Archivi categoria: Technology

Giovani “in mobilità”, vecchi “analogici”. Anche la rete rispecchia il paese…

Al consueto appuntamento di Between a Capri con il gotha dell’ICTitaliano (grazie François per la sempre squisita ospitalità) al solito si possono ascoltare, di prima mano, strategie, qualche piccola indiscrezione e dati che permettono di guardare le cose e fare un po’ il punto sul “dove siamo” digitale. Continua a leggere

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Le 10 tecniche usate per far durare di meno i nostri telefoni. E la “E-Waste”: l’immondizia digitale che producono.

Viviamo (e decisamente meglio) grazie agli smartphone. Sono strumenti talmente utili che li cambiamo ogni 12 mesi. Ma li cambiamo ogni 12 mesi perché il progresso corre così veloce o perché c’è qualcosa che non sappiamo? Continua a leggere

Perché i bambini coreani imparano 10 volte più velocemente di quelli italiani

Dai tram ai treni, ogni aspetto della vita pubblica a Seoul è tracciato via WiFi o RFID. Sopra la Control Room dei trasporti pubblici della capitale coreana.

Seoul è stata di recente dichiarata la “Most Connected City” in the world. In Corea del Sud, non a caso, il 95% delle case ha un acceso broadband e, secondo il rapporto Akamai 2012, la Corea è il paese con il più alto tasso di velocità di connessione broadband, circa 10 volte quella dell’Italia!

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Milano: 1.000 prese elettriche nei parchi

Oggi è una domenica pomeriggio di “pre-estate” e, avendo un po’ di arretrati, ho pensato di recarmi a lavorare a Parco Ravizza. Un’ottima idea dato che, a parte qualche zanzara (!), al fresco e col silenzio del Parco si sta bene e lavorare è rilassante. Dopo due ore però ho dovuto sospendere l’attività, e chiudere il computer (si era scaricato) e passare all’iPad con significative limitazioni.

Tutto perché nei parchi non ci sono le prese di corrente!

In questo momento sarei (come credo altre persone) anche disposto a pagare per una ricarica di corrente. 1€ per mezz’ora? Può avere un valore economico? Oppure si potrebbero sponsorizzare dei punti ricarica, impiegherei un minuto o due volentieri per leggere o interagire con dei messaggi pubblicitari per avere la mia ricarica e continuare a lavorare.

Perché ciò non avviene? Credo per pigrizia o inerzia del sistema. Proviamo a dargli una spinta? Ho lanciato una causa su Causes.com e facebook, se anche voi volete le prese di corrente nei parchi a Milano aderite e “fate un po’ di rumore” portando altre persone interessate, poi, strada facendo, ci organizzeremo meglio.

Trovi la causa qui:

Disclaimer: questa iniziativa è individuale privata e scollegata da Hagakure o qualsiasi cliente dell’agenzia per cui lavoro.

I giornali su iPad: le prime App a confronto.

iPad è stato presentato come il “Salva Editori”, il device in grado di far tornare i publisher in condizione di vendere le proprie notizie. In effetti le premesse ci sono: iPad e iTunes sono un’ottima “billing platform”. Molte importanti testate si sono fatte trovare pronte all’appuntamento con una App già avanzata in termini di sviluppo e con contenuti già a pagamento. Tra questi anche alcuni editori italiani. Vediamo un primo raffronto.

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Ottima e sofisticata la iPad App di TIME.

Una schermata di accesso che è in sostanza un piccolo “store” con l’archivio copie da comperare a € 3.99 l’una. Un menu intuitivo e pensato per il supporto e corredato di guida illustrata alla lettura su iPad (chapeau!).

Notevole il livello di multimedialità già in questa prima release. La navigazione delle storie e delle immagini è molto efficace e spettacolare e ci sono già parecchi contenuti video: su alcune pubblicità come mera trasposizione di spot, più utili e fruibili dentro le notizie.

In sintesi: buona la leggibilità. Ancora sperimentali le pubblicità, sembrano una pagina di mensile cartaceo trasposta, con in mezzo un video (si può fare meglio…). Poco chiaro l’uso di alcun video ripresi da YouTube: saranno stati riconosciuti i diritti agli autori del video? Come ci si deve regolare in questi casi?

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Un buon inizio anche quello di BBC NEWS per iPad.

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Prime impressioni con l’iPad

Da un paio di giorni mi è arrivato un iPad 3G 64gb. Alcune impressioni a caldo ( + positive – negative):

+ unboxing veloce e ipad subito pronto all’uso con batterie cariche e tutto preinstallato: apri e vai!
+ dimensioni perfette, facile da tenere in mano, ruotare, usare.
+ tastiera intuitiva e praticissima.
+ batterie di lunghissima durata (oltre 10 ore lavorando in wifi)
+ visione limpida e luminosa, anche per la semplice lettura di un libro solo testo con ibooks
+ gestione della mail straordinariamente efficace, più pratica che col computer…

– ancora poche App disponibili sullo store italiano
– gestione dei documenti un po’ macchinosa (CONSIGLIATISSIMO DropBox per iPad)

Potete leggere una mia veloce recensione anche su wired.it cliccando qui. Complessivamente il giudizio è nettamente positivo. Io ne faccio un uso lavorativo (per riunioni fuori ufficio o brevi trasferte non porto più il computer: gestisco tutto con iPad) e in certe occasioni di leisure (il sabato te lo puoi portare dietro per leggere e keep in touch attraverso i social network)

Voi che uso ne fate?

Quali punti positivi o negativi avete trovato?

P.S.: Questo post è scritto con iPad 🙂

P.S.2: Attenzione che uscire con iPad è come uscire con una cucciolata di Dalmata, vi fermano per strada, letteralmente.

P.S.3: un video carino e originale: voi come usereste l’iPad col velcro?

Sartoria e meritocrazia: stili imprenditoriali a confronto tra Silicon Valley e Italia.

Trovo sul blog di Massimo questa foto di Steve Jobs (Founder e CEO di Apple) e Eric Shmidt (il CEO di Google) ritratti a chiacchierare in un coffee shop. Steve ha la sua immancabile “divisa”: jeans, NewBalance e girocollo nero, Schmidt è appena più formale, ma lontano anni luce da come ci immagineremmo il CEO dell’azienda più potente del pianeta (e qui non so bene nemmeno io se mi sto riferendo a Google o Apple).

La Silicon valley è un posto strano, oggi è l’epicentro mondiale dell’industria tecnologica e (ormai anche) media, è stata la culla della cultura Hippie in cui la rivoluzione digitale affonda le radici, è il nord della california, quello della corsa all’oro, il Far West, insomma, terra di conquista da sempre. Dalle culture hippie, freak, hacker e dai crogioli culturali di Stanford e Berkeley è nata un’onda sismica che sta influenzando tutto il mondo, la rivoluzione digitale se la sono immaginata nei campus del nord california negli anni 70 e oggi sta riscrivendo le regole dell’economia globale. E lo sta facendo in blue jeans, portando con sè anche una nuova “eitiquette” del business.

Questo ambiente misto di cercatori di fortuna, crediti universitari sogno americano e aspiranti rivoluzionari ha generato forse il più grande sistema meritocratico della storia dell’uomo. La Valley attira i talenti di tutto il mondo e li centrifuga estraendone ogni anno una next big thing. C’è troppo da fare e da creare in un posto così per avere il tempo di andare a vestirsi da Caraceni, come dice Massimo. 🙂

Ho condiviso il post su facebook e ne è nata una vivace discussione su sartorialità, meritocrazia e brain-drain (fuga dei cervelli) con testimonianze interessanti da chi vive in USA: incollo qui sotto alcuni estratti, la conversazione intera è qui.

Paolo Privitera

Qui in USA c’e’ un forte desiderio del fare … e si parla solo quando si e’ fatto. Il sistema fortemente meritocratico auto-elimina in manierla naturale chi parla parla … e poi l’arrosto non arriva mai 😉

Roberto Dadda

La valley è un posto molto particolare, in genere in usa i megamanager sono immensamente più formali dei nostri!

Monica Pisciella

a mio parere in Usa si agisce, in Italia si pensa e si parla di agire…e non resta tempo per concretizzare. condivido apprezzamento per pragmatismo e per capacità di pensare in grande USA.
Paolo Privitera

Il sistema quasi esclusivamente internazionale e di immigranti (piu di 130 razze e lingue),e’ stato strutturato in maniera rigida e pragmatica tale da fare girare al meglio tantissimi ingranaggi sociali delicati … ricordiamoci che la gente e’ scappata da ogni parte del mondo per venire qui,a cercare fortuna,allontanarsi da situazioni spiacevoli edifficili o non condivise, intravvedendo un posto migliore dove imparare e crescere. Non che il sistema non abbia difetti, ma sicuramente e’ un posto migliore dell’Italia dove crescere e lavorare, e alla base sta etica, fiducia e rispetto verso il prossimo, parole (grosse e) rare in Italia. Mi piacerebbe poter portare un po’ di “cose buone” qui dalla Silicon Valley e potere migliorare un po’ il sistema Italia … ma la vedo difficile,forse rimarra’ un discorso possibile solo generazionalmente. Si potrebbero anche portare e metterle in pratica ma mancherebbe l’ecosistema. Certamente il brain-drain non porta da nessuna parte, ma basterebbe cosi poco per poter essere apprezzati anche nel Bel Paese.
Emergono chiari due temi, a mio modo di vedere: formalismo (anche burocratico) e assenza di meritocrazia, forse i veri freni allo sviluppo del nostro paese, oggi ancora più frenanti in una economia globale e in real time. Che ne pensate? Ce li vedete Berlusconi e Geronzi in New Balance? Che poi, secondo me, la meritocrazia l’abbiamo inventata noi proprio con le “botteghe”, no?