E se non riguardasse solo il Marketing?

Stavo sfogliando questa presentazione sui modelli di management ampiamente ispirata dai vettori del cosiddetto Web 2.0: comunità, conversazione, collaborazione. E mi è tornata in mente una domanda ricorrente la cui risposta conosciamo benissimo, ma che a volte da operatori del marketing tendiamo a dimenticare: non stiamo guardandola troppo stretta? Non siamo troppo focalizzati a studiare e analizzare gli effetti e le variazioni che le dinamiche della rete portano al marketing e ci dimentichiamo che le stanno portando alla società? Forse dovremmo cambiare punto di vista e ricordarci, mentre scriviamo un piano di comunicazione, che le forze sociali sotterranee al web cambiano le gerarchie di potere, prima che di comunicazione. Fare una campagna di comunicazione sui Social Media non deve essere una scorciatoia per una visibilità a basso costo, ma il riconoscimento di nuovi stakeholder e nuove regole di potere tra l’azienda e i consumatori. Solo allora le campagne funzionano davvero.

Ecco dunque uno schema noto ai Web Marketer applicato al management (cioè a coloro che decidono e pagano per le campagne di Web marketing 😉 )

Negare i contenuti alle persone

Non è possibile mostrare oggi un video del pezzo di Pupo e Emanuele Filiberto prendendolo da YouTube: non si trova. Ieri ce n’erano decine con centinaia di migliaia di views, oggi non si trovano (cercate voi) o al loro posto, come al posto di tutti i brani eseguiti a Sanremo, appare una scritta:

Questo video include contenuti che sono stati bloccati dallo stesso proprietario per motivi di copyright.

Così sono spariti migliaia di video. Rimossi. Ma la gente continua a cercare. Da allora è stato un fiorire di parodie, rimontaggi, varianti che cercano di “intercettare” le ricerche degli spettatori che vorrebbero ascoltare le loro canzoni preferite. In primis la geniale parodia di Elio che vedete qui sopra. Nei giorni dopo il festival abbiamo condotto un piccolo monitoraggio relativo al Festival e alle reazioni sui Social Media, compreso YouTube; per gran parte il monitoraggio è riservato, ma ve ne riporto due passaggi e un grafico che evidenziano la notevole presenza di spezzoni di Sanremo a partire da domenica e il loro repentino calare in seguito.

Su YouTube sono state rintracciate quasi 10.000 evidenze inerenti a “Sanremo 2010”, a ridosso della finale (20/02). A mercoledì (24/02) le evidenze sono circa 7000.*

Come vedete, e come era immaginabile molti utenti hanno caricato i video di Sanremo presi dalla TV, questi video sono stati visti centinaia di migliaia di volte in un paio di giorni, poi sono stati rimossi in modo rapido e efficace. Oggi è praticamente impossibile trovare su YouTube uno spezzone di Sanremo!

Il motivo per cui vengono rimossi è che le canzoni di Sanremo hanno vari titolari di diritti, autori, reti televisive,case discografiche e nessuno può assumersi la responsabilità di tenerli online senza il consenso di tutti gli altri. Per non sbagliare si rimuovono e vissero felici e protetti…

Peccato che così facendo si stia letteralmente togliendo dalle mani dei consumatori un prodotto che vogliono. Non ho mai visto un caso in cui un produttore strappa di mano a dei potenziali clienti il proprio prodotto, negandolo a chi lo vuole. Eppure è quello che sta succedendo. Certo, non c’è un modo di monetizzare quei contenuti (a parte che in partnership con YouTube ci sarebbe), ma lasciarli non costituirebbe nemmeno una perdita e sarebbe un’ottima promozione.

Così facendo non si rischia di creare un rapporto conflittuale tra produttori di contenuti e fruitori? Non si rischia di incentivare vie alternative per vedere quei contenuti, quali la pirateria? Le centinaia di migliaia di search per quelle canzoni non sono forse il mercato della musica che “urla“: vogliamo vedere le canzoni qui e ora, su YouTube! Forse per i discografici italiani è ora di ascoltare e cercare di costruire valore fuori dalla solita catena distributiva che molti consumatori hanno ormai abbandonato.

(*=dati HAGAKURE estrapolati da Youtube.)

Internet e la schizofrenia dei media

Scrivo questo post durante Meet The Media Guru Focus, edizione “italiana” degli incontri alla Mediateca di Santa Teresa dedicata stasera a Eretici Digitali. Sono presenti tre illustri esponenti del giornalismo digitale Italiano: Marco Pratellesi assieme ai due autori di Eretici Digitali Vittorio ZambardinoMassimo Russo.

Ho deciso che sottoporrò ai tre giornablogger una questione che mi gira in testa da qualche settimana e che ripropongo in real-time a voi qui: i media ultimamente si stanno rapportando alla Rete in modo davvero schizofrenico.

Forrester research impone ai propri dipendenti di chiudere i propri blog che non sono sotto il dominio forrester.com, al contempo la BBC “ordina” ai propri giornalisti di aprire Twitter e spargere il britannico verbo sui Social Media.

Oggi pomeriggio la seconda piattaforma di Blog al mondo, la stessa che ospita questo blog,Wordpress.com ha chiuso un post senza avvisi e spiegazioni e senza avvisare la titolare del blog. Massimo Russo ha appena raccontato di come Amazon, una volta scoperto che non aveva i diritti per vendere un libro (ironia della sorte il libro era “1984” di Orwell) ha semplicemente fatto sparire 1984 da tutti i kindle di chi lo aveva acquistato. Da giorni si parla di un giovanissimo blogger che è statoradiato (si sarebbe detto una volta) da TechCrunch.

Potrei trovare altre mille esempi, ma mi fermo. Tutti, troppi, invocano delle regole per la Rete, ma secondo me la matrice comune è che non ci sono le procedure.

– Come si devono comportare i giornalisti sulla Rete, nei Social Network, con Twitter?

– Come si gestiscono le relazioni con i soggetti attivi del Web?

– A chi appartengono i contenuti? Come si possono reclamare?

– Come si rettificano gli errori sul Web?

– Qual è la prassi per relazionarsi con un blog?

– Su che piattaforme e device devo far girare le mie notizie? Devo farle pagare?

Non ci sono le procedure per tutti i casi di cui sopra, e l’assenza di procedure per realtà molto strutturate quali i colossi editoriali è un vero problemone, alle gradi strutture servono prassi di comportamento che, in questo caso, non si sono ancora consolidate. Da qui comportamenti spesso contraddittori, al limite della schizofrenia. Sono domande, queste assieme a tante altre, fondamentali a cui nessuno ha ancora fornito una risposta. Come nessuno ha ancora risposto alla domanda delle domande: chi ha queste risposte? A chi spetta stabilire queste procedure?


Nativi Micidiali: a 16 anni già chiedono di essere pagati per fare un post.

Avevo espresso alcune perplessità sul fenomeno, o meglio sull’attenzione a mio modo di vedere smisurata che ultimamente veniva riservata ai Digital Natives. Ne avevo parlato in questo post, chiedendomi e chiedendoci se tutta questa enfasi fosse dovuta davvero a dei talenti eccezionali (almeno quelli visti all’incontro romano di Capitale Digitale) o se invece non colpisse l’immaginazione di noi adulti sentir dire le stesse nostre frasi a dei ragazzini. I Nativi Digitali (definizione di comodo per indicare coloro che sono nati  cresciuti a contatto con le tecnologie digitali) o almeno le piccole star tra di loro sono dei veri talenti o sono solo “figli della transizione da atomi a bit e ci colpiscono per questo? Stiamo scoprendo dei geni o creando dei mostri? Probabilmente nessuna delle due, avrei detto anche io, almeno fino alla notizia di due giorni fa. 🙂

Succede che il più straordinario tra loro, l’ospite straniero, il role-model ultima esportazione della terra dei McDonald sia stato beccato con le mani in pasta: ha chiesto come autore di TechCrunch all’azienda che doveva recensire di essere pagato (con un computer) per fare un post di review. . Il peccato maximo per un blogger. 🙂

Daniel Brusilovsky, il nativo digitale che a Roma, con un filo di spocchia parlava dei suoi guadagni (30/40.000 dollari l’anno, almeno quelli dichiarati:-) ), delle sue aziende e dei suoi articoli si comporta già come il peggiore dei cronisti di mezz’età. Ruba le tartine, chiede regali per fare il suo lavoro. Ha costretto il povero Michael Arrington a pubbliche scuse due giorni fa.

Questo proprio il mese (maledetti tempi di stampa…) in cui WIRED incensa tutti gli altri partecipanti a quel meeting capitolino proponendoli, nel numero di marzo in edicola, come possibili ministri o Presidenti del Consiglio. Non siamo ridicoli, dai! Che poi si fan beccare con le dita nella marmellata proprio quando il giornale esce in edicola 🙂 Mi sa che stiamo correndo troppo, sarebbe stato meglio candidarli (seriamente) a rappresentanti del loro Liceo e sarebbe meglio abbassare un po’ i riflettori da dei ragazzi sicuramente bravi e intraprendenti, ma appunto ancora dei ragazzi. Lasciamoli coi loro genitori, lasciamoli andare a scuola. Rischiamo altrimenti di insegnar loro il peggio del nostro mondo e di impedirgli di imparare le basi etiche del lavoro.

Il buon Brusilovsky, con un post verosimilmente scritto dai suoi genitori, si ritira a studiare e fare il teenager per un po’. Ottima idea, Daniel: hai tutta la vita davanti per avere successo, non avere fretta. Riccardo, Luca cosa ne dite: facciamo tutti un passo indietro su questo tema? Proviamo a aprire un dibattito più noioso forse, ma molto più importante: quale educazione in un mondo digitale?

Rete e democrazia, ne parliamo in attesa del 4 febbraio a Venezia?

Michele Vianello, già Vice-Sindaco illuminato di Venezia, fautore di Cittadinanza Digitale e del WiFi pubblico nella città lagunare e di molti altri progetti “di Rete”, è ora direttore del Parco Scientifico e Tecnologico VEGA. Il 4 febbraio presso il VEGA si terrà LUMINAR 9: Internet e umanesimo. Internauti, pirati e copyleft nell’era “.torrent”.

Michele mi ha invitato a parlare nel panel Rete e Democrazia (politica e neutralità della rete), moderato da Luca Dello Iacovo e assieme a Vittorio Zambardino, Linda Lanzillotta, Michele Vianello stesso e Fiorello Cortiana. Sono grato a Michele di ciò per vari motivi: Venezia è la città dove sono cresciuto, il tema riunisce i miei studi (la Giurisprudenza) con la mia pratica lavorativa (il Web), finalmente posso fare due chiacchiere dal vivo e non via facebook con Zambardino che una volta ha anche ripreso un mio status di FB per farne un post su Scene Digitali, così lo ringrazio… 🙂

Detto ciò mi muovo oggi per chiedere anche il vostro aiuto. Io sto con NN Squad e vedo la Net Neutrality “à la Tim Berners Lee, e cioè:

Vent’anni fa, gli inventori di Internet progettarono un’architettura semplice e generale. Qualunque computer poteva mandare pacchetti di dati a qualunque altro computer. La rete non guardava all’interno dei pacchetti. È stata la purezza di quel progetto, e la rigorosa indipendenza dai legislatori, che ha permesso ad Internet di crescere e essere utile […]

In chiave utilitaristica, e lasciando fuori posizioni politiche o filosofiche, una rete neutrale è un territorio più fertile per l’innovazione, una rete dove i principi di Net Neutrality vadano persi porrebbe delle barriere all’ingresso probabilmente più alte per start-up e nuove imprese a carattere digitale. Ho personalmente e professionalmente anche una forte propensione a portare il discorso verso i contenuti e le licenze: Creative Commons e il recentissimo Public Domain Manifesto. Non trovo i due temi così lontani, si tratta di tutelare la libera circolazione delle idee, dell’informazione; dal punto di vista dell’infrastruttura o della norma poco cambia.

È anche vero però che il tema è complesso e sfaccettato, perché non mi comunicate il vostro modo di vedere la Net Neutrality oggi, nel febbraio del 2010 e quelle che secondo voi sono le istanze più urgenti e posso farmene ambasciatore in caso?

._

Followers strategy. Perché le persone “seguono” le marche su Internet.

Un’interessante ricerca di E-Marketer dal titolo What Social Followers Want indaga sulle motivazioni per cui le persone seguono le marche su Internet. Il dato significativo, come sottolinea anche lo stesso E-Marketer, è che i Max Connectors (persone con più di 500 amici sui Social Network e veri snodi cruciali in una strategia di marketing digitale) dimostrano maggior interesse per novità, prodotti e dialogo con l’azienda rispetto alle “special offers”. L’utente medio, al contrario, si dimostra più interessato a offerte speciali, sconti e promozioni. Ecco l’embrione di una strategia di engagement: usare i Top Connectors per diffondere il proprio messaggio di marketing, ottimizzare la reputazione e massimizzare la visibilità di nuovi prodotti/servizi, mentre si consolidano gli utenti basic con promo e offerte.

BlogNation e la blogosfera dal soffitto di cristallo. (Screenshot)

Visto che se ne parla proprio in questi giorni, prendo a prestito il delizioso post di Galatea per pubblicare in anteprima due screenshot di BlogNation, un progetto voluto e in fase di realizzazione (lo stanno realizzando tra gli altri Telecom Italia e Gianluca Neri e a cui stiamo collaborando). Il progetto è ancora in fase Alpha ed è in fase di testing da parte di una trentina di blogger, si aprirà presto. Non so se BlogNation sia la risposta al post di Galatea o sia il sogno inconfessabile e inconfessato, se sia George Clooney che si innamora di Galatea. Probabilmente no. So, però, che i sentimenti, le attese, le pulsioni e il potenziale che sono annidati tra le righe del post di Galatea sono il motivo per cui questo progetto è stato voluto: dare un voce ai blogger italiani, non “farli finire su un giornale“, ma dare loro una propria voce, un proprio spazio, una propria casa, e ciò che ne consegue, come sottolinea Galatea. Io mi fermo qui, non tocca a me, ma a voi dire se BlogNation è adatto a raggiungere questi obiettivi, e non dipende solo da chi lo sta realizzando, secondo me. Come tutte le piattaforme, gran parte del lavoro lo fa chi ci sta sopra 🙂 Ecco gli screenshot, comunque. Tutte le altre informazioni sono sicuro seguiranno a brevissimo in rete.

Choukran, Marrakesh (Thank you, Marrakesh) – Part 2

[continuing from here]

Moving south from Djema el Fna square, the Royal part of Marrakesh begins…

Medersa Ben Youssef - Student's residence. Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

…the area surrounding “la grand place” and the southern part of the Medina are a small portion of Marrakesh full with historical monuments. The first is the Medersa Ben Youssef, the Islamic College of Marrakesh. It’s a magnificent palace that enlightens the visitors about the religious practice in Muslim countries. Imagine a cloister, a convent, a monastery. Narrow corridors, small patios and microscopic cells. Getting close to god or allah appears to be a matter of social isolation through all religions.

Medersa Ben Youssef - Two cells - Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

Definitely a wider space is Palace El Badi, south of Djema el Fna. The magnificent 360 rooms palace is now a bunch of ruins, nonetheless its grandiosity appears still intact although instead of princes it’s now inhabited by storks. In the surrounding areas it’s worth spending some time visiting the Saadian Tombs and the more recent (19th century) Bahia Palace. The Royal Palace is not accessible, but behind the huge walls a little eden must be there for those who can enter. Around the Bahia Palace and the Royal palace (Kasbah) local markets are worth a visit.

Palazzo El Badi - Grandangolo Photo by Marco Massarotto, click for full credits

Just by the side of the Saadian tombs is La Sultana Hotel & Spa: a high end resort with a magnificent modern hammam and spa. For luxury travellers I think La Sultana is a worthy alternative to La Mamounia and its Spa is definitely worth a Hammam with Gommage (scrub) and a four hands massage. You will feel a Sultan. Let’s head back to Djema el Fna and the adjacent Koutoubia Mosque: it’s time to leave the Medina’s dust and get to know the 21st century face of Marrakesh…

Mosque Koutubia - View - Photo by Marco Massarotto, click for full credits

Leaving the Medina for Gueliz, in the Nouvelle Ville (the new city) a much less official, but definitely more fashionable “temple” is Jardin Majorelle. The villa and Jardin were the retreat and now is the mausoleum of the Franco-Algerian fashion designer Yves Saint Laurent, where he lived with his gay lover Pierre Bergé and where YSL now rests in peace, his ashes scattered in the romantically beautiful garden.

Jardin Majorelle - The Villa - Photo by Marco Massarotto click for full credits

After a refreshing stay in the shadows of Majorelle gardens you can have some refreshments in Guelìz. I had the best fried fish ever at Samak Al Bahriya (Map), a place just for locals where with 3 €/USD you can have a large portion of super fresh fried fish. They dont even bring you the fork because everybody eats with his hands here, so: dig in! A more sweet and refined spot is 2 streets north in Rue Libertè, 11: Al Jawda Pastry Shop. Here you can find all the traditional Moroccan sweets at their best, Al Jawda is an excellent place also for a present, as most shops in the street. Just a few steps away one of the world’s most charming Hotels awaits us…

Fried Fish at Al Bahryia

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Choukran, Marrakesh (Thank you, Marrakesh) – Part 1


Bab El Khemis, Alley. Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

I just spent six days in Morocco to visit Marrakesh and I’m very thankful to the city (and the people I met there) for the pleasant time. Marrakesh is warm (it actually is, on December it’s about 25°C) in a Maghreb, unique way. We were living in a Riad (the typical Moroccan house with a central patio, the picture above is Derb Jdid, where our Riad was located) in the north end of the Medina (part of the Unesco World Heritage). We were close to Bab El Khemis, the Door of Thursday, day in which there’s a local low end Suq (market), a zone mostly inhabited by locals.

[Find a very detailed and useful Marrakesh’s Medina Google Map Mashup here]

The very comfortable climate encouraged long walks getting lost in the Medina alleys, discovering a monumental neighborhood and getting everyday closer with the people. At first the Medina is a little bit scary: dark alleys, poverty, dirt. After a couple of days it grows on you and you actually feel you always lived in that kind of place and talk with everyone. The Moroccans are friendly, honest, a bit pushy sometimes, but very pleasant people.

[I reccomend to download the Marrakesh iPhone LonelyPlanet it’s worth if you buy a Meditel 3g sim card for 4.990DH that gets your iPhone online and will get you out of the Medina’s alleys]

The Spice Market. Photo by Marco Massarotto, click for full credits

Street food is very popular in Marrakesh, so let’s cover that straight, starting from breakfast. 🙂 The chilly mornings didn’t scare me from a walk to Cafe Des Epices, at the Spice Market. Almost every morning I lingered there tasting a delightful Crepe Marocaine au miel (Squared, puff pastry crepes: videorecipe) and a fresh orange juice (oranges are so tasty there….) served by the young, beautiful girl working there. Sitting in the shadow of the Terrace of Cafe Des Epices is a perfect way to watch the Suq awaken and shape in front of your eyes.

Thé à la Menthe. Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

The north end of the Medina (Bab el Khemis) is connected to the Suq (The spice market is one of the first you meet walking from north) by the Rue Assouel. This street is extremely lively form morning to night and you hardly will see a tourist there. Along Rue Assouel you may encounter: bakers, mechanics, small mosques, taylors, beggars, cigarette smugglers, egg sellers on sidewalks, small grill bars where Moroccans eat continuosly. It’s a journey into the Moroccan people and their history: proud, hard workers, often poor. Don’t get too formal on the dirt and the mud on the streets, you’ll get used to it and we all have been kinds playing in the streets and that’s the rule in the Medina: the street is the floor…

Marrakesh - Medina by night. Photo by Marco Massarotto, click for full credits.

…unless you can afford carpets. The carpet market follows the spice market, and after that the leather market and others all the way down, down (everybody will give you directions, most of the time wrong) down to… La Grand Place, the big square, the beating heart of Marrakesh: Djema el Fna.

Djema el Fna - Painting, photo by Marco Massarotto, click for full credits.

Djema el Fna is one of the world’s most famous squares and one of Africa’s largest and more active. In the morning terrace bars and stalls start offering fresh fruit juice along with every kind of item. As the day goes by Djema el Fna changes and becomes a huge open air restaurant with dozens of food stalls, a great view with amazing lights at sunset and a theatre with monkey and snake shows. A unique experience of humanity.

Marrakesh, Djemaa el Fna in the evening2, photo by Jerzy Strzelecki on Wikipedia, click for full credits

Food at this stalls is really fresh and tasty and it’s your best way into the Moroccan Cuuisine, made of grilled meat, rice and couscous with meat or fish, fried fish and all sorts of spicy, tasty, quick bites. Grab a seat at one stall (I suggest #34) and enjoy the moroccan flavours surrounded by the non stopping life of Djema el Fna: it will be a memorable meal.

Moving south from Djema el Fna square, the Royal part of the city begins… but we will talk about that in the next post.

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Lonely Planet iPhone Edition (Review after use of the Marrakesh guide )

From Lonely Planet iPhone edition (Marrakesh)

My italian friends will forgive this post in english. I bought, downloaded and used for a week the Marrakesh Lonely Planet Guide for iPhone (on iTunes here). The experience has been positive, although many points are a critical factor to evaluate carefully before deciding whether it’s worth the 12,99€. Also what it’s NOT there has a key role for me, see below in the “LACKS” section. If you want to have yourself a hands-on experience before spending the 12,99€ try and by the San Francisco edition in promotion for just 0,99€: you will have an idea of what to expect. I try to sum up quickly the up & downsides. Continua a leggere