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Un giorno di “ordinaria” popolarità

Nelle settimane scorse è esplosa la polemica sulla pubblicazione sul sito dell’agenzia delle entrate delle dichiarazioni dei redditi degli italiani nel 2005. Internet si infiamma, il primo blogger che segnala la notizia passa nel giro di 24 ore da 100 a 60.000 visitatori (leggete qui, sì da cento a sessantamila in un giorno). A ruota arriva la stampa, la tv, la radio. La conversazione passa dall’online ai mainstream media ai bar.

Oltre a essere spesso il propulsore di questi vorticosi passaparola, Internet ne consente anche la misurazione. In questo grafico vediamo l’impennata di conversazioni sul ministro Visco in occorrenza del giorno in cui è uscita la notizia. Monitorare non solo i picchi, ma gli andamenti e le reazioni delle persone a un avvenimento, a un lancio di un prodotto, a una campagna di comunicazione penso sia un’opportunità straordinaria e a portata di mano di qualunque azienda.

Grazie a BlogMeter

A volte la si fa un po’ semplice…

*

Leggo ora questo post di Seth Godin. Mi è piaciuta molto la frase:

What will change the game is actually changing the game. Changing the experience of talking about you so fundamentally that people will choose to do it.

Per cambiare le regole, bisogna cambiare le regole… (potremmo riassumerla così).

Mi è piaciuta perché mi capita molto spesso ultimamente di incontrare persone che pensano che per attivare, stimolare, provocare le persone a parlare di un prodotto o di un brand basti dire: “parla di noi!” o basti mettere uno spot su YouTube. Ne scrive anche Gianluca, nel suo ottimo blog minimarketing (QUI), sul tema del vero/finto coinvolgimento delle persone.

Alla fine il concetto è molto semplice: la gente parla (e scrive, anche su Intenet) di quello che reputa interessante: se una marca non è interessante, probabilmente non ne parlerà nessuno. Quindi la sfida per un brand, oggi, è essere (o diventare) interessante.

* = immagine tratta da I Can Has Cheezeburger, uno dei blog più popolari al mondo

Societing: un nuovo modo di fare marketing

Sono curioso di andare a sentire la presentazione del nuovo libro di Giampaolo Fabris, mercoledì 21 nei bellissimi spazi della Galvanotecnica Bugatti. Per chi fosse interessato a partecipare (cucina Vissani in persona 🙂 ), credo che l’invito sia aperto mi dicono che è solo su invito, se non potete venire potete leggere il libro o suggerirmi qualche domanda per Fabris.

[visto su Galassia Reti]

Forrester / Il comportamento degli italiani su Internet (2)

Riprendo la ricerca di Forrester Research di cui ho parlato in un post precedente, in cui i navigatori vengono classificati in base al loro gradi di attività.

Comparando la media nazionale italiana e quella europea si ha un risultato interessante: gli italiani sono il popolo più attivo su Internet. Questo si evince non solo dal confronto con la media europea, come vedete dalle due slide qui sotto, ma anche confrontando la media italiana con quelal dei singoli paesi presi in esame dalla ricerca (Uk, Germania, Francia).

Potete provare voi stessi con un semplice, ma interessante strumento di comparazione che si trova sul sito di Forrester Research: QUI.

La media italiana (clicca sull’immagine per ingrandirla).

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La media europea (clicca sull’immagine per ingrandirla).

Immagine 17

Rileggi il post con il significato di ogni categoria: qui.

Forrester / Il comportamento degli italiani su Internet (1)

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Forrester Research da molto tempo conduce indagini e ricerche sul comportamento dei consumatori su Internet. Particolarmente interessante quella che chiamano Social Tecnographics Ladder, un grafico che rappresenta i consumatori in base al loro comportamento e all’intensità della loro attività.

In base al loro grado di attività Forrester Research distingue i:

Creatori (hanno un blog, caricano su Internet foto/video/musica, scrivono molto)

Critici (commentano i blog, scrivono nei forum, comemntano i prodotti)

Collezionisti (leggono con gli RSS, votano, classificano i contenuti coi tag)

Partecipativi (frequentano i social network, scambiano messaggi)

Spettatori (leggono blog, siti, forum, recensioni, ascoltano podcast e non scrivono)

Inattivi (non fanno niente di quanto sopra)

La classificazione è molto interessante, la ricerca si spinge oltre e profila i navigatori italiani e le percentuali di appartenenza alle varie categorie. Nei prossimi giorni vi segnalerò altre slide.

La pagina sul sito Forrester

[via Mauro]

Severgnini sui comunicati stampa: “Internet non si usa così”

[…] non si manda tutta questa roba senza autorizzazione (email con cinque allegati). Ogni giorno ricevo – come tutti i miei colleghi, immagino – molti di questi comunicati-stampa, con foto/allegati corposi, spediti da uffici stampa sconosciuti a infinite mailing-list. Internet NON serve a questo, e NON si usa così. […]

Il resto leggetevelo su Italians del Corriere.

Beppe Severgnini pubblica uno dei mille e passa comunicati stampa che riceve per posta elettronica. Chissà che adesso che uno dei giornalisti più popolari d’Italia lo ha detto, non si cominci a ragionare su come le notizie devono essere veicolate su Internet.

Un discorso simile lo ha affrontato Marcello Foa nel suo intervento di sabato al wordcamp, non sarebbe male lo riprendesse anche nel suo blog.

Mi permetto di aggiungere: non è solo un problema di etiquette, ma anche di efficacia. Sul come farlo ne riparliamo in un prossimo post…

Matt Mullenweg in esclusiva per Apogeo

Ho appena pubblicato un pezzo su Apogeo Online con una chiacchierata fatta, in occasione della sua recente visita a Milano, con Matt Mullenweg, fondatore di wordpress.com: una delle più popolari piattaforme di blogging al mondo con quasi 4 milioni di utenti attivi e riconosciuto da PCWorld come la sedicesima persona più importante del Web a livello mondiale (Leggi QUI).

Vi incollo qui il video con una parte dell’intervista (sottotitolata) in cui Matt parla brevemente dei social media e del loro impatto sulla comunicazione.

L’intervista integrale e gli altri video si trovano QUI.

Grazie a wordcamp italia e all’organizzazione.

Dalla carta al web senza passare dal via

Advertising Age, la testata sulla pubblicità più influente al mondo, ha lanciato un sondaggio provocatorio e, a mio modo di vedere, un po’ catastrofista, la domanda è: “Quanto a lungo vivranno ancora i giornali cartacei? 10, da 10 a 20, oltre 20 anni”. Si sa che i sondaggi fanno sempre notizia, anche su Internet.
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Crescere piano, crescere fort(i)

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Se ci pensate bene, in fondo, coltivare e crescere una rete, un network è un’operazione fatta di pazienza e lavoro quotidiano, di rispetto per l’altro e di contenuti. Forse chi (aziende, giornalisti, persone) ha problemi con Internet o non lo capisce ha solo troppa fretta. Il premio per chi sa aspettare è un sistema di legami che ci è destinato a durare nel tempo.

Tough love*

Ciao ragazzi…certo che potete postare il video sul blog..ne sarei onorato! […]

Non passa giorno che non ci capiti di avere riscontri dalle persone della loro passione. La frase sopra è la risposta di un ragazzo a cui abbiamo chiesto se potevamo postare sul blog di un’azienda nostra cliente il video che aveva girato e montato lui a un evento.

Dicevo non passa giorno in cui non torni indietro amore, passione, interesse per i prodotti e le aziende con cui abbiamo la fortuna di lavorare.

Basta abbattere le barriere: dalla gente si prende qualche spintone, ma anche un sacco di amore.

*= Tough love vuol dire amore duro, quello che ti dice le cose in faccia nel bene e nel male. Applicato a Internet e le marche è un’espressione usata per la prima volta da Robert Scoble in Naked Conversations.