coinvolgere in modo strategico quanti più nodi possibile. Il network. Il networking. Integrate i contenuti on quelli del vostro network, ampliate il vostro network coi vostri contenuti.

4) Fish where the fish are. Andate dove stanno i vostri consumatori.

Offrite contenuti altamente condivisibili e liberi. Anche questo parrebbe un’ovvietà, ma la cultura dominante di chi fa web in/per le aziende è ancora quella di costruire enormi gabbie che troppo spesso rimangono vuote. Le persone alla mattina aprono facebook, non il sito di un’azienda.

5) Reinvent business. Reimmaginatevi il vostro business.

Immaginate nuovi usi e modelli per la marca, inventate nuove regole. Se si sono rispettate le prime quattro regole forse si può iniziare a fare qualcosa di finalmente davvero un po’ “osè”, provare a innovare, immaginare un nuovo modo di parlare con il mercato o di vendere attraverso la rete. Questo è davvero più facile se si è una rockstar, ma anche se non ci si riesce è un esercizio molto salutare per chi deve comunicare.

[Otaku Contest] La passione vien di notte…

Qualche settimana fa, non ritenendo la mia agenda abbastanza piena, ho pensato di segnarmi su iCal un evento a mezzanotte, era l’Otaku Contest per gli amanti del Giappone [link]. Si trattava di essere collegati a Internet alle 24:00 e rispondere il più rapidamente possibile (e correttamente 🙂 ) a tre domande sul Giappone. In palio gadgettistica nipponica varia e la gloria tra gli otaku (maniaci) del Giappone. Beh questo appuntamento notturo si è trasformato in una bella avventura, non solo ho vinto il contest (!), ma ho anche trovato un sacco di gente online a quell’ora della notte che discuteva e commentava il concorso sul sito e sulla sua pagina facebook. Una comunità di appassionati avvicinata dalla tecnologia. Ho anche avuto modo di chiacchierare un po’ con la mia amica Claudia che vive a Tokyo e che sento sempre poco, complice il fuso orario. La vincita è stata tecnologicamente rocambolesca: avevo due risposte giuste e una incerta (poi ho scoperto sbagliata) e il sistema continuava a rifiutare il mio post perché usavo la mail sbagliata (non quella con cui mi ero iscritto). Nel tempo in cui ho fatto 4/5 tentativi di mandare le risposte con quella sbagliata (e mi stavo rassegnando a perdere) sono riuscito a trovare anche la  terza risposta esatta e solo allora ho capito l’inghippo delle email, spedendo infine tutte e tre le risposte giuste per primo!

Come dovere ecco quindi un post per raccontare il piccolo trionfo, ma anche per una considerazione che vede Internet come una incredibile piazza dove le passioni delle persone si incontrano senza orari e distanze.

Ed ecco anche le foto del pacco che mi è arrivato a casa grazie a Hamakura. Non è bello ricevere i pacchi ordinati/spediti da Internet? Sembra Natale anche se è settembre…

Un amico vale più di mille badge? [facebook Vs. foursquare]

Una veloce premessa. La geolocalizzazione è una funzione di alcuni device tecnologici (smartphone con gps) e servizi web (social network) che consentono alle persone di identificare e comunicare il posto esatto in cui si trovano. Il fatto di condividere pubblicamente o semi-pubblicamente (ai propri contatti) la “location” in cui ci si trova innesca una serie di possibili conseguenze: scoprire chi dei propri contatti è lì, accedere a servizi mirati, scoprire l’esperienza avuta in quei posti da altre persone, lasciare traccia della propria esperienza etc etc

Una piccola parte di appassionati di tecnologia (generalmente definiti “Early Adopters”, quelli che hanno sempre le cose prima degli altri) stava già “giocando” da alcuni mesi con la Geolocalizzazione grazie a Foursquare. Foursquare è un geo-social-network costruito con molte feature tipiche di un gioco (punti da ottenere, premi da ricevere, segnalazioni da lasciare/scoprire…) che probabilmente hanno titillato la fantasia di noi early adopter, che spesso per nostra natura siamo anche un po’ geek.

Passato qualche mese i Location Based Services e la gelocalizzazione sembrano diventare il nuovo Eldorado del Marketing e la nuova frontiera di innovazione della società. Qualunque servizio web dichiara di stare sviluppando la propria piattaforma di geolocation. Passa qualche altra settimana e, dopo Twitter, anche facebook annuncia la propria soluzione: Places, rilasciato in alcuni paesi nella seconda metà di Agosto e presto anche in Italia.

Sono innumerevoli i post sull’argomento. Quasi tutti (senza ben capire perché) ritengono Places lesivo della privacy, il che a me pare abbastanza ridicolo, è come ritenere lesivo della privacy un megafono: dipende da come lo si usa, no? È controversa, invece, l’opinione sul duello tra Facebook e Foursquare per chi diventerà la piattaforma di riferimento in termini di geolocation.  Non amo fare previsioni, ma posto che, come sempre, sarà la “pancia” mainstream degli utenti a decidere le sorti di questa sfida a leggere alcuni segnali deboli pare non ci sarà partita e da qui alla fine dell’anno facebook diventerà la geo-piattaforma dominante. Proviamo a considerare i seguenti fattori:

– nonostante l’uso intensivo e invasivo di foursquare è sempre stato un numero limitato di utenti (gli early adopters) a attivare il servizio, suscitando curiosità (a volte fastidio) da parte degli altri.

– i servizi esclusivamente “geo” sono già più d’uno (foursquare, gowalla) e si contendono un mercato di nicchia

– un utente mainstream che volesse dar seguito alla curiosità e provare foursquare deve registrarsi su un servizio terzo, il che è un grande ostacolo in partenza e all’uso (anche dal device mobile serve aprire un’altra app e non la solita, cioè facebook)

– facebook places, sull’onda dell’Hype, è l’argomento del mese ed è lì: pronto da provare per tutti i 500 milioni di utenti facebook

– la apparente iniziale “povertà d’esperienza” di una registrazione effettuata con places rispetto a una effettuata con foursquare (badge, tips, punti) è apparente e ingannevole. Quando facebook places sarà a regime la “ricompensa” che se ne potrà trarre sarà molto maggiore dell’ennesimo badge, sarà l’integrazione con in nostro lifestream, sapere le relazioni che i nostri amici hanno con quel posto e tutto il Social Graph di un luogo.

Insomma, a guardarla con un po’ di distacco sembra quasi che foursquare abbia “tirato la volata” a facebook places, scatenando la community dei blogger sull’argomento, incuriosendo il pubblico generalista e sdoganando un concetto che adesso facebook può applicare alla massa. E a meno che foursquare sappia evolvere rapidamente in qualcosa di più e di utile, rischia di veder crescere le attività di geolocation su FS a ritmi esponenziali che non potrà contrastare… A quel punto su quale location vorrete registrarvi? Su quella da 20 early adopters con cui siete blandamente connessi o su quella con 200 amici?

E il marketing? Sicuramente arriverà (ci metterà un po’, prima del 2011 in Italia no vedremo, secondo me, grandi casi) e le potenzialità sono moltissime, ne riparleremo più avanti. In Israele c’è già un interessante esperimento di Coca Cola che integra Geo Location e RFID. Per finire le opportunità che la geolocalizzazione offre sono tantissime, basti solo pensare a: marketing di prossimità, rilevazione delle esperienze territoriali, promozione delle località turistiche, promozioni sul punto vendita, assistenza in mobilità…

[concorso amatoriale] Per gli Otaku (maniaci) del giappone.

Gianluca e Kanako da 4 anni gestiscono un blog che si chiama Youkoso Italia (Benvenuto Italia) e che educa alla cultura giapponese e viceversa. Ogni anno, in occasione del loro anniversario, lanciano un concorso che quest’anno giunge alla quarta edizione, i premi sono un trionfo di gadget e abbigliamento nipponici. Le regole sono semplici: basta rispondere per primi a due domande sul Giappone, sperando siano semplici anche le domande.

Vai al concorso.