Nativi Micidiali: a 16 anni già chiedono di essere pagati per fare un post.

06-02-2010

Avevo espresso alcune perplessità sul fenomeno, o meglio sull’attenzione a mio modo di vedere smisurata che ultimamente veniva riservata ai Digital Natives. Ne avevo parlato in questo post, chiedendomi e chiedendoci se tutta questa enfasi fosse dovuta davvero a dei talenti eccezionali (almeno quelli visti all’incontro romano di Capitale Digitale) o se invece non colpisse l’immaginazione di noi adulti sentir dire le stesse nostre frasi a dei ragazzini. I Nativi Digitali (definizione di comodo per indicare coloro che sono nati  cresciuti a contatto con le tecnologie digitali) o almeno le piccole star tra di loro sono dei veri talenti o sono solo “figli della transizione da atomi a bit e ci colpiscono per questo? Stiamo scoprendo dei geni o creando dei mostri? Probabilmente nessuna delle due, avrei detto anche io, almeno fino alla notizia di due giorni fa. :-)

Succede che il più straordinario tra loro, l’ospite straniero, il role-model ultima esportazione della terra dei McDonald sia stato beccato con le mani in pasta: ha chiesto come autore di TechCrunch all’azienda che doveva recensire di essere pagato (con un computer) per fare un post di review. . Il peccato maximo per un blogger. :-)

Daniel Brusilovsky, il nativo digitale che a Roma, con un filo di spocchia parlava dei suoi guadagni (30/40.000 dollari l’anno, almeno quelli dichiarati:-) ), delle sue aziende e dei suoi articoli si comporta già come il peggiore dei cronisti di mezz’età. Ruba le tartine, chiede regali per fare il suo lavoro. Ha costretto il povero Michael Arrington a pubbliche scuse due giorni fa.

Questo proprio il mese (maledetti tempi di stampa…) in cui WIRED incensa tutti gli altri partecipanti a quel meeting capitolino proponendoli, nel numero di marzo in edicola, come possibili ministri o Presidenti del Consiglio. Non siamo ridicoli, dai! Che poi si fan beccare con le dita nella marmellata proprio quando il giornale esce in edicola :-)  Mi sa che stiamo correndo troppo, sarebbe stato meglio candidarli (seriamente) a rappresentanti del loro Liceo e sarebbe meglio abbassare un po’ i riflettori da dei ragazzi sicuramente bravi e intraprendenti, ma appunto ancora dei ragazzi. Lasciamoli coi loro genitori, lasciamoli andare a scuola. Rischiamo altrimenti di insegnar loro il peggio del nostro mondo e di impedirgli di imparare le basi etiche del lavoro.

Il buon Brusilovsky, con un post verosimilmente scritto dai suoi genitori, si ritira a studiare e fare il teenager per un po’. Ottima idea, Daniel: hai tutta la vita davanti per avere successo, non avere fretta. Riccardo, Luca cosa ne dite: facciamo tutti un passo indietro su questo tema? Proviamo a aprire un dibattito più noioso forse, ma molto più importante: quale educazione in un mondo digitale?


Rete e democrazia, ne parliamo in attesa del 4 febbraio a Venezia?

25-01-2010

Michele Vianello, già Vice-Sindaco illuminato di Venezia, fautore di Cittadinanza Digitale e del WiFi pubblico nella città lagunare e di molti altri progetti “di Rete”, è ora direttore del Parco Scientifico e Tecnologico VEGA. Il 4 febbraio presso il VEGA si terrà LUMINAR 9: Internet e umanesimo. Internauti, pirati e copyleft nell’era “.torrent”.

Michele mi ha invitato a parlare nel panel Rete e Democrazia (politica e neutralità della rete), moderato da Luca Dello Iacovo e assieme a Vittorio Zambardino, Linda Lanzillotta, Michele Vianello stesso e Fiorello Cortiana. Sono grato a Michele di ciò per vari motivi: Venezia è la città dove sono cresciuto, il tema riunisce i miei studi (la Giurisprudenza) con la mia pratica lavorativa (il Web), finalmente posso fare due chiacchiere dal vivo e non via facebook con Zambardino che una volta ha anche ripreso un mio status di FB per farne un post su Scene Digitali, così lo ringrazio… :-)

Detto ciò mi muovo oggi per chiedere anche il vostro aiuto. Io sto con NN Squad e vedo la Net Neutrality “à la Tim Berners Lee, e cioè:

Vent’anni fa, gli inventori di Internet progettarono un’architettura semplice e generale. Qualunque computer poteva mandare pacchetti di dati a qualunque altro computer. La rete non guardava all’interno dei pacchetti. È stata la purezza di quel progetto, e la rigorosa indipendenza dai legislatori, che ha permesso ad Internet di crescere e essere utile [...]

In chiave utilitaristica, e lasciando fuori posizioni politiche o filosofiche, una rete neutrale è un territorio più fertile per l’innovazione, una rete dove i principi di Net Neutrality vadano persi porrebbe delle barriere all’ingresso probabilmente più alte per start-up e nuove imprese a carattere digitale. Ho personalmente e professionalmente anche una forte propensione a portare il discorso verso i contenuti e le licenze: Creative Commons e il recentissimo Public Domain Manifesto. Non trovo i due temi così lontani, si tratta di tutelare la libera circolazione delle idee, dell’informazione; dal punto di vista dell’infrastruttura o della norma poco cambia.

È anche vero però che il tema è complesso e sfaccettato, perché non mi comunicate il vostro modo di vedere la Net Neutrality oggi, nel febbraio del 2010 e quelle che secondo voi sono le istanze più urgenti e posso farmene ambasciatore in caso?

._


Ecco perché non andrò a vedere Avatar (Boycott)

09-01-2010

GLORIOUS. EXTRAORDINARY. BEAUTIFUL. MA, SOPRATTUTTO, UNAVAILABLE.

Ho deciso di boicottare Avatar. Niente da dire sul film (anche perché non avendolo visto, come potrei?). Molto da ridire invece sulla logica distributiva di questo e di molti altri film, meglio dire di praticamente tutti i film e serial. Ho due grossi problemi, uno condiviso da moltissime persone e uno da una nicchia significativa di gente: io un film lo voglio vedere appena mi viene voglia, all’ora che mi va. E lo voglio vedere in inglese. Non mi sembra di chiedere troppo nel 2010.

Sono almeno tre giorni che molti dei miei amici parlano di Avatar su Internet. Il livello di passaparola su questo film è altissimo, ma sta generando un effetto collaterale: la frustrazione di chi ne sente parlare e non può vederlo. Qualcuno dei miei amici lo ha visto a un evento privato in preview, altri lo avranno scaricato illegalmente (cosa che non faccio e non voglio fare e che vi invito a non fare), altri scrivono dagli Stati Uniti o in paesi dove il film è nelle sale da giorni. Sarò io, ma trovo ridicolo il fatto che nel 2010 a Milano si possa leggere di gente che lo vede a Londra e NY, ma non lo si possa vedere. Trovo assurda una distribuzione che è legata a dinamiche dello scorso millennio. Trovo incomprensibile, visto che il film è uscito, il non poterlo vedere questo week-end, che ho la voglia e il tempo di farlo.

La tecnologia a nostra disposizione ci consentirebbe, da subito, di poter distribuire i film a livello planetario in simultanea. Oggi potrei leggere sul blog di un amico una recensione e decidere di guardarlo (legalmente) cliccando un link sul suo blog e pagando il film (e magari riconoscendo a chi porta uno spettatore un micropagamento). Non sarebbe meglio per tutti: spettatori e industria cinematografica? Perché ciò non accade? Non trovo una risposta, se non l’inerzia e miopia dei legislatori (che mantengono barriere giuridiche che nel mondo reale sono saltate da un pezzo) e dei produttori (che combattono una tecnologia che consentirebbe di far crescere il loro mercato).

E visto che la tecnologia oggi lo renderebbe possibile, perché  non posso vedere Avatar in Inglese, almeno finché non esce in DVD e non è nemmeno detto per allora? Sarei disposto a pagare 1/2€ in più per vederlo in inglese, ma mi fa uscir dai gangheri non poterlo fare per l’inerzia e la miopia di cui sopra. Vi sembra un capriccio personale? Può darsi. Ma pensate all’Olanda e ai paesi scandinavi, dove i film sono sempre in lingua originale  e coi sottotitoli e pensate come parlano Inglese rispetto a noi in quei paesi. Probabilmente oggi saremmo un paese migliore, più aperto e moderno se avessimo avuto accesso ai film in lingua originale.

Allora, non me ne vogliano James Cameron, la FOX e gli autori di quello che deve essere un bellissimo film, ma io questo giro salto. Non lo guardo, né lo guarderò quando uscirà al cinema, o in DVD o in TV. Boicotto Avatar, per colpa di tutti i film non distribuiti digitalmente, per colpa di tutti i film e serie TV non distribuiti (anche) in lingua originale. Boicotto Avatar in nome del mio diritto come consumatore di poter fruire di un contenuto dove, quando e nel modo che mi pare.

Voi che ne pensate?


BlogNation e la blogosfera dal soffitto di cristallo. (Screenshot)

08-01-2010

Visto che se ne parla proprio in questi giorni, prendo a prestito il delizioso post di Galatea per pubblicare in anteprima due screenshot di BlogNation, un progetto voluto e in fase di realizzazione (lo stanno realizzando tra gli altri Telecom Italia e Gianluca Neri e a cui stiamo collaborando). Il progetto è ancora in fase Alpha ed è in fase di testing da parte di una trentina di blogger, si aprirà presto. Non so se BlogNation sia la risposta al post di Galatea o sia il sogno inconfessabile e inconfessato, se sia George Clooney che si innamora di Galatea. Probabilmente no. So, però, che i sentimenti, le attese, le pulsioni e il potenziale che sono annidati tra le righe del post di Galatea sono il motivo per cui questo progetto è stato voluto: dare un voce ai blogger italiani, non “farli finire su un giornale“, ma dare loro una propria voce, un proprio spazio, una propria casa, e ciò che ne consegue, come sottolinea Galatea. Io mi fermo qui, non tocca a me, ma a voi dire se BlogNation è adatto a raggiungere questi obiettivi, e non dipende solo da chi lo sta realizzando, secondo me. Come tutte le piattaforme, gran parte del lavoro lo fa chi ci sta sopra :) Ecco gli screenshot, comunque. Tutte le altre informazioni sono sicuro seguiranno a brevissimo in rete.


Choukran, Marrakesh (Thank you, Marrakesh) – Part 2

07-01-2010

[continuing from here]

Moving south from Djema el Fna square, the Royal part of Marrakesh begins…

Medersa Ben Youssef - Student's residence. Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

…the area surrounding “la grand place” and the southern part of the Medina are a small portion of Marrakesh full with historical monuments. The first is the Medersa Ben Youssef, the Islamic College of Marrakesh. It’s a magnificent palace that enlightens the visitors about the religious practice in Muslim countries. Imagine a cloister, a convent, a monastery. Narrow corridors, small patios and microscopic cells. Getting close to god or allah appears to be a matter of social isolation through all religions.

Medersa Ben Youssef - Two cells - Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

Definitely a wider space is Palace El Badi, south of Djema el Fna. The magnificent 360 rooms palace is now a bunch of ruins, nonetheless its grandiosity appears still intact although instead of princes it’s now inhabited by storks. In the surrounding areas it’s worth spending some time visiting the Saadian Tombs and the more recent (19th century) Bahia Palace. The Royal Palace is not accessible, but behind the huge walls a little eden must be there for those who can enter. Around the Bahia Palace and the Royal palace (Kasbah) local markets are worth a visit.

Palazzo El Badi - Grandangolo Photo by Marco Massarotto, click for full credits

Just by the side of the Saadian tombs is La Sultana Hotel & Spa: a high end resort with a magnificent modern hammam and spa. For luxury travellers I think La Sultana is a worthy alternative to La Mamounia and its Spa is definitely worth a Hammam with Gommage (scrub) and a four hands massage. You will feel a Sultan. Let’s head back to Djema el Fna and the adjacent Koutoubia Mosque: it’s time to leave the Medina’s dust and get to know the 21st century face of Marrakesh…

Mosque Koutubia - View - Photo by Marco Massarotto, click for full credits

Leaving the Medina for Gueliz, in the Nouvelle Ville (the new city) a much less official, but definitely more fashionable “temple” is Jardin Majorelle. The villa and Jardin were the retreat and now is the mausoleum of the Franco-Algerian fashion designer Yves Saint Laurent, where he lived with his gay lover Pierre Bergé and where YSL now rests in peace, his ashes scattered in the romantically beautiful garden.

Jardin Majorelle - The Villa - Photo by Marco Massarotto click for full credits

After a refreshing stay in the shadows of Majorelle gardens you can have some refreshments in Guelìz. I had the best fried fish ever at Samak Al Bahriya (Map), a place just for locals where with 3 €/USD you can have a large portion of super fresh fried fish. They dont even bring you the fork because everybody eats with his hands here, so: dig in! A more sweet and refined spot is 2 streets north in Rue Libertè, 11: Al Jawda Pastry Shop. Here you can find all the traditional Moroccan sweets at their best, Al Jawda is an excellent place also for a present, as most shops in the street. Just a few steps away one of the world’s most charming Hotels awaits us…

Fried Fish at Al Bahryia

Read Choukran, Marrakesh (Thank you, Marrakesh) – Part 1

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Choukran, Marrakesh (Thank you, Marrakesh) – Part 1

06-01-2010

Bab El Khemis, Alley. Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

I just spent six days in Morocco to visit Marrakesh and I’m very thankful to the city (and the people I met there) for the pleasant time. Marrakesh is warm (it actually is, on December it’s about 25°C) in a Maghreb, unique way. We were living in a Riad (the typical Moroccan house with a central patio, the picture above is Derb Jdid, where our Riad was located) in the north end of the Medina (part of the Unesco World Heritage). We were close to Bab El Khemis, the Door of Thursday, day in which there’s a local low end Suq (market), a zone mostly inhabited by locals.

[Find a very detailed and useful Marrakesh's Medina Google Map Mashup here]

The very comfortable climate encouraged long walks getting lost in the Medina alleys, discovering a monumental neighborhood and getting everyday closer with the people. At first the Medina is a little bit scary: dark alleys, poverty, dirt. After a couple of days it grows on you and you actually feel you always lived in that kind of place and talk with everyone. The Moroccans are friendly, honest, a bit pushy sometimes, but very pleasant people.

[I reccomend to download the Marrakesh iPhone LonelyPlanet it's worth if you buy a Meditel 3g sim card for 4.990DH that gets your iPhone online and will get you out of the Medina's alleys]

The Spice Market. Photo by Marco Massarotto, click for full credits

Street food is very popular in Marrakesh, so let’s cover that straight, starting from breakfast. :-) The chilly mornings didn’t scare me from a walk to Cafe Des Epices, at the Spice Market. Almost every morning I lingered there tasting a delightful Crepe Marocaine au miel (Squared, puff pastry crepes: videorecipe) and a fresh orange juice (oranges are so tasty there….) served by the young, beautiful girl working there. Sitting in the shadow of the Terrace of Cafe Des Epices is a perfect way to watch the Suq awaken and shape in front of your eyes.

Thé à la Menthe. Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

The north end of the Medina (Bab el Khemis) is connected to the Suq (The spice market is one of the first you meet walking from north) by the Rue Assouel. This street is extremely lively form morning to night and you hardly will see a tourist there. Along Rue Assouel you may encounter: bakers, mechanics, small mosques, taylors, beggars, cigarette smugglers, egg sellers on sidewalks, small grill bars where Moroccans eat continuosly. It’s a journey into the Moroccan people and their history: proud, hard workers, often poor. Don’t get too formal on the dirt and the mud on the streets, you’ll get used to it and we all have been kinds playing in the streets and that’s the rule in the Medina: the street is the floor…

Marrakesh - Medina by night. Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

…unless you can afford carpets. The carpet market follows the spice market, and after that the leather market and others all the way down, down (everybody will give you directions, most of the time wrong) down to… La Grand Place, the big square, the beating heart of Marrakesh: Djema el Fna.

Djema el Fna - Painting, photo by Marco Massarotto, click for full credits.

Djema el Fna is one of the world’s most famous squares and one of Africa’s largest and more active. In the morning terrace bars and stalls start offering fresh fruit juice along with every kind of item. As the day goes by Djema el Fna changes and becomes a huge open air restaurant with dozens of food stalls, a great view with amazing lights at sunset and a theatre with monkey and snake shows. A unique experience of humanity.

Marrakesh, Djemaa el Fna in the evening2, photo by Jerzy Strzelecki on Wikipedia, click for full credits

Food at this stalls is really fresh and tasty and it’s your best way into the Moroccan Cuuisine, made of grilled meat, rice and couscous with meat or fish, fried fish and all sorts of spicy, tasty, quick bites. Grab a seat at one stall (I suggest #34) and enjoy the moroccan flavours surrounded by the non stopping life of Djema el Fna: it will be a memorable meal.

Moving south from Djema el Fna square, the Royal part of the city begins… but we will talk about that in the next post.

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Lonely Planet iPhone Edition (Review after use of the Marrakesh guide )

05-01-2010
From Lonely Planet iPhone edition (Marrakesh)

My italian friends will forgive this post in english. I bought, downloaded and used for a week the Marrakesh Lonely Planet Guide for iPhone (on iTunes here). The experience has been positive, although many points are a critical factor to evaluate carefully before deciding whether it’s worth the 12,99€. Also what it’s NOT there has a key role for me, see below in the “LACKS” section. If you want to have yourself a hands-on experience before spending the 12,99€ try and by the San Francisco edition in promotion for just 0,99€: you will have an idea of what to expect. I try to sum up quickly the up & downsides. Leggi il seguito di questo post »


La fine del confine tra 2D e 3D?

15-12-2009

Architettura olografica: guardate il video qui sotto!


Working Cubitale: 3 (eventi) in 1 (post)

15-12-2009

Scusate ma c’ho poco tempo e non riesco a fare un post per la presentazione di Cubovision (oggi a Milano), uno per Working Capital (domani a Milano) e uno per Capitale Digitale (dopodomani a Roma), ne faccio uno unico su Working Cubitale, come fosse un macroevento di tre giorni su due città, tanto sono sempre eventi voluti da Telecom Italia e un fil rouge c’è: la digitalizzazione del paese.

Un post in tre o tre post in uno concludo in fretta con un pensiero per ognuno dei tre eventi.

Cubovision. Un Bernabé coraggioso sfida (citandoli) la maledizione dei cubi e delle TV con uno scatolotto elegante e “open” che avrà un App store (!) e da cui comprare i film addebitandoli in bolletta (!!) Ecco il sito di Cubovision.

Working Capital Milano. Domani in Bocconi l’ultima tappa del roadshow del programam di Venture Capital di Telecom Italia che finanzia le start up del web 2.0 italiano. Non so se riuscirò a passare, ma se ci andate ci potete incontrare la Milano che innova, almeno sul web. Ecco il link per registrarsi.

Capitale Digitale. Straordinario e interessantissimo il tema e la location: dentro la Camera dei Deputati si parla di coopyright e futuro del diritto d’autore alla presenza di Joi Ito, CEO di Creative Commons.

Iscriviti a Capitale Digitale

Vai al sito di Creative Commons

(Disclaimer, a tutti e tre gli eventi sarò presente per lavoro.)



I Digital Natives: ci interessano perché sono giovani o perché sono bravi?

19-11-2009

Si parla molto in queste settimane di Nativi Digitali*, è un termine curioso perché se ne parli con un ragazzo tra i 15 e i 20 anni (cioè uno che con le tecnologie digitali ci è nato) ovviamente non ci si riconosce! Per un ventenne è la normalità, il mondo è fatto così, è digitale. Sono gli analogici o i Digital Immigrants (quelli nati col VHS per capirci…) che devono definire una categoria che presto, per dirla con Nicola Greco, sarà la norma: “saremo tutti Digital Natives tra pochissimo“. È un fatto anagrafico.

È normale che in un periodo di transizione la new breed incuriosica e attragga. Considerando poi che più sei digital più sei social e tendi a essere visibile, interconnesso si capisce come i Digital Natives (o meglio coloro che vengono definiti tali) siano sempre più al centro del dibattito. (Riccardo Luna ci dedica il prossimo Numero di WIRED).

Ieri a Roma, durante il terzo incontro del ciclo Capitale Digitale, si è svolto un interessante confronto tra:

Nicola Greco, 16 anni (scheda) / Salvatore Aranzulla, 19 anni (scheda) / Marco De Rossi 19 anni (scheda) / Jessica Brando, 14 anni (scheda) / Valerio Masotti 22 anni (scheda) / Andrea Lo Pumo 22 anni (scheda) / Daniel Brusilovsky 16 anni (scheda)

Ascoltarli sotto la statua di Marco Aurelio è stata sicuramente una ventata di freschezza in un paese governato da ultrasettantenni resistenti all’innovazione. La domanda che mi gira in testa da alcune settimane però è sempre la stessa.

Li ascoltiamo con interesse perché hanno 15 anni o per le cose che dicono? Ci colpiscono perché dicono le stesse cose che diciamo noi, ma hanno “solo” 15 anni o perché dicono oggettivamente cose nuove?

È facile cadere nel tranello di provare stupore per sentir dire a una persona tanto giovane le stesse cose che magari dicono operatori del settore noti e navigati. Non sto certo dicendo che i partecipanti di ieri siano dei semplici ripetitori, anzi: alcuni di loro sono imprenditori innovativi, altri blogger stimati a livello internazionale etc etc. Ma quanto incide il fattore età? Se Nicola greco fosse un 35enne lo ascolteremmo con la stessa attenzione? (a scanso di equivoci prendo proprio Nicola come esempio di incidenza del fattore età, perché lui sa quanto io lo stimi per il suo lavoro di sviluppatore. Lui stesso non gradisce troppo l’attenzione in quanto sedicenne, ma la vorrebbe in quanto developer).

Basta avere meno di 18 anni e un blog con un certo successo per essere un modello o tutta questa attenzione è in realtà disperazione di chi cerca una risposta?

Durante l’ultima Venice Session ricordo Martin Sorrell chiedere con un’insistenza fuori dal comune a Nicola Greco: “Which form of advertising would you rather receive?“ Se da un lato fa onore al grande capo di WPP essere “così sul pezzo”, dall’altro fa paura sapere che non hanno la risposta e vedere il CEO del più grosso gruppo di comunicazione al mondo chiederla a un ragazzino. Sono i tempi che cambiano.

Io credo che in Italia scontiamo un po’ di sensi di colpa per essere un paese storicamente troppo protettivo verso la terza età come classe dirigente. Un paese dove a 40 anni sei un giovane politico o un giovane manager suona ridicolo a livello internazionale. Per cui dobbiamo creare la categoria dei supergiovani, per stabilire che loro non sono ancora pronti a prendere le redini e di conseguenza chi le ha non è ancora tempo che le molli…

Bravo quindi a chi tira fuori l’argomento e lo propone in Campidoglio e in rete.

Il mio native preferito di ieri? Daniel Brusilovsky. Uno che a 16 anni alla domanda “Quanto guadagni?” Risponde serafico: “All’ora o all’anno?” Uno che di euro ne fa 30/40.00 all’anno alla sua età. Uno che scrive su TechCrunch e fa il consulente e l’imprenditore. (Bio).

Senza nulla togliere a Andrea, Salvatore, Nicola e agli altri casi brillanti di ieri, Daniel ha attorno a sè (è nato in Silicon Valey) un ecosistema che valorizza il talento. Voi no. O almeno non ancora. Magari gli incontri come quello di ieri sono il presupposto perché questo ecosistema si sviluppi.

*=Nativo digitale (dalla lingua inglese digital native) è una espressione che viene applicata ad una persona che è cresciuta con le tecnologie digitali come i computer, Internet,telefoni cellulari e MP3. [ http://it.wikipedia.org/wiki/Nativo_digitale ]