Comunicazione digitale, catodica, tipografica…

Leggo questo post su Ted Disbanded, di Francesco Taddeucci, uno dei copywriter più premiati d’Italia. Riporta una interessante segnalazione di un intervento di Nick Law sul nuovo modo in cui le coppie creative delle agenzie dovrebbero lavorare. In sintesi Law propone di aggiungere una “digital person” alla coppia copywriter/art director.

Questa ossessione, tutta pubblicitaria, di riferirsi al mondo del web come al “digitale”, di chiamare i progetti relativi a Internet “digital” tradisce sin da subito una scarsa familiarità col web. Mi spiego meglio, tutto il sistema pubblicitario, probabilmente per effetto di qualche guru che ha usato il termine “digital” per la prima volta, fa un gran parlare di “digital” creativity, “digital” strategy etc etc.

Se i “digital advertisers uscissero fuori dalla loro digital-nicchia si renderebbero conto che sono solo loro a chiamare Internet “media digitale” (che fa anche un po’ ridere…). Pensate se si riferissero alla tv e agli spot come “comunicazione catodica” o alla stampa come “comunicazione tipografica” 🙂

Anche estendendo il concetto di “digitale” al mondo della telefonia mobile o alle nuove forme di TV, la sostanza non cambia. Il problema non è fare una comunicazione digitale o più digitale rispetto al passato, il problema è sempre quello: fare una comunicazione che funzioni.

Oggi la comunicazione, anche solo quella offline, passa da mille canali. Non so se gli eredi degli scrittori e pittori americani di inizio secolo* possano farcela da soli, o anche accompagnati da una “digital person”. Io nel team di comunicazione della mia agenzia/azienda vorei registi, DJ, street artist, giornalisti, fotografi, graphic designers, programmatori Ajax o Ruby e i pubblicitari quelli con una visione strategica, che sappiano concepire e coordinare un concetto forte su cui lavorare tutti assieme.

*=Copywriter e Art Director sono due figure che nascono assieme all’advertising e quindi assieme alla stampa, ai giornali. Erano di solito pittori di grido o di tendenza e scrittori di romanzi d’avanguardia assoldati dalle prime “Agenzie” di pubblicità che facevano compravendita di spazi. Il concetto di creatività pubblicitaria nasce dal fatto che la pagina era un’inserzione, un’intrusione nei contenuti del giornale e quindi doveva dare qualcosa in cambio: emozione, stupore, fascino. Serviva qualcosa di nuovo, di creativo, appunto. Poi è arrivata la televisione, ma registi e attori non sono quasi mai entrati nel processo creativo, così come non lo sono entrati i DJ con la radio. Adesso Internet sta coagulando i linguaggi, stimolando le relazioni brand-consumer, creando ogni giorno nuovi linguaggi e modi di interagire: chissà se basta una digital person a fianco di copy e art? 🙂

Nella foto la costruzione del Times Building, sede del NY Times: credits qui

Quando il web serve da ispirazione…

Tutto è nato, qualche anno fa, coi pubblicitari che hanno iniziato a usare flickr invece di Grazia Neri per i layout. Internet è talmente ricca di creatività, di spunti, idee ispirazioni che non si contano più, ormai, le tendenze e le creatività nate dal basso, sul web e diventate poi mainstream o produzioni in grande stile. Due casi.

Serpica Naro (anagramma di San Precario), lavori all’uncinetto impregnati di cultura guerrila e web, punti fatti di pixel per dare una nuova inattesa vita a quello che sembrava vecchissimo: il ricamo. (Grazie LivePaola per la segnalazione)

Questo bellissimo spot di Schweppes, nato sull’onda di un filone estremamente popolare su YouTube: l’ultra slow motion, basta guardare i video (e le visite) al profilo su YouTube della casa di produzione UltraSlo.

Insomma, riprendendo ancora una volta MiniMarketing, forse val la pena davvero di girare col budget in tasca. E forse val la pena di girare per Internet, alla ricerca di vita, creatività, comunità rilevanti per il proprio brand.

Insomma il tempo rischia di valere più del denaro (Internet PR, pag 35).

Altri spunti qui

Una (micro) presentazione su microblogging e aziende

Ieri, presso la School of Management del Politecnico di Milano si è svolto il Microcamp, un barcamp dedicato al microblogging e i suoi utilizzi. Il microblogging racchiude quelle piattaforme quali Twitter, Tumblr, il nuovo BeeMood e altre che consentono, e anzi incentivano, la pubblicazione di brevissimi messaggi in stile SMS e una interazione minima, ma esistente, tra chi vi prende parte.

All’ultimo minuto mi hanno chiesto di fare un intervento sul ruolo che il Microblogging può avere nella comunicazione aziendale. Visto il contesto ho pensato di fare una micropresentazione lunga esattamente 140 caratteri (spazi inclusi, proprio quelli consentiti da Twitter). Ve la riporto qui con qualche nota sotto.

Relationship: il microblogging offre una forma basica, ma comunque interessante di socializzazione sul web, che può essere l’embrione di un network di consumatori o stakeholder per le aziende

Corporate Mood: la brevità e la frequenza di pubblicazione favoriscono la spontaneità dei contenuti, trasmettendo l’immagine di un’azienda e del suo management da un angolo nuovo e più fresco.

Brand status: i prodotti vivono di continui aggiornamenti e novità, uno strumento agile e flessibile quale il microblogging può essere particolarmente utile per dare aggiornamenti continui.

In sostanza la conclusione può essere che il microblogging favorisce la valorizzazione di quei “microcontenuti” aziendali che spesso non trovano altra visibilità.

Beh.. una figata

Non sono solito postare cose che riguardano il mio lavoro, ma quando un progetto è davvero bello e interessante mi sembra giusto condividerlo.

Mi sono appena arrivate le foto della Grande Punto realizzata da TV Boy. Senza parole. Poi ci sarà un video, e tutto il resto, ma intanto godetevi queste in anteprima.

Fiat Grande Punto TV Boy

Fiat Grande Punto TV Boy

La preparazione della macchina qui.

P.S.: L’auto pare che verrà messa all’asta in beneficenza.

Tags: Fiat Grande Punto, TV Boy

Un giorno di “ordinaria” popolarità

Nelle settimane scorse è esplosa la polemica sulla pubblicazione sul sito dell’agenzia delle entrate delle dichiarazioni dei redditi degli italiani nel 2005. Internet si infiamma, il primo blogger che segnala la notizia passa nel giro di 24 ore da 100 a 60.000 visitatori (leggete qui, sì da cento a sessantamila in un giorno). A ruota arriva la stampa, la tv, la radio. La conversazione passa dall’online ai mainstream media ai bar.

Oltre a essere spesso il propulsore di questi vorticosi passaparola, Internet ne consente anche la misurazione. In questo grafico vediamo l’impennata di conversazioni sul ministro Visco in occorrenza del giorno in cui è uscita la notizia. Monitorare non solo i picchi, ma gli andamenti e le reazioni delle persone a un avvenimento, a un lancio di un prodotto, a una campagna di comunicazione penso sia un’opportunità straordinaria e a portata di mano di qualunque azienda.

Grazie a BlogMeter

A volte la si fa un po’ semplice…

*

Leggo ora questo post di Seth Godin. Mi è piaciuta molto la frase:

What will change the game is actually changing the game. Changing the experience of talking about you so fundamentally that people will choose to do it.

Per cambiare le regole, bisogna cambiare le regole… (potremmo riassumerla così).

Mi è piaciuta perché mi capita molto spesso ultimamente di incontrare persone che pensano che per attivare, stimolare, provocare le persone a parlare di un prodotto o di un brand basti dire: “parla di noi!” o basti mettere uno spot su YouTube. Ne scrive anche Gianluca, nel suo ottimo blog minimarketing (QUI), sul tema del vero/finto coinvolgimento delle persone.

Alla fine il concetto è molto semplice: la gente parla (e scrive, anche su Intenet) di quello che reputa interessante: se una marca non è interessante, probabilmente non ne parlerà nessuno. Quindi la sfida per un brand, oggi, è essere (o diventare) interessante.

* = immagine tratta da I Can Has Cheezeburger, uno dei blog più popolari al mondo

Societing: un nuovo modo di fare marketing

Sono curioso di andare a sentire la presentazione del nuovo libro di Giampaolo Fabris, mercoledì 21 nei bellissimi spazi della Galvanotecnica Bugatti. Per chi fosse interessato a partecipare (cucina Vissani in persona 🙂 ), credo che l’invito sia aperto mi dicono che è solo su invito, se non potete venire potete leggere il libro o suggerirmi qualche domanda per Fabris.

[visto su Galassia Reti]