È disponibile il video, oltre alle slide, del panel intitolato “Lo Stato dell’E-commerce in Italia” che ho avuto il piacere e l’onore di moderare all’ultima edizione di State of The Net. Si è trattato di una stimolante e interessante chiacchierata, che non ha le velleità di esaustività del titolo, ma è un tentativo di tirare qualche somma e confrontare qualche esperienza. Se l’argomento vi interessa ecco il video e le slide.
Fini e mezzi
Aprite un sito, rendetelo identico a quello dell’azienda che volete attaccare, usate illegittimamente loghi e Proprietà Intellettuale dell’azienda, causate un danno d’immagine a 10 zeri diffondendo finte campagne pubblicitarie dell’azienda con informazioni opinabili o false senza contraddittorio e ricevete… una condanna penale o il plauso globale su Twitter? Per ora pare il secondo.
Fino a che punto il fine giustifica i mezzi? Me lo chiedo ogni volta che vedo le (geniali e ottime) campagne di Greenpeace contro le aziende. Ne parla approfonditamente Valentina su techeconomy. Io confesso che non so mai cosa pensare. Apprezzo la causa. Apprezzo l’abilità dell’uso del mezzo. Non sono sicuro sia giusto fino in fondo. Voi cosa ne pensate?
La Storia di Instagram – Gli 8 falsi miti sulle start-up secondo il suo fondatore
Kevin Systrom, il fondatore di Instagram, l’App per condividere foto venduta in questi giorni a facebook per un miliardo di dollari, ripercorre per gli studenti di Stanford (l’università dove lui e il suo confonder Mike Krieger hanno studiato) la storia di Instagram in un bel video che ci racconta anche molto sulle Start Up e sulle dinamiche del web.
Ecco gli 8 falsi miti delle Start Up, secondo il fondatore di Instagram, tradotti e sintetizzati per voi:
1) Non si impara a fare gli imprenditori dai blog o dai libri. L’esperienza diretta ci insegna molto più di qualunque altra cosa. Un giorno sul campo vale 1 anno sui libri, e non si sarà comunque mai abbastanza pronti.
2) Non serve essere “informatici” per lanciare una Start Up. La maggior parte dei fondatori di StartUp di successo non ha studiato Computer Science. Incluso Kevin. In caso sceglietevi un cofounder geek 🙂
3) La cosa difficile non è trovare le soluzioni, ma il problema. La vera sfida è capire quali sono i problemi che gli utenti hanno e che nessuno ha mai risolto. Trovati quelli il resto è più facile.
4) Tieni il progetto segreto il meno a lungo possibile, anzi: parlane subito! Testare, fallire e sperimentare subito costa meno ed è l’unico modo per progredire.
5) Non cercate finanziamenti troppo alti o “bidding war”. La Start Up va fatta per gli utenti, non per gli acquirenti. Senza utenti non vi compreranno mai.
6) Una Start Up non significa solo sviluppare un prodotto, ma un sacco di altre cose. Tra assunzioni, tasse, finanziamenti, team building, sarete fortunati se il tempo dedicato allo sviluppo del prodotto arriverà al 50% del tempo dedicato.
7) La tua prima idea non sarà quella buona! Quasi tutte le Start Up, inclusa Instagram che all’inizio doveva fare check in e si chiamava Burbn, nascono per approssimazione e continue, successive discussioni e ottimizzazioni.
8) Le Start Up non nascono di notte. Il tempo medio di successo sono 5 anni e la strada è lunga e faticosa, sembra facile solo guardando all’indietro.
Grand’Adda | Una visione grandangolare della Ciclabile Lecco-Milano
Dopo molto tempo che aspettavo e leggevo review sulla Lecco Milano (quando avevo la road bike non mi spingevo mai oltre Cassano, i racconti sullo sterrato intimorivano me e la mia Bianchi…) oggi finalmente, complice la mia nuova Cinelli Bootleg più gestibile sullo sterrato, ho potuto fare questo meraviglioso percorso.
Sono andato a Lecco col Regionale delle 09:20 da Milano Centrale (purtroppo Trenitalia non consente di fare i biglietti per le bici online, dovete fare la coda in stazione). Si arriva a Lecco alle 10 e scendendo per via Cavour e poi via Da Vinci si passa su un ponte che attraversa la parte finale del lago di Como. Appena passato il ponte girate a sinistra e dopo un chilometro avrete accesso a una pista ciclabile lungo lago che attraversa il Parco “Addio Monti” prima e fiancheggia l’Adda sino a Vaprio poi. Continua a leggere
Crederci davvero
Il giorno che sentirò uno (o magari una!) dei nostri politici parlare di Internet e di YouTube con questa ironia, intelligenza, consapevolezza, competenza vorrà dire che possiamo aspettarci che qualcosa sia cambiato e che forse Internet in Italia potrà sviluppare tutto il suo potenziale, le Start Up avranno qualche chance in più, i media smetteranno di temere e diffamare il web, la politica sarà meno noiosa e più credibile.
Queen Rania è la regina di Giordania: uno dei primi account da seguire su Twitter (https://twitter.com/#!/queenrania), una regina che crede in Internet fino in fondo e lo usa per far crescere il suo paese, non a fini elettorali 3 mesi ogni 5 anni ed è l’incarnazione perfetta di cosa vuol dire essere un governante moderno. Watch and learn.
P.S. per ribadire il concetto: questo video è di quattro anni fa…
Internet con 7 miliardi di persone
Volete sapere cosa diventerà Internet nei prossimi dieci anni? Beh nessuno lo sa,ma forse la visione di Eric Schmidt si avvicina abbastanza a quello che succederà. Eric Schmidt è ancora nel board di Google ed è singolare sentire l’Executive Chairman di una società privata parlare di tanti e tali mutamenti della società. Questo speech ci fa capire due cose: l’immenso potere di Google e la necessità ormai impellente di avere anche in Italia un classe politica e culturale in grado di apprezzare il fenomeno, comunicarlo e contribuire a gestirlo.
Digital Traveller – Ci vediamo oggi in BIT?

Sono stato invitato a moderare due panel oggi pomeriggio alla BIT. In uno parlerà Marco Centauro, Responsabile commerciale Sud Europa di facebook. In un altro ci saranno:
Fabio Lalli di Indigeni digitali / Alessandra Niada di Best Western / Michele Mangiatordi di Moby / Gualtiero Carraro di TelecomDesign / Gianluca Cangini di Diennea

Sushiquette – Per una étiquette del Sushi
Dopo recenti viaggi in Giappone comincio a capire di sapere sempre di meno sulla cultura del paese del Sol Levante. Più lo conosci più ne scopri regole e riti e il loro significato. Anche sulle cose più semplici, quali il sushi (un alimento che contrariamente a quel che pensiamo si mangia solo occasionalmente in Giappone, come da noi la pizza) le “regole” sono tante e quasi sempre diverse da quelle che pensiamo di conoscere. Guy Kawasaki ha condiviso una Sushi Etiquette visiva semplice e utile, ve la ripropongo dopo essermi confrontato con la mia amica Naoko san, che conferma tutte queste semplici regole per mangiare il Sushi.
Se vi state chiedendo anche quali siano i modi più appropriati di rivolgervi al gestore di un Sushi Bar e agli altri avventori, vi ripropongo questa esilarante videoguida in giapponese che ci ha segnalato Francesco Chan, sottotitolata in inglese, che da anni spopola su YouTube. Il video è fortemente ironico, ma le regole sono tutte valide!
It’s the Facebook economy, baby… (Ma chi la sa misurare?)
Cresce la sede italiana di facebook, ma cresce ancora di più il ruolo del (ormai) potentissimo Social Network nel mondo e nel nostro paese. L’ottimo Vincenzo Cosenza aggiorna la sua World Map of Social Networks e… Ta-Dah… il mondo è blu!
Ma non è solo il dato di diffusione di utenti a far impressione. Facebook (nata nel 2004) ha già “conseguenze” dirette nell’economia di molti paesi, compreso il nostro. Si stima che facebook abbia apportato 15,3 miliardi di € di valore all’economia europea, di cui 2,5 a quella italiana. I posti di lavoro generati in Italia sarebbero 34.000: voi vi sentite parte dello stipendio pagato grazie a facebook? Più piccola, ma sempre significativa la quota generata dalla “App” economy. (Sotto l’innografia ricevuta dall’agenzia di PR di facebook per approfondire).
La domanda è: quanto reale è questa economia? Quanto durerà? Qual il “netto” di valore aggiunto rispetto a quanto facebook ha disintermediato? Come si può integrare/misurare questa economia all’interno del sistema paese?
Altrimenti rischiamo di avere numeri che possono sembrare molto alti o molto bassi a seconda dei punti di vista (34.000 posti di lavoro, non meglio definiti, sono una azienda medio/grande o poco più) e di non capire davvero il reale effetto di facebook e del digitale sull’economia del paese.
Shanghai in 3 video (Shanghai in 3 videos)
Thanks to my new Coolpix 7100 I easily shot some videos while I were in Shanghai last november. One is the chronicle of my ride with the Maglev train, from Pudong Airport to Shanghai centre. The second is a video shot form an office at the 41st building (audio is in Italian describing Shanghai’s unstoppable traffic). The last one has been shot in Wulumuqi Road, a popular street food destination. Enjoy.
And finally Shanghai pics:






