Bienvenidos à la Revolution?

Socialnomics ha realizzato un video molto accattivante che presenta le vertiginose statistiche di penetrazione dei Social Media e il loro “potenziale” effetto sul marketing, sulla società, sull’informazione. Il filmato ha il “passo” di un’epopea, di un cavalcata con sottofondo di Fatboy Slim (lo saprà?:-)) invece che di Wagner. Quel che è certo è che, anche smorzando tutti i sensazionalismi, le cifre, la tendenza, la deriva verso un mondo con un equilibrio molto diverso da quello del millennio scorso pare chiara e inarrestabile.

Perché su Internet le aziende si DEVONO comportare “come le persone”.

Si discute da molto e in varie forme tra blogger, esperti e non esperti di comunicazione online se sia giusto che le aziende adottino modalità di comunicazione tipiche dei social media e cioè pensate per le persone e non per i brand. Il problema è mal posto, secondo me. Per vari motivi.

Esiste innanzitutto la cattiva pratica in cui molti consulenti propongono strumenti inadatti, mentre ce ne sono alcuni predisposti ad hoc. Poi esiste la cattiva committenza, che pretende da progetti sui social media tempi e risultati non ottenibili, viziata da pratiche storiche sui mass media. Infine esiste la cattiva critica, quella rancorosa che si incentra su ogni minimo possibile sbaglio, invece che mostrare la strada. Ed è forse quella che fa più danno, non portando valore e dando visibilità solo all’errore o al pericolo, mai all’opportunità.

Il grande equivoco di fondo è che molte persone, molto familiari col web, si aspettano dalle aziende una conoscenza istantanea e una prassi comunicativa perfetta dal giorno zero. Non accadrà mai. Il valore sta nel portare le persone dell’azienda in un percorso di conoscenza virtuoso che, nel corso degli ANNI, le porti a diventare cittadine della rete a pieno titolo.

In sostanza il dibattito verte sul tema: “in un contesto di persone, come può muoversi l’azienda?” – “E’ giusto prevedere la presenza dei brand nei Social Network?”  – “Le aziende devono stare su twitter?”  –  Etc Etc… Premesso che il vero punto sta come sempre nei contenuti e non nel mezzo (hanno qualcosa da dire queste aziende?), ecco una serie di “perché” le aziende è giusto che pratichino comunicazione nei Social Media. Anche in modo limitativo, anche poco e non troppo bene, ma purché intanto assimilino logiche e criteri e poi li applichino.

– Perché i Social network PREVEDONO la presenza dei brand.

– Perché i brand [su Internet] non hanno molte altre chance, ameno per ora.

– Perché i Social Media stanno prendendo il sopravvento e funzionano in chiave relazionale e non “inserzionistica”.

– Perché per attrarre l’attenzione delle persone devi essere “Human” e non puoi essere solo brand.

– Perché paga.

– Perché è vero che è ridicolo pensare che si possa diventare amici di una macchina, ma è anche sbagliato criticare un mondo perché qualcuno lavora male.

– Perché porsi il dilemma se abbia senso l’agenzia 2.0 è tempo perso. Il problema non è quello, il problema è AIUTARE le aziende a comunicare nel modo giusto. Farlo, non parlarne.

– Perché le aziende sono fatte di persone.

Che poi tutto questo non sia facile, siamo d’accordo. Ma cosa volete: visibilità senza pagare il media e senza fare un po’ di fatica? 🙂

AmfibieTreks: quando il “genio” Olandese incontra la pineta Sarda

Se c’è una cosa che gli olandesi sanno fare bene è applicare lo spirito pragmatico a qualunque situazione. Così nel 1985 un omone dutch che conta 4 mogli un duetto e una moto da competizione, tal Gerhardt, ha aperto il primo dei due campi di Amfibie Treks. L’idea alla base è semplice, offrire un campeggio già attrezzato per il suo pubblico fiammingo: tende già montate e ordinate, pranzo collettivo con cucina italiana, scuola di surf e catamarano… In questo modo non serve portar con sè tende e fornelli, ma si può portare lo stretto indipensabile.

Quest’estate ho passato due settimane in compagnia di Alberto al campo di Mandras. Dopo pochi giorni ci si sente in famiglia, aria sana, fresco e ombra della pineta di Santa Lucia di Siniscola, sport, cibo fresco, compagnia e musica la sera, yoga all’alba o al tramonto, tennis, surf e massaggi quando si vuole… sembra di stare in un hotel di lusso, ma in realtà si vive in un bosco, come siamo forse nati tutti…

P.S.: La Sardegna è così vicina da Milano (50 min Linate Olbia + 30 min la navetta di Amfibie…) che è ottimo anche per un week-end.

Il sito di AmfibieTreksAmfibieTreks su facebook

Quando la nostra Capitale diventerà Digitale…

Il tema delle città e della Rete mi è molto caro, basta rileggere gli ultimi post di quest’anno su Venezia (che si è dotata di un sistema Wi-Fi pubblico). La settimana scorsa per lavoro sono stato a Roma a seguire un evento organizzato da Telecom Italia, si trattava del primo di una serie di incontri destinati a aprire uno spazio di confronto sulla cultura digitale e l’innovazione che la banda larga può portare nel nostro paese.

Mi spiego in parole povere: provate a immaginare una città completamente connessa, con la banda larga in ogni quartiere, magari con una rete pubblica, con reti wi-fi e connessioni mobili facilissime, grazie a telefoni sempre più smart. Quante possibilità di interazione sociale, di fruizione di servizi, di creazione d’impresa ci riserva una città fatta così? Più di quelle a cui riusciamo a pensare ora, di sicuro.

Diventa quindi fondamentale che allo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica si accompagni uno sviluppo della cultura digitale, della cultura di rete. Per mettere tutti (il più rapidamente possibile) in condizione di godere dell’enorme potenzialità della Rete e soprattutto di sfruttarlo creativamente.

A breve arriverà a Roma Joi Ito per parlare di Creative Commons a uno dei prossimi incontri di Capitale Digitale. Ho avuto la fortuna di seguire una conferenza di Joi Ito a Milano a Meet The Media Guru e vi assicuro che è imperdibile: qui la cronaca dell’evento milanese. Dopo Joi arriverà un altro ospite straordinario che non posso ancora comunicare. Quello che mi auguro è di veder crescere, non solo a questi incontri e non solo a Roma, la partecipazione delle persone e lo spazio lasciato loro da chi li organizza. Joi Ito e gli altri protagonisti sono dei fari che devono illuminare la nostra strada, ma la strada la dobbiamo percorrere noi.

QUANDO la nostra capitale e il nostro paese diventeranno digitali non è ancora dato saperlo. Gli investimenti pubblici non ci sono mai stati, le opere sono complesse, il cambiamento culturale è epocale. Viviamo probabilmente in una grandissima e millenaria transizione: sarebbe bello vederne il pieno compimento.

Qui sotto, per chiudere, Franco Bernabè (AD di Telecom Italia) intervistato durante Capitale Digitale da Alessio Jacona ci parla di “emancipazione delle periferie grazie allo sviluppo tecnologico”.

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Valentino Rossi è più veloce di Twitter

(La moto di vale 45 minuti prima del via. I box sembrano una cripta di una chiesa in quel momento, la moto non si può più toccare, la tensione e altissima e silenziosa. 45 minuti più tardi la Yamaha di Vale e le altre moto riempiranno questo silenzio muovendosi come una nuvola assordante sulla pista)

Domenica 6 settembre sono stato a Misano Adriatico ospite del Fiat Yamaha Team in occasione del MotoGP. Dopo alcune settimane in cui abbiamo mandato alcuni ospiti a passare un week end con Vale e la squadra, vista la vicinanza ho deciso di fare un salto anche io e per una volta seguire la gara da bordo pista, invece che su facebook o su twitter. Proprio con twitter cercavo di raccontare l’evoluzione della gara, ma ho scoperto che Valentino è più veloce anche del più veloce dei servizi web: non facevo a tempo di aggiornare il risultato dopo il primo giro, infatti, che al giro dopo vale aveva già guadagnato una posizione, e questo è successo per 4 giri di fila.

Il trionfo di vale con le orecchie da asino lo avete visto tutti, quello che è stato possibile vedere da vicino sono i momenti minori, ma unici. Il punto di vista offerto a me e a @ialla era davvero unico, infatti: a bordo pista con lo scooter ufficiale  e i pass gold che ci facevano entrare pressoché ovunque!

Valentino la domenica è giustamente superprotetto, anche se la fuga che i piloti fanno dal retro dei box con lo scooter è a mio avviso pericolossissima, vale infatti è stato placato da decine di fan che gli sono saltati addosso sul motorino.

Un’altra bella storia, nata dallo spirito di apertura verso la rete che caratterizza FIAT negli ultimi anni è che una bellissima foto del guest blogger di quella settimana (ialla, appunto) è diventata la foto del giorno a livello mondiale su flickr. Ecco la foto di ialla qui sotto, andate qui per leggervi tutta la storia nei commenti.

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@fiatontheweb @tizianadgi @umbe_china @alexordie @chinaoverload @stetto @ialla

Twitta al senatore: Obama trascina sui social media i senatori USA.

Tweet Your Senator

Tweet Your Senator

Si chiama “Tweet your Senator” ed è una piattaforma di lobbying via twitter: in pratica i Democrats invitano a twittare il nome del senatore del proprio stato esortandolo a votare a favore della legge sulla “health insurance”. Una volta si raccoglievano le lettere, oggi basta una piattaformina di mash-up e si raccolgono le twittate. La piattaforma  è ospitata su barackobama.com caricandola così di tutto il peso presidenziale ed è semplice e intuitiva, provatela: io ho inserito 90210 (il CAP di Beverly Hills, il primo che mi è venuto in mente) e mi si è aperto twitter con pronto il messaggio corredato di hastags e tutto:

To Sen. Dianne Feinstein: We need quality health insurance for every family in our nation now http://bit.ly/DWsN8 #hc09 #CA #90210

Il caso è interessante IMHO per tre motivi:

– Il Presidente USA sta evangelizzando la politica al Web e disintermediando il rapporto cittadino-istituzioni

– L’empowerement dell’elettore USA che viene dotato di strumenti di dialogo diretto sempre più vicini ai suoi usi.

– Un ulteriore endorsement per Twitter come ingranaggio centrale di un ecosistema di conversazione

Vai a Tweet Your Senator.

[via Salvo Mizzi]

Google sta “trasformando” Internet in un Social Network?

Non passa settimana che non compaia una nuova “vocina” nella barra in alto quando siamo loggati col nostro account Google. Ormai assomiglia sempre di più a un interfaccia da Social Network:foto, filmati, chat, messaggi, newsfeed, mappe, friends…

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E se la strategia di risposta di Google alla deriva social della search* fosse tessere un filo sottile, ma molto ampio e resistente attorno a tutta la nostra vita digitale? Offrirci una miriade di servizi sul web aperto e poi imbastire una rete tra di essi costituendo così un Social Network Virtuale grande quanto la base utenti di gmail?


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Anche alcune novità introdotte recentissimamente sembrano andare nella direzione di marcare stretto facebook e gli altri Social netwrok: penso, per esempio, a Google Friends Connect (emulo di Facebook connect?) e l’introduzione della funzione “LIKE” su Google reader. Ma anche alla recente acquisizione della “centrale” di Feed RSS più importante che ci sia: Feedburner e al fatto che i fondatori di FriendFeed siano tutti ex googliani, che sia il prossimo merge? 🙂

E per le aziende?

Le lezioni che si possono trarre da questa microanalisi, in termini di comunicazione, sono due:

il “territorio” è molto più ampio del social network del momento: va benissimo usare facebook che consente alcune forme di interazione molto interessanti coi propri consumatori, ma è saggio non mettere tutte le “eggs in the same basket”. Una strategia di relazioni online deve saper integrare spazi e strumenti diversi tra di loro e continuare a rispettare i motori di ricerca, che sono ancora la fonte naturale di ricerca di informazioni su prodotti e servizi.

– il web è fatto di flussi, di updates, di contenuti che devono viaggiare molto velocemente e interconnettersi tra di loro in ogni modo possibile. Quando un’azienda progetta una presenza web dovrebbe “abilitare” questi flussi il più possibile e evitare “impalcature” troppo rigide e pesanti.

*chiedere una cosa ai propri amici/contatti dà una risposta spesso qualitativamente più alta che chiederla ai motori di ricerca

“Ci vogliono due motori e vanno calcolati fin dall’inizio.” [Working Capital Camp Torino, Mario Calabresi Lezione sull’innovazione.]

Le lezioni italiane

Fondamentale (purtroppo) il concetto espresso da Mario Calabresi, neodirettore de La Stampa: “Uno pensa un progetto nuovo e calcola l’energia che deve mettere in questo progetto. Il punto è che uno può calcolare alla perfezione tutti i passaggi che dovrà fare […] c’è un’altra cosa da fare, bisogna fare un secondo progetto per smontare le forze contrarie al cambiamento, ci vogliono due motori e vanno calcolati fin dall’inizio.”

Ascoltate il video.

Personalmente ho amato moltissimo anche la citazione di Calvino al minuto 08 e 20.

Le prime 5 start up di Working Capital

A proposito di innovazione e di piani, al Barcamp di Torino sono state presentate 5 nuove aziende, che Telecom Italia sosterrà a soli 4 mesi dal lancio di Working Capital, eccole:

U-StationMemoPalMyoTVShreppyNetsukuku

Il giorno in cui la blogosfera iniziò a parlare in Venessian…

… e i Comuni iniziarono a parlare coi cittadini via Web.

Alcune tracce di dialetto Veneziano invadono la rete da qualche settimana. Doman xè il giorno del Bateo camp. Domani mattina, 3 luglio 2009, sarò uno dei 40 fortunati partecipanti al Barcamp forse più originale della storia: il Bateo Camp, un BarCamp organizzato dal Comune di Venezia a bordo di un Vaporetto. L’inizitiva fa parte del Wi-Fi dai del Comune di Venezia. A mio avviso è un BarCamp straordinario per due motivi:

– si svolgerà interamente a bordo di un Vaporetto (detto Battello o “Bateo” in veneziano), mutuando l’unicità di Venezia e del suo famoso mezzo di trasporto, unico al mondo

– è un barcamp organizzato da un’amministrazione pubblica (Il Comune di Venezia) e contribuirà ad aprire a nuove forme di dialogo Amministrazione-Cittadini.

Il secondo motivo è MOLTO più importante del primo, ovviamente, e va a inserirsi in un percorso che vede Venezia come città pioniera nei processi di digitalizzazione, accesso alla rete e dematerializzazione del lavoro della P.A. e dei rapporti cittadino-istituzioni.

A bordo del Battello ci accoglierà Michele Vianello, Vice Sindaco di Venezia, fautore dell’intero progetto Venezia Città Digitale realizzato in partnership con SUN Microsystems che ci farà provare la nuova rete Wi-Fi pubblica che coprirà l’intero Canal Grande e i punti strategici della città.

ALCUNI LINK UTILI:

http://www.cittadinanzadigitale.it/

http://www.veniceconnected.com/

Amministrare 2.0: dichiarazione di Michele Vianello

Segui il racconto dei 40 blogger presenti sul BateoCamp su Twitter e FriendFeed

[giro in bici] Milano – Chiaravalle – Gratosoglio – Milano

Poche pedalate lungo Corso Lodi e comincia il sapore di periferia, ma termina ben presto quando si imbocca la solitaria via San Dionigi che in poco più di dieci minuti porta all’Abbazia di Chiaravalle, un posto che ricorda le missioni della California. Tutta asfaltata, zero ciclabile, ma tranquilla. Da lì si prosegue verso sud per passare attorno a Sesto Ulteriano (la micro-pista ciclabile, che copre solo la rotonda, ma non i pericolosi viali di acesso, fa tenerezza nella sua ingenuità) e di lì risalendo per giungere a Poasco.

Fiancheggiando il cimitero di Chiaravalle si imbocca una strada stretta che porta a via dell’Assunta. Ci sono alcune cascine che sembrano più accampamenti, e non si è accolti a braccia aperte, basta pedalare, e in pochi istanti ci si ritrova in via Ripamonti. E’ la costante di questo giro, dietro ogni curva cambia lo scenario: periferia, campi di grano, piccoli centri urbani,  periferia disagiata, cascine… ogni cinque minuti è diverso.

La risalita finale lungo il Naviglio Pavese è distensiva, per chi è di strada passate per via Giambologna, dalle caratteristiche case gotiche.

 

Guarda la Google Map dell’itinerario (27 km)

Guarda la Google Map dell’itinerario (27 km)

Tempo di percorrenza 2 ore e 30 minuti con andatura da passeggio.

Tutto asfalto, praticamente nessun pezzo di pista ciclabile. 

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